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Una conversazione sull’ Europa dei migranti con Pascal Manoukian

Fonte: http://www.festivaletteraturemigranti.it/speaker/pascal-manoukian/
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Europa e immigrazione

Pascal Manoukian, Derive, 66thand2nd, Prezzo € 17,00
Disponibile anche in Ebook.

Nel trattare un tema attuale come l’immigrazione, nonché i problemi che all’interno dell’ Europa stanno venendo a galla unitamente a questa, con la sempre maggiore diffusione di politiche populiste e una malata concezione del “migrante”, abbiamo ritenuto che un’intervista che potesse incontrare la sensibilità di chi conosce ed ha accolto la sfida di parlare di questo tema, fosse la decisione migliore.

Così abbiamo deciso di coinvolgere in questa impresa Pascal Manoukian, reporter e scrittore che tra il 1975 e il 1995 è stato corrispondente in varie zone di guerra, narrando i più importanti conflitti che in quegli anni hanno scosso il mondo.

Da quest’esperienza nasce nel 2013 Le diable au creux de la main. Ma è con Derive, il suo primo romanzo, che si aggiudica il Prix Première 2016.

Parliamo di Europa, parliamo della concezione di Pascal dell’Europa, in una spassionata conversazione che si propone semplicemente di lasciare una traccia che possa aiutare a capire.

Come scriveva Primo Levi, “se conoscere è impossibile, comprendere è necessario”.

Intervista a Pascal Manoukian

Lei è stato un giornalista e reporter che ha operato da corrispondente in molte zone di guerra, tra l’altro in delle fasi storiche recenti ma vivide per quanto riguarda gli interventi militari del secolo scorso. “Derive” un po’ nasce da quest’esperienza. Da cosa deriva però l’esigenza di scrivere un libro di questo tipo in questa fase storica?

P.M:  Deriva dal fatto che sento il populismo crescere in tutta Europa. Mi puzza. Volevo essere la voce di coloro che non possono parlare per sé.  Volevo spiegare che nessuno lascia il proprio paese per piacere.

Quanta disinformazione creda ci sia oggi sul fenomeno dei flussi migratori? E come si sta comportando secondo lei l’Unione Europea a riguardo?

P.M: Dipende da dove cerchi l’informazione. Io sono imbarazzato dal modo in cui l’Europa è divisa, in materia. Mi imbarazza particolarmente il modo in cui la mia nazione si è comportata, lasciando l’Italia e la Grecia quasi da sole ad affrontare il problema. Non è quello che ti aspetti da un paese che si fa orgoglio di promuovere “i diritti umani”.

Cosa ne pensa delle estradizioni che stanno prendendo il via in maniera particolare nel Nord Europa? Le zone che hanno per altro lo scorso anno sollevato la questione della sospensione di Schengen, soprattutto i paesi che sono entrati nell’Unione Europea da poco.

P.M: Sapevano che l’Europa era multi culturale e aperta ai migranti, prima che ne facessero parte. Non possono certo averlo scoperto adesso che sono dentro. Loro hanno richiesto la solidarietà da parte dell’Europa e ora la rifiutano ai migranti.

Crede che i politici europei, ma non solo, stiano assecondando dei timori popolari, talvolta infondati, evitando delle politiche serie? E se sì, che effetti ha tutto ciò sulla realtà?

P.M: La paura del populismo sta congelando il coraggio chi dovrebbe combattere lo stesso populismo. Non si dovrebbe averne timore ma combatterlo, per dimostrare che un altro mondo è possibile.

Kundera, nel suo “L’Ignoranza”, con una sensibilità che accomuna il testo al suo “Derive”, mette sull’incipit l’accento sulla “compassione”, come empatia verso il pathos, la sofferenza altrui, e la “nostalgia”, il dolore del viaggio. C’è oggi meno compassione e meno comprensione per il dolore del viaggio affrontato dai migranti?

P.M: Ne sono certo. Ma chi non ha compassione parla più forte di chi ne ha. Chi comprende i migranti dovrebbe unire la propria voce alle altre cosicché possano essere sentite.

Infine, molti intellettuali, nell’ultimo anno soprattutto, hanno voluto raccontare davvero il fenomeno, una sorta di missione intellettuale verso la conoscenza. In Italia abbiamo avuto “Fuocoammare”, ma anche due registe francesi, Shu Aiello e Catherine Catella hanno realizzato un docufilm sul tema, “Un paese di Calabria” tra l’altro raccontando la realtà del mio paese, Riace e dell’associazione Città Futura, che hanno definito “l‘utopie devenue réalité, l’incroyable exemple d’un village sauvé par l’arrivée des migrants”. Pensa qualcosa stia cambiando? Un risveglio delle coscienze è possibile?

P.M: Sono un ottimista. Il mondo ha sempre avuto bisogno della migrazione. Se i discendenti di “Lucie” non avessero migrato dall’Africa all’Europa, non ci sarebbe stata alcuna “civiltà bianca”. Quando tu guardi a chi arriva, ai migranti, prova a immaginare chi potrebbero diventare e non considerare solo come appaiono ora. L’immigrazione è un ciclo vitale. Prima o poi la gente lo capirà.

 Ilaria Piromalli

Fonte immagine: http://www.festivaletteraturemigranti.it/speaker/pascal-manoukian/ 

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