Il poeta ed il mago: viaggio dentro Aleister Crowley ed il suo mondo interiore

Fonte: guidasicilia.it
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Molto spesso si è parlato di Aleister Crowley (1875-1947) con vari appellativi e leggende, ma non con lo spazio necessario. Per importante che sia nel panorama dell’attuale ambiente esoterico, Crowley, definito “l’uomo più malvagio del mondo”, non era che un dandy la cui passione per la magia pratica si accompagnava ad un amore sfegatato per l’alpinismo, il sesso, le droghe psichedeliche (cosa che portò molti sessantottini a contatto con l’esoterismo) e per uno stile di vita all’insegna d’un lusso di tutto rispetto.

Fu un uomo pieno di contraddizioni il cui rifiuto del cristianesimo fu causato dalla crescita in una congrega di puritani scriteriati che gli diedero un soprannome per le sue marachelle di bambino che lui avrebbe poi usato come marchio e firma: la “Bestia”, proprio come il mostro dell’Apocalisse di Giovanni il cui numero è il 666. In un ambiente del genere il minimo da aspettarsi è che un bambino cresca per diventare satanista, se non uno psicopatico!

Non lo fu (alla lettera) ma diede pur sempre il suo contributo per i movimenti anti-cristiani a venire. Creò la sua chiesa, quella di Thelema a Cefalù, in una cascina di campagna dove mise in atto i suoi riti di magia sessuale, accozzaglia di religioni antiche e non, in un calderone di tesi e visioni delle più variegate.




Non ebbe la forza né la libertà di un altro grande esoterista, Austin Osman Spare, infinitamente più profondo e acuto, più giovane e temerario. Ne ebbe paura, provò a corteggiarlo, gli dedicò una poesia ma il giovane amico gli scappò tra le mani e lui rimase solo con il timore di quel personaggio indipendente e così agli antipodi. Spare non guarda tanto alla poesia: nei suoi testi vibra non solo un filosofo intento a creare un suo sistema ma anche un quaresimalista che furoreggia contro il moralismo, l’etichetta, la società.  Ѐ un Diogene all’ennesima potenza, non un Platone che desidera una sua scuola.

Crowley invece non vale per i contenuti teorici, i quali si limitano al puro sincretismo espanso. Ѐ un uomo di gusti raffinati cresciuto con il linguaggio biblico e le poesie romantiche e decadenti. Certi gusti si infiltrano nel sangue. Scrittore eccelso, elegante e magnetico, la sua prosa è di grandissima raffinatezza e nelle poesie ha un grande senso della rima dal ritmo vellutato, suadente. Il gusto è per l’immagine sinuosa, vivida, che passa davanti agli occhi luminosa eppur densa di ombre.

Il linguaggio è fluido, mai urlato, ma con la grazia del canto a mezza voce o sussurrato. Le ambientazioni sono notturne, a volte di religiosa irriverenza o paniche dal succo classico, finanche esotiche, venate di riferimenti ai suoi amori, sia uomini che donne.
Ecco quindi che le figure reali si animano di significati sia psicologici che esoterici, in cui vibrano sia l’Egitto che l’Antica Grecia. La metrica è varia e si sente un’armonica padronanza lungo la costruzione delle frasi. In Italia le sue poesie non sono edite ma sul sito Poemhunter.com sarà possibile salvare il file in pdf per una lettura dei suoi testi migliori. Eccone uno per esempio e conclusione. Enjoy!:
The Buddhist
There never was a face as fair as yours,

A heart as true, a love as pure and keen.

These things endure, if anything endures.

But, in this jungle, what high heaven immures

Us in its silence, the supreme serene

Crowning the dagoba, what destined die

Rings on the table, what resistless dart

Strike me I love you; can you satisfy

The hunger of my heart!

Nay; not in love, or faith, or hope is hidden

The drug that heals my life; I know too well

How all things lawful, and all things forbidden

Alike disclose no pearl upon the midden,

Offer no key to unlock the gate of Hell.

There is no escape from the eternal round,

No hope in love, or victory, or art.

here is no plumb-line long enough to sound

The abysses of my heart! 

There no dawn breaks; no sunlight penetrates

Its blackness; no moon shines, nor any star.

For its own horror of itself creates

Malignant fate from all benignant fates,

Of its own spite drives its own angel afar.

Nay; this is the great import of the curse

That the whole world is sick, and not a part.

Conterminous with its own universe the horror of my heart!

ANANDA VIJJA.

Antonio Canzoniere

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