Farmaci antipertensivi: proteggono anche dalla demenza

La notizia viene dal sito della American Heart Association, è stato pubblicato uno studio, una meta-analisi di numerosi studi precedenti, sul tema della funzione protettiva dei farmaci antipertensivi rispetto al rischio di demenza.
La ricerca è sta pubblicata su Hypertension.
Gli studi presi in esame sono 14 e coinvolgono un totale di 12.900 adulti di età dai 50 anni in su.
Perché c’era bisogno di una meta-analisi? Perché gli studi che indicano che i farmaci antipertensivi avrebbero anche questa funzione protettiva dalla demenza hanno risultati contrastanti se si scende nello specifico di quali sarebbero più utili a questo scopo.
Ad esempio:  studi sui bloccanti del recettore dell’angiotensina II e sugli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) suggeriscono che questi farmaci diano i maggiori benefici cognitivi a lungo termine, mentre altri studi hanno evidenziato i benefici dei calcio-antagonisti e dei diuretici nel diminuire i rischi di demenza.
La presente meta-analisi era focalizzata nell’individuare quali tra i farmaci che non passano la barriera emato-encefalica e quelli che invece la passano fornirebbero i maggiori benefici.
Il risultato è stato che nei pazienti più anziani i farmaci che attraversano la barriera emato-encefalica avevano un’azione protettiva sulla memoria migliore rispetto a quelli che prendevano farmaci che non la passano.


Negli adulti in generale invece si è notato una maggiore capacità di concentrazione in quelli che prendevano i medicinali che non oltrepassano la barriera.
Nel complesso però la conclusione è che i farmaci antipertensivi che oltrepassano la barriera emato-encefalica (come gli ACE inibitori e i bloccanti del recettore dell’angiotensina) svolgono una migliore azione di protezione dal rischio di demenza.
Serviranno comunque altri studi anche perché i dati  su cui è basato questo hanno delle limitazioni, ad esempio non era indicato il background razziale/etnico
e dunque gli studiosi non hanno potuto tener conto di questa variante nel valutare gli studi.  Inoltre nel gruppo di pazienti che erano trattati con medicinali che oltrepassano la barriera emato-encefalica c’era una forte prevalenza numerica di uomini.

Roberto Todini

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