Fabrizio Corona: il lupo perde il pelo ma non il vizio

Corriere della Sera
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Di nuovo in manette, Fabrizio Corona ritorna a percorrere le strade oscure della criminalità.

Fabrizio Corona torna a far parlare di sé. Peccato che quel che si dice non ha niente di positivo. Fabrizio è nuovamente indagato, questa volta per “intestazione fittizia di beni”: nel suo controsoffitto nascondeva ben 1,7 milioni di euro. Tutti soldi ricavati “in nero” grazie a vari servizi che Corona offriva a carissimo prezzo.

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Una scelta poco saggia, evidentemente, ma magari in buona fede: chissà che quei soldi non fossero stati messi da parte per il futuro del figlio, in fondo era desiderio di Corona che il piccolo Carlos fosse orgoglioso di lui. Improbabile.

Incarcerato nel 2013, Corona sollevò un putiferio intorno a lui e alle sue “ragazzate”, meglio definite come attività criminose. Scappa in Portogallo, poi si arrende; si consegna ma si dichiara innocente. Non si pente delle sue azioni, ma vuole “reinventarsi“, come si legge nel suo libro “Mea Culpa“. Condannato a oltre tredici anni di reclusione, tra un accordo e l’altro ne sconta poco più di uno, per “gravi” problemi di salute, e viene affidato ai servizi sociali.

Durante la sua permanenza in carcere Corona attira le simpatie di un vasto pubblico, tra cui anche personaggi di spicco come Adriano Celentano e Fiorello i quali chiedono la grazia per il paparazzo direttamente a Giorgio Napolitano. Nel 2014 lo stesso Fabrizio scrive una lettera in cui esprime le sue sofferenze e i suoi tormenti: “non sono un criminale” afferma.

Addirittura una canzone è dedicata interamente alla sua causa. Dal titolo “Un uomo migliore” e cantata da Niccolò Morriconi con la collaborazione di Giancarlo Giannini, il singolo condanna la decisione del “giudice corrotto” nei confronti di un “ragazzo che sa cosa vuol dire sentirsi diverso“.

Nel libro “Mea Culpa“, scritto dietro le sbarre, Corona appare come un ragazzino un po’ sciocco, pieno di rabbia e di idee folli (come quella di fuggire in Portogallo) che cerca di mostrasi come un uomo sincero. Un uomo che, sotto la maschera, ha dei valori e dei sentimenti veri.

Ognuno è libero di vederla come vuole, ma un uomo che truffa non si può certo definire “onesto e rispettoso della legge”. A dimostrare l’incorreggibilità di Fabrizio Corona ci sono anche i servizi presentati da Le Iene. Le interviste mostrano quanto piacesse a questo bravo ragazzo farsi pagare fior fior di soldi per lavori incompiuti o mai iniziati. Oltre alla dubbia correttezza nei confronti di certi suoi dipendenti.
Pagare arretrati e provvigioni non deve essere un’impresa ardua se da parte si hanno milioni di euro.

Probabilmente anche questa volta ci sarà chi difenderà Corona per queste sue azioni, sostenendo ancora che queste sono piccolezze in confronto ad assassini e stupri. E sì, la giustizia italiana non è famosa per la sua “giustizia”, ma un’azione sbagliata rimane tale anche se ne esistono cento di peggiori. Non è necessario ammazzare qualcuno per essere dei criminali. Basta molto meno.

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