Euroburocrazia: i ‘magnifici otto’ derivano dalle scelte in cabina elettorale

Le otto poltrone più importanti, il timone dell'Europa unita

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All’indomani delle elezioni che hanno riconfigurato gli equilibri del Parlamento europeo, si è aperta la battaglia per la conquista delle otto poltrone più importanti e discusse dell’Europa unita.

I ‘magnifici otto’ del Vecchio continente, quelli che in propaganda elettorale molti politici, tra cui Salvini ma anche Renzi e Di Maio, hanno chiamato ‘euroburocrati’, saranno i veri timonieri dell’Europa nei prossimi anni.

Il processo di candidatura ed elezione è un processo lungo, per il quale il Parlamento europeo svolge un ruolo essenziale. Si tratta di un processo democratico, complesso e piuttosto lungo, che vede coinvolti i parlamentari europei recentemente eletti, nonché i membri del Consiglio europeo, ossia i capi dei governi nazionali.

Il momento è delicato per tutta l’Europa, ma in particolare per l’Italia. Molte di queste onerose e criticate poltrone sono occupate proprio da italiani che hanno finora difeso, in vario modo e nei limiti delle loro possibilità, gli interessi del paese. A chi verranno affidate? Con quali modalità?

Chi succederà a Mario Draghi? Una scelta geografica, più che politica

L’attuale Presidente della Bce è Mario Draghi, il cui mandato scade il 31 ottobre. Il successero, il quarto presidente della Banca centrale europea, sarà nominato dal Consiglio Europeo, in consultazione con i governatori e il Parlamento di Strasburgo. A Mario Draghi si deve il salvataggio dell’euro, in quel 26 luglio 2012, quando annunciò che la moneta unica era “irreversibile” e che la Banca centrale europea era “pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro”. I possibili successori sono molteplici. Aleggiano i nomi del tedesco Jens Weidmann, del francese François Villeroy de Galhau, del finlandese Erkki Liikanen, insieme a molti altri che hanno adocchiato la poltrona. La partita si gioca sul piano geografico, più che politico, soprattutto alla luce dell’assenza di una politica economica univoca della Ue. Inoltre, la scelta di un candidato ad esempio tedesco esclude l’elezione di un connazionale alla presidenze della Commissione o del Consiglio.





Chi succederà ad Antonio Tajani? Una scelta politica non diversa dalla precedente?

Presidente del Parlamento Europeo è, ancora per pochi giorni, Antonio Tajani, eletto il 17 gennaio 2017. Il nuovo candidato alla presidenza verrà eletto dall’assemblea nei prossimi giorni pescando bacino della nuova maggioranza emersa alle elezioni del 23-26 maggio. Tale carica, un tempo considerata meramente onorifica, ha oggi ampia valenza politica. Il Parlamento ha acquisito negli ultimi anni vasti poteri di co-decisione e co-legislazione. Pertanto, la scelta del suo presidente è la scelta di una linea politica ben delineata. La ricandidatura di Tajani sembra essersi vanificata all’indomani delle elezioni, alla luce dei risultati a ribasso di Forza Italia. Il preferito sembra essere il tedesco Weber, qualora non dovesse essere eletto presidente della Commissione. Manfred Weber, dal 2004 membro del Parlamento europeo in rappresentanza della Baviera, con la sua Unione Cristiano Sociale, è capogruppo del Partito Popolare Europeo, la compagine di centro-destra più forte. Molto probabilmente, la presidenza del Parlamento Europeo verrà assegnata ai popolari: la linea della maggioranza sembra essere immutata, ossia liberal conservatrice, di centro-destra, ma quantomeno anti-populista.

Chi succederà a Federica Mogherini? La difesa e gli esteri, un simbolo agognato

Alto rappresentante degli Affari Europei è attualmente Federica Mogherini, già ministra degli Esteri nel governo Renzi e in carica dal 1° novembre 2014. Il suo ruolo è peculiare e contraddittorio. Dovrebbe essere quello di ‘ministro degli esteri’ o di ‘ministro della difesa’. Nei fatti, ampio peso nelle decisioni in materia di esteri e difesa resta saldamente in mano alla cancelleria tedesca e al presidente francese. Molti i meriti di Federica Mogherini, ma anche una recente sconfitta, quella riguardante l’accordo sull’Iran e il nucleare, vanificata dal ritiro unilaterale di Trump.





