Essere Architetti Millennials, tra finta partita iva e gavette infinite

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Cosa significa essere Architetti Millennials?
Quando, alla fine delle scuole superiori, chiedono agli studenti di scegliere quale percorso universitario intraprendere e se intraprenderlo, spesso tutte le considerazioni sono sulle attitudini personali, sulle materie in cui si va meglio, e su come ci si vede nel futuro, tramite un immaginario irrealistico che non tiene conto delle ingiustizie e delle diseguaglianze del mondo del lavoro, che colpiscono soprattutto alcuni settori, ed alcune generazioni.

Gli architetti millennials e il continuo paragone con i genitori boomer

Chi appartiene alla generazione dei Millennials sa bene che tipo di disillusione questa generazione abbia dovuto affrontare alla fine dei suoi studi: una grande crisi economica, e delle enormi difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Un ulteriore ostacolo, per questa generazione, è stato il continuo paragone con i genitori, appartenenti alla generazione dei cosiddetti “Baby Boomer”, persone, nate tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’60,  che hanno avuto la possibilità di migliorare status sociale rispetto a quello della famiglia d’origine: in molti sono riusciti a laurearsi o diplomarsi, anche provenendo da una famiglia umile, e ad avere una buona posizione lavorativa, una casa di proprietà e una vita dignitosa per la propria famiglia, e che a causa di questo non riescono a comprendere le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro dei figli, generando in loro frustrazione e senso di fallimento.




Architetti Millennials e resistenza allo status quo: giovani neolaureati contro il precariato

Oltre che una questione generazionale, sono alcuni settori in particolare ad essere colpiti da alcuni fenomeni, come le proposte di “pagamento in visibilità”, di iniziare uno stage avendo già esperienza, delle gavette infinite e delle finte partita iva.
Ce lo racconta bene Alfredo, fondatore del progetto “Le Faremo Sapere”.



Quando si tratta di dare un valore alla creatività, è impressionante notare come i primi a sottovalutarsi siano proprio i creativi. C’è una mentalità diffusa per cui l’immaginazione non ha molto valore e si finisce per accettare perfino di non essere retribuiti, con la scusa della gavetta.  Nel nostro blog spesso incontriamo le storie di persone che si paralizzano davanti a questa situazione e non mettono a frutto le loro capacità, in fondo questo è uno spreco.  Altri invece accettano i compromessi del settore, convinti che più che di visibilità si tratti di relazioni che potrebbero evolversi. Noi pensiamo possa esistere una via di mezzo e ci impegniamo per diffondere storie positive di creativi che ce la fanno… finora pare che l’unica garanzia di serenità sia mettersi in proprio!

Quando sei studente di Architettura ma nessuno ti avverte sul tuo destino…

Per chi studia architettura, è davvero difficile sentirsi mettere in guardia anche da un solo professore. Nessun docente, o quasi, si espone con gli studenti, nel dire che, dopo la laurea, ad attenderli, molto probabilmente, c’è un futuro da eterno “portatore di caffè”, a finta partita iva.
Quei pochi che si espongono non vengono presi sul serio dagli studenti, i quali sono convinti di essere l’eccezione, di potercela fare, che sia una questione di bravura o caparbia.

Le false opportunità di lavoro offerte agli architetti millennials

Una volta finito il percorso di studi, uno degli spazi battuti dai neolaureati architetti è la bacheca dell’Ordine, apparentemente piena di proposte ed opportunità, ma di fatto popolata da proposte di lavoro mal pagato, o non pagato, proposte senza una vera e propria assunzione ma con obbligo di aprire la partita iva, in modo da lavorare di fatto da dipendenti, ma senza le tutele

Inoltre, questa pesante gavetta, con nottate pre-consegna incluse, era “venduta” al neolaureato come un processo di apprendimento dagli anziani “maestri di bottega” del mestiere, un’opportunità di cui dovevano sentirsi onorati
Peccato che questi “maestri d’arte” cercassero in realtà modellatori 3D e renderisti per affidare loro ciò che non erano capaci di fare, guardandosi bene dal condividere i segreti del mestiere: riempivano il neolaureato di incarichi “interessanti e formativi”, come fare le fotocopie o portare documentazione al catasto.

Viene puntualmente promesso che queste gavette dureranno pochi anni, giusto il tempo di imparare il mestiere, e seguirà presto una proposta allettante, come quella di diventare addirittura socio dello studio, ma è facile capire che sono solo promesse, anche perché spesso, insieme al neolaureato, in quegli studi ci sono persone ultra-quarantenni, anche loro impegnate a completare la loro “gavetta” e inquadrate a finta partita iva.

Il tentativo di avere un posto come docente di ruolo e i concorsi infiniti…

Non va meglio a chi pensa di poter capitalizzare la sua laurea nella scuola.
L’architetto può infatti accedere a molte classi di concorso: A01 – Arte e immagine e A60 – Tecnologia alle scuole medie, e addirittura 6 classi di concorso alle superiori, a seconda del proprio piano di studi, A17, disegno e storia dell’arte nei licei, ma anche A37, disegno tecnico, topografia e scienza delle costruzioni negli istituti tecnici, A08 – discipline geometriche al liceo artistico, A54 – storia dell’arte, A47 – matematica finanziaria.
E però vero  che sono tutte classi di concorso sature, per le quali è difficile ottenere una supplenza, e se l’obiettivo fosse fare un concorso per il ruolo, ci si deve aspettare anni di attesa, perché i concorsi vengono continuamente spostati più in là nel tempo, cancellati, annullati, viene cambiato il programma anche mesi o anni dopo, e la percentuale di potenziali vincitori è sempre minima rispetto agli iscritti.

Architetti Millennials e precariato: anche il cinema italiano ne parla

Anche la cinematografia, ormai, ha iniziato a rappresentare questa situazione.
Ad esempio, nel 2014 è uscito il film “Scusate se esisto”, con una brillante Paola Cortellesi, nel ruolo di un’architetta che torna in Italia e, dopo diverse proposte vergognose, con tanto di firma di dimissioni in bianco in caso di gravidanza, si propone in un grande studio, dove, per un equivoco, pensano che lei sia un uomo, e la assumono per portare a termine il suo progetto sul Kilometro Verde, quartiere Corviale di Roma.

Del 2021 è invece il film “Maschile Singolare”, in cui un giovane architetto, mantenuto dal suo compagno, alla fine della sua relazione e senza alcuna possibilità di mantenersi facendo l’architetto, si reinventa pasticcere seguendo un’antica passione.

Conclusioni e speranze per le nuove generazioni

Si potrebbe dire, quindi, che è diventato ormai proverbiale che, se sei Architetto, è altamente improbabile che riuscirai a vivere della tua professione o che potrai fare un lavoro coerente ai tuoi studi.
Possiamo solo sperare che le nuove generazioni di laureati, in un’epoca che sempre più si discosta dalle logiche del passaparola offline, possano reinventarsi, usando strumenti come Linkedin o le varie piattaforme che permettono di inserire online il proprio portfolio d’architettura.

Nath Irriverender Bonnì

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