Essere o possedere? La domanda del terzo millennio

Possedere troppo cose ci complica la vita e non ce ne rendiamo conto.

Di quante cose abbiamo realmente bisogno nella vita di tutti i gorni? Di certo, non di tutte quelle ammassate in case, magazzini e cantine, eppure noi continuiamo a comprarle.

Possedere o essere: cosa conta davvero?
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Essere o apparire?” Una volta era questa la domanda che ci si poneva. Cosa conta davvero, ciò che siamo o come appariamo? Ora sembra essere diventata un’altra, ossia: “Essere o possedere?Cosa è realmente importante, quel che si è o quel che si ha? Una volta, avere qualcosa era considerato uno status symbol, inoltre più possedevi più possibilità avevi di sopravvivere. Ad esempio, avere un appezzamento di terra o del bestiame, ti consentivano di essere autosufficiente. Poi si è sviluppato il commercio e, anche se non possedevi terra o animali da allevamento, potevi comunque averli. Bastava pagarli, ovvero, bastava avere i soldi. Ma oggi ha ancora senso comprare e possedere le cose? O meglio, ha ancora senso comprare e possedere tante cose, che spesso non usiamo nemmeno, ma che teniamo in casa perché “non si sa mai, potrebbe servire…“?




“Le cose che possiedi, finiscono col possederti” 

Sempre di più le nostre case stanno diventando dei magazzini, in cui accumuliamo e conserviamo cose su cose che usiamo poco o niente. Ma perché lo facciamo? Cosa ci spinge ad acquistare così tanti oggetti, se poi non ci servono davvero nella vita di tutti i giorni? Forse, avere tante cose ci dà più tranquillità? Forse, possedere molti oggetti ci fa sentire molto più sicuri? Sicuri di noi stessi, sicuri nei confronti degli altri e nel confronto con gli altri, ossia: “Guarda, io ho più cose di te, possiedo più di te, quindi sono migliore di te, perché ho di più, ho più di te…“. Che cosa triste è la vita se ci riduciamo a questi sterili paragoni. “Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!

Una citazione da ricordare:

 …un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, o schiavi coi colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. 

Il noto film Fight Club, uscito nel 1999 e basato su un romazo di Chuck Palahniuk, era una chiara denuncia contro il consumismo dilagante di quegli anni. Ma, ora, dopo quasi 20 anni, la situazione è ulteriormente peggiorata.

Troppe persone, troppi rifiuti e poche risorse

Si è stimato che nel 2017 la popolazine mondiale ammontasse a circa 7,5 miliardi di persone. Bene, siamo in troppi e ci sono troppe poche risorse, ovvero, non bastano per tutti. Non solo, anche lo spazio in cui viviamo è limitato, prima o poi finirà anche la superficie a nostra disposizione. Dunque, bisogna ridimensionare un po’ il tutto e bisogna ridimensionarsi. Liberiamoci di tutto ciò che non ci è strettamente necessario, evitiamo di accumulare di roba nelle nostre case, limitiamo gli sprechi ed i consumi e cerchiamo di ridurre il numero dei rifiuti. Già, perché anche quelli occupano dello spazio e le discariche sono già sature. Perciò, oltre a differenziare la raccolta dei rifiuti, proviamo ad essere più oculati negli acquisti, in modo da non crearne di nuovi. Ricordiamoci, inoltre, che la produzione massiccia di beni di consumo ha anche un forte impatto ambientale e l’inquinamento nuoce anche a noi.




Un diverso approccio alle cose

Dovremmo puntare ad un altro approccio nei confronti delle cose, ossia: pagare non per possederle, bensì per usarle. In alcuni casi lo facciamo già, basti pensare al noleggio dell’ombrellone o di una barca quando si va in vacanza. Ma perché non applicare questo modus operandi anche alla vita di tutti i giorni? È vero, l’ombrellone e la barchetta servono solo quando si è in ferie, la macchina serve tutti i giorni. Ma, se si vive in città, è davvero utile avere una macchina a testa? Non ci lamentiamo se poi i grandi centri sono congestionati dal traffico, perché ognuno di noi ne è colpevole. Proviamo dunque a preferire i mezzi pubblici o il car sharing, un servizio di autonoleggio che garantisce l’uso di autoveicoli su prenotazione, per brevi periodi di tempo. Altro esempio di condivisione di un bene (che interessa le donne) è quello del noleggio dei vestiti e accessori di moda. In effetti, gli armadi femminili sono sempre stracolmi di abiti che non si indossano da mesi o anni, che senso ha comprarne uno per ogni evento, festa o cerimonia a cui si è invitate? Meglio affittarlo e restituirlo dopo l’uso, così non si andrà ad aggiungere a quelli già dimenticati nel proprio guardaroba.

Uso e non possesso

Insomma, il motto dovrebbe essere: “Preferire l’uso al possesso”, così da essere più liberi sia in casa che nella nostra vita. Ricordiamo: È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa .

Carmen Morello

 

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