Evoluzione dell’intelligenza: ruolo chiave della caccia in scenari complessi

Arriva notizia dalla Northwestern University di una ricerca pubblicata su  Nature Communications che formula un’ipotesi che risponde al quesito: perché gli animali più intelligenti essenzialmente sono quelli terrestri? Perché quelli che abitano i mari sono generalmente meno evoluti in quanto a intelligenza? Eppure animali acquatici e animali terrestri hanno avuto lo stesso tempo per evolversi.

Il ruolo della caccia nell’evoluzione dell’intelligenza

Il mondo animale è sostanzialmente diviso in prede e predatori, sia tra gli animali acquatici che in quelli terrestri. La differenza sta nell’ambiente in cui prede e predatori si muovono, quello acquatico è molto semplice, quello terrestre può essere molto complesso.
Uno stile di caccia (o di evasione dai predatori) basato sulla pianificazione secondo lo studio guidato da Malcolm MacIver della Northwestern offre in un ambiente complesso (ma non troppo) un netto vantaggio in termini di sopravvivenza.



MacIver si occupa dell’argomento da anni, ha pubblicato lavori precedenti in cui utilizzando simulazioni al computer ha stabilito che già solo passare dall’ambiente acquatico a quello terrestre permetteva agli animali di vedere molto più lontano e già questo era uno stimolo per lo sviluppo della corteccia cerebrale.
Il nuovo studio esplora l’assunto che quello era solo l’inizio ma che anche la pianificazione diventava, col cambio di scenario, un tratto evolutivo necessario.

Il principio di Riccioli d’oro, un ambiente complesso ma non troppo premia la pianificazione

Quello che ha scoperto lo studio è che le condizioni in cui questo è vero non appartengono a tutti gli ambienti terrestri ma solo a quelli col giusto grado di complessità. Si parla di Goldilocks principle, cioè il principio di Riccioli d’oro, per noi non di cultura anglosassone la bambina  della storia “I tre orsi” che assaggiando tre piatti di porridge scopre che gradisce di più quello a temperatura media non è molto familiare, ma in quei paesi è diventata un’espressione molto utilizzata in vari campi.
In altre parole la pianificazione nella caccia diventa un grandissimo vantaggio in ambienti come quello della savana in cui grandi spazi aperti si alternano a cespugli, formazioni rocciose, anfratti vari dove una preda può nascondersi e un predatore tendere un agguato.
Nel caso di un ambiente spoglio come quello desertico la pianificazione non fornirebbe grandi vantaggi rispetto alla caccia basata su comportamenti innati o strategie apprese dai genitori e ripetute sempre uguali e dunque non c’è “spinta” all’evoluzione dell’intelligenza. Ma anche in un ambiente enormemente complesso ed intricato, ad esempio la giungla, essendo la visibilità molto limitata c’è molto meno spazio per la pianificazione. Ecco dunque che la caccia avrebbe stimolato quell’attività di pianificazione che avrebbe svolto un ruolo chiave nello sviluppo dell’intelligenza solo (o soprattutto) in ambienti mediamente complessi.

Roberto Todini

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