Esultare per un governo tecnico è espressione di disaffezione alla politica

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Di Alice Porta


C’è ben poco da esultare: un governo tecnico non è una vittoria, a prescindere da chi lo guida e dalla sua capacità di trainare fuori una Paese dalla crisi.

Certo, la nostra è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, sul fatto che ce ne sia e che si facciano quadrate i conti, ma uno Stato non si regge solo sulle scelte economiche, sulla stabilità del mercato o sul favore delle borse. Tutti fattori importanti, sia chiaro, però uno Stato si fonda anche sulle scelte politico-civili e qui siamo carenti da un po’, va detto. Lo stesso ex premier Giuseppe Conte in quanto funzionario di accordo e rimpasto tra partiti dalle opinioni diverse era già il sintomo di una carenza di cui l’Italia soffre. Innanzitutto una carenza politica che significa compiere delle scelte, anche divisive: diritti civili, pari opportunità, riforma della scuola e della sanità, ricalibratura della Giustizia solo per citarne alcune, fino ad arrivare alla tanto attesa e mai ottenuta legge elettorale, senza la quale non avremo mai e poi mai una stabilità di Governo. Tutti punti che si basano su idee definite di partenza e sul coraggio di parlamentarle, anche a costo di perdere terreno (politico). In secondo luogo, siamo di fronte ad una vera e propria carenza democratica: la democrazia non ha altro significato che il voto, l’espressione elettorale intorno ad alternative reali, che siano di vera rappresentanza ideologica e che diano stabilità grazie al compromesso tra maggioranza e opposizione.




Decenni di costante campagna elettorale, sotto scacco di partiti piccolissimi che altro scopo non hanno che ottenere una poltrona in più, anche a costo della stasi economico-politica sulla pelle degli Italiani, bastano a definire un malessere democratico che affligge il nostro Paese da ormai troppo tempo. L’esultanza degli italiani di fronte al Governo tecnico non solo è emblematica della stanchezza e della disaffezione degli italiani alla materia politico-statale ma è anche il malato che non sa più di essere malato, che non riconosce le carenze che l’affliggono e che se non curate condurranno al collasso. Un governo tecnico deve essere per sua natura altamente funzionale ma anche limitato nel tempo; tirare un sospiro di sollievo e sperare in un recupero immediato va bene ma poi occorre chiedere di tornare alla (buona) politica, al voto, alla democrazia.

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