Facebook ha chiuso 23 pagine italiane: diffondevano fake news e incitavano all’odio

Facebook ha chiuso 23 pagine e da il via alla campagna contro le fake news

Come contrastare l’odio e le fake news che imperversano in rete? Una riposta è arrivata da Facebook, che ha chiuso 23 pagine proprio per questa ragione.

0

Finalmente qualcosa si muove sul fronte dei social network. Facebook ha chiuso 23 pagine italiane, che diffondevano fake news e incitavano all’odio, per “proteggere l’integrità delle elezioni europee”. L’obiettivo preferito di queste pagine? Ovviamente i migranti!

Finalmente Facebook ha chiuso 23 pagine italiane che diffondevano fake news e incitavano all’odio. Gli obiettivi principali erano ovviamente i migranti, ma queste pagine non risparmiavano nemmeno la comunità ebraica, gli omosessuali, e i vaccini. Non mancavano nemmeno attacchi agli esponenti del PD e a Roberto Saviano. La decisione di Facebook è arrivata dopo della pubblicazione di un report da parte di “Avaaz, il movimento cittadino globale”. A seguito della divulgazione di tale report, anche Facebook ha deciso di aprire un’indagine che ha confermato quanto scoperto da Avaaz. È interessante notare che le pagine chiuse avevano circa 2,5 milioni di follower e che la metà di esse facevano apertamente propaganda per il Movimento 5 Stelle e la Lega. Le pagine in questione avevano in totale più follower di quelle ufficiali della Lega (506 mila follower) e del Movimento 5 Stelle (1,4 milioni di follower) messe insieme.

Generatori di odio e fake news

La pagina più attiva per il M5S era “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo”, il cui nome precedente era “BOMBE SEXY”, che con poco meno di 130 mila follower era riuscita a generare quasi 700 mila interazioni (like, condivisioni e commenti) in 3 mesi. Una bufala condivisa da questa pagina riguardava il nemico numero 2 del Ministro Salvini, Roberto Saviano (ma colpiva anche il nemico numero 1, i migranti).  Secondo la pagina, infatti, Saviano avrebbe pronunciato la seguente frase a “Che tempo che fa” il 3 giugno del 2018: “Sinceramente preferisco salvare i rifugiati e i miei fratelli clandestini, che aiutare qualche terremotato italiano piagnucolone e viziato”. Inutile specificare che Saviano non ha mai detto nulla di simile.




Per quanto riguarda il sostegno alla Lega, la pagina più attiva era “Lega Salvini Premier Santa Teresa di riva”, il cui nome originario era “Associazione allevatori della provincia di Messina”, che con soli 16 mila follower aveva generato più di 280 mila interazioni in 3 mesi. Un esempio di fake news condivisa su questa pagina? L’ormai famoso video in cui un gruppo di migranti distrugge una volante dei Carabinieri. È opportuno riportare che questo video, con circa 10 milioni di visualizzazioni, non è altro che la scena di un film e che questa fake news è stata smentita moltissime volte negli ultimi anni, a quanto pare inutilmente.

La motivazione ufficiale per la chiusura delle pagine è legata proprio al cambio del nome. Queste pagine, infatti, proponevano contenuti che non erano legati a partiti politici e poi cambiavano temi. Facebook ha anche chiuso alcune decine di account falsi. Gli amministratori del social network hanno poi dichiarato: “Ringraziamo Avaaz per aver condiviso le loro ricerche affinché noi potessimo indagare. Come annunciato in precedenza, siamo [Facebook]  impegnati nel proteggere l’integrità delle elezioni nell’Unione Europea e in tutto il mondo”.

C’è ancora moltissimo da fare

La chiusura di queste pagine è un segnale molto importante da parte di Facebook, ma indica anche che il cammino da percorrere è solamente all’inizio. Se è vero che tutti i mezzi di informazione possono “sbagliare” e addirittura riportare di proposito fake news, è vero anche che i social network sono ormai diventati il regno delle bufale e sono totalmente fuori controllo. Indipendentemente dalle imminenti elezioni europee, è necessario che tutti i social network, Facebook e Twitter in primis, adottino serie politiche per contrastare le fake news. Chiudere gli account che le diffondono e prendere delle severe misure contro chi incita all’odio in rete dovrebbe essere la norma, e non l’eccezione. Internet è un dominio in cui ancora oggi, nel 2019, gli esseri umani devono imparare ancora a convivere.

 

Matteo Taraborelli

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi