Evoluzione microprocessori: fine della legge di Moore

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In realtà è già qualche anno che la legge di Moore è sorpassata (la legge di Moore è quella previsione sull’andamento dell’innovazione nel campo dei microprocessori che prevede un raddoppio della potenza ogni 18 mesi), sorpassata ma non in positivo, non è più attuale perché le maggiori case produttrici stanno volutamente ritardando la messa in commercio dei nuovi modelli, questo non per qualche astrusa strategia commerciale, ma perché si stanno sparando le loro ultime cartucce come evidenziato nella relazione 2015 della International Technology Roadmap for Semiconductors. Il rapporto prevede che dopo anni di crescente miniaturizzazione entro il 2021 i transistor smetteranno di ridursi di dimensione perché sarà stato raggiunto il limite oltre il quale diventerebbe anti-economico.

Cos’è la ITRS
La ITRS non è una vera e propria associazione è più uno strumento di lavoro che pubblica linee guida nello sviluppo dei semiconduttori, fondata dall’associazione americana delle industrie che si occupano di semiconduttori e poi allargata a partner analoghi del resto del mondo. Il fatto che il rapporto 2016 sarà l’ultimo sta a testimoniare quale momento di svolta si sta vivendo nel settore.

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Significato del rapporto
Ritorniamo alla legge di Moore la previsione di Moore (cofondatore di Intel insieme a Robert Noyce) si basava sul fatto che miniaturizzando sempre di più i transistor si riusciva “facilmente” a raddoppiare la potenza dei processori. In altre parole se sullo stesso quadratino di silicio si disegnano linee più sottili ovviamente ce ne staranno di più ottenendo quindi dei processori più potenti. Aver raggiunto il limite di 10 nanometri significa che la potenza dei microprocessori non potrà più essere aumentata tramite la semplice miniaturizzazione dei transistor.microprocessori

Prospettive future dell’evoluzione dei microprocessori
Il fatto che la legge di Moore sia morta e che la corsa alla miniaturizzazione dei transistor stia per arrivare a un brusco stop non vuol dire (per fortuna) che sia finita l’innovazione nel settore dei microprocessori e che per ottenere computer più potenti bisognerà inventarsi qualcosa di completamente nuovo, in realtà è da fine anni 80 che alcuni importanti salti evolutivi sono stati ottenuti per altre vie, cambiando l’architettura dei processori per esempio (passaggio dall’architettura CISC alla RISC). Un’altra strada che verrà certamente seguita  è avere sempre più processori specializzati che si dividono il lavoro, basti pensare ai chip grafici, già da molti anni il lavoro del processore generico dei nostri pc è sgravato dai compiti che riguardano la grafica che vengono svolti da processori pensati per quello scopo. Lo stesso report del 2015 prevede che dopo il 2021 i produttori continueranno comunque a perseguire la strada di aumentare la densità solo non lo potranno fare diminuendo la sezione dei transistor ma con accorgimenti come cambiare la geometria da orizzontale a verticale o progettare livelli di circuiti sovrapposti. Niente paura la corsa all’innovazione non è finita, ma certamente siamo a un punto di svolta, un terremoto  qualcuno l’ha definito, sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista economico, perché nel settore dei produttori di microprocessori ci saranno certamente dei riassestamenti.

Roberto Todini

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