L’ENL (Esercito di Liberazione Nazionale) in Colombia lotta per il popolo o per il sangue?

Nell’immaginario collettivo la Colombia è il paese della coca, dei narcos e di Pablo Escobar. Eppure, la realtà è parecchio più complessa e nessun telefilm saprebbe metterla in scena.

Da troppi anni ormai gruppi paramilitari, forze governative e guerriglieri insanguinano la storia della Colombia.  FARC, AUC, ENL per noi europei sono soltanto acronimi senza significato. Ciononostante, si tratta di fazioni protagoniste di numerosi disordini e scontri armati. Tra i gruppi di guerriglieri maggiormente attivi in Colombia, spicca proprio l’Esercito di Liberazione Nazionale, meglio conosciuto come ENL.

L’Esercito di Liberazione Nazionale nasce nel 1964, su ispirazione della rivoluzione cubana di Fidel Castro nel 1959. Ispirato agli ideali marxisti-leninisti, contro le ingiustizie del governo e la differenza di classe, il movimento acquisisce grande notorietà quando il prete Camilo Torres Restrepo si unisce alle sue fila. Il sacerdote diventa il portavoce della “Teologia della liberazione”, ancora oggi precetto fondamentale dell’ organizzazione.



“Se la beneficenza, l’elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi piani edilizi, ciò che viene chiamato “la carità”, non riesce a sfamare la maggior parte degli affamati, né a vestire la maggior parte degli ignudi, né a insegnare alla maggior parte di coloro che non sanno, bisogna trovare mezzi efficaci per dare tale benessere alle maggioranze”

Camillo Torre, messaggio ai cristiani

E il prete troverà il suo “mezzo efficace” nella lotta armata. Dagli anni ’60 a oggi molti altri sacerdoti della chiesa cristiana hanno trovato una risposta alle ingiustizie nella lotta guerrigliera. E’ la rivincita della chiesa dei poveri su quella dei ricchi.  L’ENL, infatti, a differenza di molti altri gruppi paramilitari, nasce con nobili intenzioni: combatte i soprusi del governo per dare al popolo della Colombia pace e dignità. Nel momento in cui il governo non garantisce altro che povertà, l’unica soluzione auspicabile per vivere dignitosamente è di unirsi ai guerriglieri o ai paramilitari, a seconda delle proprie intemperanze. In Colombia la violenza è una realtà ineluttabile da decenni. Combattere al fianco di coloro che millantano salvezza e redenzione è una scelta più che accettabile. Inoltre, lo scenario era (ed è) piuttosto apocalittico.  Fame e miseria insidiano la popolazione nella totale indifferenza del governo.

Attualmente, dove agiscono i gruppi dell’Esercito della Liberazione Nazionale?

I gruppi dell’ Esercito della Liberazione sono particolarmente attivi nelle zone rurali, nel dipartimento di Chocò e di Arauca. I contadini li conoscono, spesso li apprezzano, a volte si arruolano. Attualmente l’organizzazione conta circa 2.000 guerriglieri. Nonostante più volte il governo Colombiano e l’ENL siano entrate in trattativa di pace, sono stati raggiunti pochi risultati. I guerriglieri si scagliano sopratutto contro l’OXY, Occidental Petroleum Corporation, americana (attiva nel dipartimento di Arauca) e contro il governo. L’Esercito della Liberazione Nazionale vorrebbe che fosse il governo a fare il primo passo, garantendo i diritti e i servizi civili per i quali si è impegnato. Fin quando non avranno una risposta, continueranno ad attaccare. Vogliono raggiungere la pace, attraverso la guerra.

Nel frattempo, i civili sono in balia di un governo  che li ha abbandonati, un esercito che li opprime, una multinazionale del petrolio che danneggia ambiente e persone. E i guerriglieri non fanno di meglio. Nel 2017, per “ribellarsi” contro l’OXY, l’ENL ha fatto saltare in aria un oleodotto che ha contaminato tutto il territorio. Nobili ideali, azioni deplorevoli.



Per le trattative di pace è intervenuto anche Papa Francesco, ma forse la voce più ascoltata dai guerriglieri è quella di Carlos Arturo Velandia, alias Felipe Torres, ex comandante dell’ELN. Il vecchio leader dal 2017 tiene “corsi” sulle trattative di pace in una scuola pubblica di Saravena, in Arauca, per i leader dei movimenti contadini e popolari. Filipe Torres ha combattuto per vent’anni nell’ Esercito di Liberazione Nazionale e lui stesso si definisce “un ELN per convinzione”. Tuttavia, egli ritiene che “la guerra non sia più uno strumento adeguato per ottenere cambiamenti importanti”.

“La Colombia è prigioniera della guerra. Voglio contribuire a liberarla da questa trappola”

Filipe Torres

A marzo 2020 il governo è riuscito a ottenere un cessate il fuoco per dare una tregua ai cittadini colpiti dal Covid-19. Ma il 27 aprile i guerriglieri hanno annunciato la ripresa delle operazioni militari, accusando il governo di non aver voluto avviare i negoziati di pace.

Antonia Galise

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