Farc: l’accordo di pace tradito e il ritorno alla lotta armata in Colombia

In un video di 32 minuti diffuso il 29 agosto, l’ex dirigente del partito Farc Ivan Marquez ha annunciato la ripresa della lotta armata contro lo stato colombiano.

Circondato da altri leader storici delle Farc come Jesus Santrich e El Paisa, Marquez ha spiegato che tale decisione è dovuta al tradimento dell’accordo di pace da parte del governo colombiano, del quale aveva guidato le trattative in prima persona. Le principali intemperanze del governo che il guerrigliero ha denunciato sono le modifiche unilaterali al testo dell’accordo da parte del presidente Ivan Duque, la persecuzione giudiziaria dei leader della guerriglia smobilitata, tra cui lo stesso Jesus Santrich, e lo sterminio pianificato degli ex-combattenti ad opera di bande criminali e paramilitari controllate dal governo.

La violenza sistematica dello stato colombiano contro gli ex-combattenti, così come contro i leader politici, sindacali e ambientalisti, avevano spinto già in primavera Ivan Marquez a dichiarare un errore ingenuo aver consegnato le armi al governo senza alcuna garanzia, una posizione che lo aveva portato alla rottura con il leader delle Farc (ormai partito politico legale) Rodrigo Londoño. Con tutta probabilità, Marquez, insieme con El Paisa e Santrich, già latitante per sfuggire ai tribunali colombiani, si riuniranno ai gruppi dissidenti che nel 2017 si rifiutarono di consegnare le armi, e denunciarono l’accordo.

Il nucleo originario dei gruppi dissidenti delle Farc che hanno continuato la lotta armata è il Fronte 1 “Armando RÍos” della guerriglia, comandato da Miguel Botache Santillana, detto “Gentil Duarte”.  Partendo dalle zone rurali del dipartimento di Guaviare, il gruppo di Duarte è riuscito a riunificare quello che rimaneva di svariati ex-comandi delle Farc e, anche grazie all’apporto di altri quadri guerriglieri intermedi di talento, come Rodrigo Cadete, ucciso recentemente dall’esercito, a controllare le zone rurali di Meta, Putumayo, Guaviare, Vaupés, Vichada, Caquetá y Cauca.




Al momento la struttura di Duarte conta almeno 2500 uomini, e l’apporto di dirigenti politici come Ivan Marquez, Jesus Santrich e El Paisa probabilmente darà un grande impulso a tale formazione, la cui principale mancanza è al momento proprio quella di una formazione politica nel grosso dei combattenti. Se finora l’attività dei dissidenti si è limitata a attività legate al narcotraffico, tra cui la distribuzione ai contadini di terreni per la coltivazione della cocaina, e a qualche attentato contro le forze militari colombiane, non è chiaro cosa potrebbe cambiare da adesso.

Ad ogni modo, Ivan Marquez,nell’annunciare l’inizio della “Seconda Marquetalia”, nome che si rifà all’insurrezione contadina che diede vita alle Farc, ha reso noto che le attività della nuova guerriglia saranno di tipo solamente difensivo. Dichiarando di non voler più “ucciderci tra fratelli di classe [sociale]”, Marquez ha fatto appello ai militari di grado inferiore, “il popolo in uniforme”, a ribellarsi ai propri vertici corrotti e collusi con il paramilitarismo e i gruppi criminali, e a lottare per un governo popolare. Ad ogni modo i rinnovati guerriglieri dovranno ben difendersi, visto che sui tre dirigenti il presidente Ivan Duque ha posto una taglia di un milione di dollari.

Se è vero che lo stato colombiano ha approfittato della smobilitazione delle Farc per colpire alle spalle gli ex-guerriglieri, di cui più di 130 sono stati assassinati dalla firma dell’accordo di pace, Marquez sembra semplicemente aver virato da un’ingenuità a un’altra. Non solo non è chiaro per quale motivo la guerriglia dovrebbe funzionare adesso, se è stato proprio il suo fallimento a portare all’accordo di pace, e al passaggio alla legalità delle Farc, che ad ottobre si presenteranno alle elezione regionali. Per di più non si capisce quale sia la prospettiva politica che il leader guerrigliero sta offrendo ai compagni e alle compagne che sceglieranno di seguirlo, spinti dalla brutalità vendicativa dello stato colombiano.

Nel suo discorso Marquez ha parlato di governo del popolo, di governo morale, di partecipazione del popolo alle decisioni politiche. In che modo ritirarsi nelle montagne per sfuggire alla cattura o all’assassinio, separandosi dalla vita politica, dovrebbe facilitare questo processo? Attraverso quali passaggi il programma di sinistra che Marquez ha esposto nel suo manifesto passerà da un gruppo di guerriglieri armati di AK-47 alle più ampie masse colombiane? E se anche fosse, basterebbe mettere al governo degli “uomini buoni”, per spodestare l’oligarchia colombiana?

Francesco Salmeri

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