Essere webcam girl, vendersi e sopravvivere ai tempi del Coronavirus

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In una crisi economica che colpisce tutti, è bene ricordare anche tutto quel mondo sotterraneo, che a volte si reinventa, a volte soccombe

Se metto nel motore di ricerca “webcam girl”, il primo risultato è un annuncio che recita: “Registrati sul sito di webcam più grande d’Italia e comincia a guadagnare trasmettendo! Lavoro flessibile. Guadagni orari. Pagamenti rapidi. Privacy garantita. Esperienza non richiesta”.
Sui pagamenti rapidi non ci sono dubbi. Sulla privacy garantita invece non ne sarei così sicura. Ma una riflessione vera la merita l’espressione “esperienza non richiesta”. Prima di entrare nel merito, è bene dire che naturalmente esistono diversi video su YouTube, e anche, udite udite, un libro specificatamente dedicato alle webcam girl. Cito testualmente: “Essere seducenti e sexy non è peccato. Ci sono idee e credenze che ci bloccano. Ecco alcuni esercizi per sconfiggere queste convinzioni”.

“Picchietta in maniera ripetuta l’angolo della mano sinistra esattamente sotto il mignolo e ripeti la frase Anche se ho paura di essere sexy mi amo profondamente e totalmente”.

Non mancano poi consigli utili su come scaricare programmi e accedere a videochat erotiche mantenendo nascosta l’identità. Insomma, il mercato è bello florido.




Come si possono definire?

Sono ragazze pronte a mostrarsi sul web, rendono accessibile la vista del loro corpo in cambio di un compenso, anche basso. E sono sempre più giovani e spesso minorenni. L’“esperienza non richiesta” infatti rende appetibile questa attività alle ragazze di tutte le età, non serve nessuna formazione per muoversi in modo sexy e sinuoso davanti a uno schermo. Ma l’attrattiva è trasversale, indipendente dal livello sociale e culturale. Riguarda anche studentesse universitarie, per dire.
Attività dal guadagno facile (lo dice anche l’annuncio), comodo, da poter fare a casa, e senza pericoli (se non quello relativo ai dati sensibili e alla privacy). Caso a parte Grant Amato, infermiere della Florida, che per amore di una “cam girl” bulgara dilapida tutti i suoi beni e stermina la famiglia. Ma questa è un’altra storia.
Un lavoro facile e domestico. E in questi tempi di lockdown, crisi economica e voglia di passare il tempo, è aumentato notevolmente il fenomeno delle webcam girl: tra selfie in déshabillé, video compromettenti e scambio di messaggi con partner compiacenti. Le piattaforme specializzate hanno registrato un boom degli accessi, con un numero di richieste elevatissimo.

L’amore a pagamento ai tempi del virus

Ai tempi del Coronavirus, va certamente ripensata un’attività che si basa sull’incontro e sul contatto fisico con altre persone.
Uno dei portali di riferimento in Europa per le recensioni sulle professioniste dell’eros – secondo cui sono circa 120mila in Italia – sottolinea come molte delle ragazze registrate abbiano deciso di convertirsi al “telelavoro” in queste settimane in cui vige il divieto di spostarsi, se non per lavoro, salute o necessità. Ebbene, anche se qualcuno definirebbe il mestiere più vecchio del mondo una necessità, le ragazze si sono dovute adeguare alle restrizioni: si sono sorprendentemente adattate ai nuovi tempi e armate di un computer si sono reinventate il lavoro in termini digitali. Trasformando le richieste in desideri virtuali. Quindi chi può, lavora da casa con le videochat.
E sarà una situazione che si protrarrà per i prossimi mesi, visto che le distanze saranno comunque da garantire. E questo comporterà una rivoluzione anche in questo ambito e una inevitabile impennata di rapporti “digitalizzati”. E forse chi non ha gli strumenti cambierà mestiere, e, chissà, sarà più difficile vedere ragazze svestite sul ciglio della strada.

Attività legale, ma non regolamentata

In Italia vendere il proprio corpo è legale. Ovvero, è lecito lo scambio di servizi per denaro, mentre sono illegali le attività collaterali come il favoreggiamento, lo sfruttamento, l’organizzazione in luoghi chiusi o su strada, e il controllo della professione da parte di terzi. Quindi le ragazze non possono essere dipendenti di nessuno e nessuno deve ricavare profitto dalla loro attività. Per il resto, possono lavorare senza essere perseguite penalmente.
È legale, quindi, consumare un rapporto a pagamento sia a casa che in qualsiasi altro posto, purché non in pubblico. In quest’ultimo caso, infatti, scatta la sanzione amministrativa per gli atti osceni (che non è più reato).

È un lavoro autonomo?

Come sopravvivono queste ragazze ai tempi del Coronavirus? Spesso hanno un doppio lavoro, si dedicano a lavori part-time per poter dimostrare di avere un reddito minimo; e questo reddito minimo – di questi tempi – è prezioso: possono chiedere, avendo una partita Iva, i 600 euro all’Inps. Ma quello dell’accompagnatrice è un lavoro a tutti gli effetti in Italia. Tuttavia, esiste un vuoto legislativo sulla professione di accompagnatrice. Per questo, si devono affidare a un secondo lavoro per avere un minimo di tutela.
Poi c’è l’annoso problema delle tasse. Senza tutele e trattamento pensionistico non ha molto senso pagarle. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2016 ha chiarito che i proventi dell’attività non devono essere qualificati quali «redditi di impresa», ma come «redditi diversi derivanti dall’attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare». Sembra quindi esistere un obbligo a pagare l’Inps attraverso l’Irpef, ma secondo la normativa attuale non percepiranno mai una pensione. Per questo preferiscono non dichiarare nulla e gestirsi i risparmi in altre modalità per garantirsi una sorta di pensione quando non potranno più fare questo tipo di attività.

In questi tempi in cui anche i notai hanno richiesto il bonus di 600 euro e non si sta salvando proprio nessuno dalla crisi economica innestata dalla pandemia, è bene ricordare anche tutto quel mondo sotterraneo, che a volte si reinventa, a volte soccombe.

Marta Fresolone

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