“Oggi chi parla di sovranismo lavora tenacemente per smantellare il principale e più efficace strumento di sovranità che noi europei abbiamo , che è la nostra Unione – ha affermato al ForumPd, il 27 ottobre 2018 – La nostra sovranità non si cede in Europa, si esercita in Europa”. Mossa da una convinta perseveranza europea, la Mogherini è impegnata in vari fronti. Recentemente, nella sua pagina personale, ha elencato i suoi ultimi incontri quale Alto rappresentante. I principali tavoli di cooperazione sono con i partner asiatici, con il gruppo di Lima nella negoziazione di una fase di transizione in Venezuela, nonché con i vicini Balcani nel complicato processo di integrazione in Europa.

Impegnata sul fronte di una difesa comune europea, la Mogherini ha lanciato vari progetti di cooperazione industriale, ma la nascita di un esercito europeo sembra molto lontana. Il governo socialista spagnolo si è mostrato alquanto interessato a coprire la poltrona di Alto rappresentante, un incarico che plausibilmente gli verrà concesso dato l’alto valore simbolico del ruolo suddetto, non controbilanciato tuttavia da un pari potere reale.

Gli altri ‘magnifici’: il ruolo del Parlamento democraticamente eletto

Un altro italiano, Roberto Gualtieri, è attualmente Presidente della Commissione parlamentare per i problemi economici e monetari. Un incarico da molti ritenuto finora subalterno, ma che si è rivelato cruciale nella gestione della crisi finanziaria, nella gestione della crisi greca, nonché nelle riforme atte a migliorare la governance della zona euro. Il ruolo della commissione è prevalentemente consultivo, ma se efficacemente svolto può influenzare fortemente le scelte della Commissione e del Consiglio europeo.

Jean-Claude Juncker è attualmente Presidente della Commissione Ue, in carica dal 2014. Dopo cinque anni di arduo lavoro, Juncker ha portato l’Europa fuori dalla recessione. Il nuovo presidente dovrà giostrarsi in un panorama molto diverso rispetto a quello in cui Juncker ha navigato. Il nuovo presidente degli Stati Uniti si dichiara ostile all’Europa, la Merkel sta lasciando il timone della Germania, Usa e Cina sono in lotta commerciale, la delicata questione iraniana è aperta e pronta ad esplodere. Per avere consenso e potere decisione, il nuovo Presidente della Commissione dovrà contare su una vasta coalizione, comprendente i Popolari, i Socialisti, i Liberali e forse anche i Verdi. Tale figura di larga intesa sarà chiamata a ricostruire lo stato sociale europeo, costringere le multinazionali a pagare le tasse che riescono ad evadere in virtù della concorrenza fiscale tra paesi europei, nonché a mantenere gli impegni di sostenibilità ambientale.





Altro delicato cardine dell’Europa è il Presidente del Consiglio Europeo, ruolo attualmente ricoperto da Donald Tusk, ex premier polacco. La scelta solitamente ricade su un ex premier, ma la maggior parte di questi sono invisi dai governi. Tra i nomi papabili quello della cancelliera Angela Merkel, la quale però ha subito rifiutato.

Nella rinnovata Unione europea vanno sostituiti anche il Commissario Ue alla Concorrenza, ad oggi in carica Margrethe Vestager, e il Commissario Ue agli Affari Economici, Pierre Moscovici. Quest’ultimo ha svolto un ruolo di grande importanza nella mediazione Italia-Grecia. Il suo successore dovrà probabilmente affrontare la richiesta di revisione delle procedure da parte del governo italiano.

La burocrazia europea è indubbiamente cavillosa e complessa. Tanti i poteri, tante le mediazioni. E’ indubbio tuttavia che lo scacchiere creatosi all’indomani delle elezioni europee di fine maggio sarà determinante per la nuova configurazione degli organi dell’Unione. L’euroburocrazia tanto invisa all’elettorato deriva di riflesso proprio dalle scelte che si compiono in cabina elettorale.

Giulia Galdelli

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