Etel Adnan: non è mai troppo tardi per diventare artisti

by Valentina Volpi | 19 Giugno 2022 2:00 pm

Non se ne parla spesso, ma Etel Adnan fu un’artista e poetessa libanese che unì pittura e scrittura, per lei espressioni di una stessa lingua. Sono proprio le lingue a tornare come un leitmotiv nelle sue opere. «Scrivere è disegnare», affermò. Ella scoprì la passione per l’arte visuale a 34 anni ed ebbe i primi riconoscimenti internazionali a 85 anni. 

La rivelazione della pittura

La pittura si manifesta per caso, a 34 anni, nel 1959, quando si trovava negli Stati Uniti, mentre copiava una poesia in arabo in un acquerello. Adnan visse un’epifania nel momento in cui decise che la scrittura araba non sarebbe più stata semplice calligrafia ma pittura. Copiava parole in arabo senza conoscerne il significato, trasferendo il colore dal tubetto sulla tela e trasponendovi tutta la sua soggettività.

Nel 1964 comincia a realizzare leporelli, lavori in carta che combinano poesia e arte e riprendono la calligrafia araba. Verso la fine degli anni Settanta una vasta serie di dipinti fu dedicata al Monte Tamalpais in California. Adnan instaurò un legame molto forte con la montagna, tanto da diventare oggetto di un’ossessione visiva che la aiutò a non sentirsi esiliata.

Fino a pochi anni fa era conosciuta soprattutto per la sua scrittura: il romanzo Sitt Marie Rose (1977) vinse anche il premio France-Pays Arabes. Furono celebri anche le sue raccolte di poesie tra cui Moonshots (1966) e Seasons (2008). La passione per la scrittura nacque leggendo autori quali Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud e Verlaine. A vent’anni comincia a scrivere poesie in francese come Le Livre de la Mer. In questa prima poesia venne alla luce un primo problema di traduzione: in arabo, al contrario del francese, il mare è maschile e il sole femminile.

Nel suo complesso la poesia sviluppa una metafora secondo la quale il mare è una donna e il sole un guerriero o perlomeno un principio maschile. Quindi la poesia non solo è intraducibile in arabo ma, propriamente, non è pensabile in arabo.

Dipinto di Etel Adnan esposto alla Documenta 13 di Kassel nel 2012

Come pittrice, Adnan ha conosciuto il successo internazionale solo nel 2010, grazie alla galleria Sfeir-Semler (Amburgo e Beirut) e, nel 2012, alla Documenta 13 a Kassel, dove le sue piccole tele astratte sono state apprezzate da un nuovo e più ampio pubblico. E su questo successo tardivo circa le sue opere d’arte, la pittrice disse:

Ad essere onesta, non mi aspettavo un riconoscimento. Ero felice di andare avanti. Il mio lavoro piaceva ad alcune persone che rispettavo. Vendevo due o tre quadri all’anno a prezzi molto bassi, ma faceva circolare la mia arte. Questo è importante. Ogni articolo cominciava con la menzione della mia età. Pensavo fosse divertente, ma mi infastidiva un po’. Non ne farò un problema; la maggior parte delle artiste famose lo sono diventate più tardi nella vita.

Si spense il 14 novembre del 2021 a Parigi.

La ricchezza linguistica portata su carta e sulla tela

Etel Adnan nacque a Beirut, in Libano, nel 1925 da padre turco e madre greca. Parlò greco e turco fino a cinque anni e venne educata in francese. Tra le molteplici lingue imparò anche l’arabo: proprio attraverso l’apprendimento di questa lingua nacque la passione per l’arte. Ella, infatti, cominciò a copiare l’alfabeto arabo. Il padre le consigliò di copiare la grammatica pagina per pagina, così da imparare l’arabo, ma questo non fu un consiglio molto funzionale in quanto poi Adnan non fece grandi progressi ma rimase per sempre affascinata da quei segni di cui non colse il significato: 

Credo che amassi il fatto di scrivere delle cose che non capivo, pretendendo di apprendere una lingua senza sforzi, limitandomi a scriverla.

 

L’arabo è rimasto per me un paradiso proibito. Sono insieme una straniera e una nativa della stessa terra, della stessa lingua che “avrebbe dovuto” essere materna.

La sua arte è stata molto influenzata dai primi artisti hurufiyya, tra cui l’artista iracheno Jawad Salim, lo scrittore e artista palestinese Jabra Ibrahim Jabra, che hanno respinto l’estetica occidentale e hanno portato alla luce una nuova forma d’arte sia moderna che tradizionale nelle sue tecniche. 




Il mondo celato dentro la sua pittura

Mentre le parole sono cariche di memoria storica e portatrici di eventi politico-sociali, per i colori non è lo stesso, perché si liberano dalla logica delle frasi: 

In fin dei conti, nel corso degli anni, mi sono resa conto che l’aspetto felice del mio carattere si è espresso nella pittura. Forse perché i colori non hanno un senso preciso o unico.

“Untitled # 232” di Etel Adnan (2014)

Vi è uno scambio eterno tra pittura e poesia: sono due attività artistiche distinte, quasi come se fossero due lingue diverse, tanto che quando Adnan scrive, confessa di dimenticarsi di essere una pittrice, e viceversa.

La sua pittura è piuttosto astratta, è un omaggio alla bellezza dell’universo e dell’intenso legame che ha con esso; i suoi dipinti sono realizzati con tratti chiari e sicuri.

Etel Adnan è profondamente innamorata della natura e della simbiosi con la nostra esistenza, tanto da dipingere paesaggi senza figure umane. Al centro delle sue composizioni astratte spesso è presente un quadrato rosso: questo simboleggia la bellezza immediata del colore – che proprio perché è al centro si nota subito.

La ricchezza e la libertà di aver scoperto tardi la pittura

Etel Adnan ha sempre affermato di esser grata di non aver scoperto prima l’arte. E mentre lo dice, ritorna con la mente alla sua prima esperienza a Parigi, in Francia, come borsista per studiare filosofia dell’arte, ricordando la sua prima visita al Louvre. In quel modo, non essendosi mai avvicinata all’arte prima, quando la vide per la prima volta in quel museo, ne è rimasta talmente colpita in un modo così intenso che non sarebbe stato lo stesso se avesse conosciuto l’arte in precedenza. E questo successe solo perché Adnan era una tela bianca nei confronti di tutta l’arte.

All’epoca era vuoto e vagavo da sola. Due opere mi colpirono palticolarmente: la Venere di Milo e la Nike di Samotracia.

In un mondo che ci spinge ad avere tutto chiaro sin da giovani, sapere con certezza che cosa vogliamo fare e chi vogliamo diventare, questa artista è la prova che la vita è un continuo divenire e che, forse, è vano pianificare la vita con largo anticipo. Piuttosto, bisogna essere aperti a lasciarsi sorprendere dall’esistenza stessa. Spesso questa apertura porta i più bei regali che ci si può aspettare. Proprio per questo, Etel Adnan è grata di aver scoperto tardi la pittura (sempre se esista davvero il concetto di «tardi»). 

Valentina Volpi

Condividi:

Mi piace:

Source URL: https://www.ultimavoce.it/etel-adnan-non-e-mai-troppo-tardi-per-diventare-artisti/