Fabergé e il mistero delle uova a 100 anni dalla sua morte

La storia di Carl Fabergé, a 100 anni esatti dalla sua morte, continua ad incantare, ma che fine hanno fatto le sue preziose uova di Pasqua?


Accade oggi – Il 24 settembre 1920 si spegneva il gioielliere-genio Carl Fabergé, ma la luce delle sue uova continuerà a brillare in eterno. La loro storia è tanto meravigliosa, quanto misteriosa, infatti, dei 59 capolavori del maestro di San Pietroburgo solo pochissimi sono ancora in circolazione presso musei o collezioni private. Dove sono finite le altre uova? Cominciamo dall’inizio.




Il giovane Carl

Colui che scrisse la storia dell’oreficeria nacque a San Pietroburgo da padre tedesco, il gioielliere Gustav Fabergé, e dalla danese Charlotte Jungstedt. Il giovane Carl, trasferitosi a Dresda con la famiglia,  studiò presso la Scuola delle Arti e dei Mestieri. Si avvicinò all’arte orafa grazie al padre, ma si perfezionò seguendo corsi e viaggiando in tutta Europa. Tornato in Russia, all’età di 26 anni, praticò un periodo di apprendistato presso l’oreficeria di famiglia sotto la supervisione del suo mentore, il maestro di bottega Hiskias Pendin.

Il primo uovo Fabergé

Fu proprio durante il suo periodo di apprendistato che il giovane Fabergé dimostrò le sue incredibili capacità artigianali. Allorché, il padre Gustav si rese conto che il figlio poteva diventare qualcosa di più di un semplice orafo. Ma per questo doveva guadagnarsi l’attenzione degli Zar, soprattutto durante il regno autocratico di Alessandro III. A tal proposito, Carl Fabergé mise a punto un piano infallibile per farsi notare dallo Zar: lavorò come volontario all’Hermitage restaurando antichi monili d’oro che erano appena stati ritrovati nel Mar Nero, senza gravare sulle casse imperiali. Così l’artista ottenne il permesso di esporre le sue creazioni presso una mostra d’arte russa, durante la quale la Zarina Marija Fyodorovna acquistò da Carl Fabergé un paio di gemelli a forma di cicala.




Poco dopo, l’artista ottenne il titolo di maestro gioielliere. Questo fu solo l’inizio di una lunga serie di successi. Infatti,  Alessandro III, in occasione della Pasqua commissionò al gioielliere un dono che potesse sorprendere e divertire la zarina (costretta già ad un infelice matrimonio combinato).  Nasce così il primo uovo Fabergé. Era di colore bianco con smalto opaco e aveva una struttura a matrioske russe. All’interno vi era un tuorlo tutto d’oro, contenente a sua volta una gallinella colorata d’oro e smalti con gli occhi di rubino. Quest’ultima racchiudeva una copia in miniatura della corona imperiale contenente un piccolo rubino.

Le 59 uova fino alla caduta dei Romanov

Vista la felicità della zarina, Alessandro III nominò Fabergé gioielliere di corte e lo incaricò di realizzare ogni anno un Uovo di Pasqua diverso e che contenesse una sorpresa. La tradizione proseguì quando succedette al trono Nicola II e la consorte Aleksandra. Da allora le uova pasquali diventarono due: uno per la nuova zarina e uno per l’imperatrice madre. Ogni anno le creazioni diventavano sempre più complesse, elaborate e preziose. Le ultime vantavano addirittura figure meccanizzate. Fra il 1885 e il 1917 furono realizzate ben 59 pezzi unici: 52 per la famiglia imperiale, 7 per il nobiluomo russo Aleksander Kelch. Solo nel biennio 1904-1905 non venne realizzato alcun uovo a causa delle restrizioni imposte dalla Guerra russo-giapponese. La produzione cessò nel 1918, quando i bolscevichi comandati da Lenin assassinarono la famiglia imperiale, Carl Fabergé morì due anni dopo.

Che fine hanno fatto le uova?

Dopo anni di ricerche e perizie sull’autenticità, oggi sappiamo che dei 59 esemplari di uova Fabergé,  52 sono stati ritrovati sparsi per il mondo tra collezioni private, musei e fondazioni. Tre appartengono alla Regina Elisabetta II e uno ad Alberto II di Monaco. Ma il collezionista più famoso è sicuramente Viktor Vekselberg, imprenditore russo considerato da Forbes uno tra le persone più ricche al mondo, ne possiede ben 15 esemplari.

Ma cosa ne è stato delle altre 7? Le sette uova Fabergé non ancora individuate sono: Uovo con gallina e pendente di zaffiro (1886), Uovo sul cocchio con cherubino (1888), Uovo Necessaire (1889), Uovo Malva (1897), Uovo di Nefrite (1902), Uovo reale danese (1903), Uovo in memoria di Alessandro III (1907). Secondo numerose indagini, essi furono saccheggiati dai bolscevichi, altri invece credono che siano andati distrutti durante la rivoluzione russa.

Il caso dell’Uovo Necessaire




Tra tutti, quello più misterioso è il caso dell’Uovo Necessaire (al cui interno si trovavano degli strumenti per la toeletta). Anch’esso era stato sequestrato durante la rivoluzione, ma nel 1922, durante un trasferimento,  scomparve. Una descrizione che potrebbe corrispondere all’uovo Necessaire apparve nel catalogo di una mostra di opere di Fabergé che nel novembre 1949 si tenne a Londra. In una foto dell’epoca appare forse una piccola immagine sfocata di quest’oggetto, che potrebbe essere stato venduto nel 1952 ad un acquirente rimasto anonimo per 1.200 sterline.

Silvia Zingale

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