La Somalia insegue ancora la democrazia lontano dai riflettori

Le tensioni in Somalia continuano a crescere mentre i partner internazionali sono sempre più preoccupati riguardo le violenze a Mogadiscio

Come riportato in passato il mandato del Presidente somalo Mohamed Abdullahi Farmajo è scaduto a dicembre, e nello Stato africano si sono aperte delle tensioni. Dopo lo stallo nell’organizzazione delle elezioni infatti Farmajo ha tentato di farsi riconfermare per altri due anni. Cresce la preoccupazione da parte dei partner internazionali della Somalia.

L’estensione di Farmajo

Che il Presidente avrebbe provato una mossa del genere era sentimento comune tra tutti i partner internazionali della Somalia. Il 12 aprile queste sensazioni sono diventate realtà. Mohamed Abdullahi Farmajo viene riconfermato per altri due anni dalla Camera. Questo, naturalmente, è un atto incostituzionale, se si considera che insieme al Presidente anche il collegio non è più legittimata a prendere decisioni.

La mozione nello specifico chiede alla Commissione Nazionale Elettorale Indipendente (NIEC) di organizzare le elezioni in non più di due anni. Nel corso di questo periodo il Governo avrebbe mantenuto l’attuale costituzione. Questa mozione è stata votata a favore da 149 dei 275 deputati alla Camera somala. Naturalmente il Senato ha rigettato il tentativo, etichettandolo come incostituzionale.

Dopo tale mossa Farmajo ha organizzato un incontro nella giornata di domenica con i diplomatici stranieri, avendo appreso che quest’ultimi stavano organizzando un vertice per dare una risposta univoca all’estensione dei termini. I partner internazionali hanno rigettato poi l’estensione, pur continuando a cercare una soluzione pacifica.

Sabato 1 maggio Farmajo terrà un discorso in cui chiederà formalmente di annullare l’estensione da parte della Camera. Questa mossa risulterà quasi scontata considerando che praticamente tutte le parti interessate, compresi Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Europea, tre dei più grandi alleati somali, avevano additato la proposta come incostituzionale.

La tentata estensione ha comunque lasciato strascichi non del tutto colmabili. L’esercito nazionale infatti ha disertato, ed i diversi soldati hanno creato piccole milizie basate sull’appartenenza a determinati clan o ad una particolare fazione politica. Come vedremo in seguito la situazione è degenerata.

Roble verso le elezioni

Nel succitato discorso del 1 maggio Farmajo affida al Primo Ministro Mohamed Hussein Roble il ruolo di organizzare le elezioni. Nella pratica il Primo Ministro dovrà guidare il paese finché non si sia risolto l’impasse elettorale. Roble dovrà comunque prendere in considerazione l’accordo del 17 settembre 2020.

Tale accordo nacque a seguito delle fallimentari promesse di elezioni a suffragio universale da parte del presidente uscente. Si decise di adottare un sistema elettorale parziale, basato sui clan. Gli anziani dei clan avrebbero dovuto scegliere dei delegati, 101 per Stato, che avrebbero eletto i membri della Camera Bassa.

Roble si è subito messo al lavoro ed è fissato per il 20 maggio un incontro tra il Governo, al momento sotto la guida proprio del Primo Ministro, e gli Stati federali. In tutto ciò il Consiglio dell’Unione Africana (AUC) avrebbe tentato di inviare l’ex presidente del Ghana John Mahama in Somalia, nel ruolo di Alto rappresentante.

Farmajo rifiutò Mahama, additando una presunta imparzialità a causa di rapporti particolarmente stretti con la leadership kenyana. Da anni infatti la Somalia è in rapporti tesi con i vicini del Kenya. In molti hanno accolto la decisione del Presidente come un tentativo di far slittare le consultazioni del 20 maggio, tentando di rimanere ancora attaccato alla poltrona.

Le violenze

A seguito dell’annuncio dell’estensione del mandato del presidente uscente Farmajo Mogadiscio è caduta nel caos. Sabato 24 aprile infatti alcuni soldati hanno disertato e hanno raggiunto Mogadiscio, dopo aver preso il controllo di alcuni villaggi strategici. Nella giornata di domenica gli scontri sono aumentati nella capitale tra i disertori e una parte di esercito fedele al presidente uscente.

Alcuni esponenti dell’opposizione hanno affermato di aver ricevuto attacchi nelle proprie case da soldati che sostengono Farmajo. Sostengono anche che la maggior parte dei militari facesse parte delle truppe addestrate dalla Turchia qualche mese fa. Il Governo è stato addirittura accusato di aver utilizzato munizioni dell’AMISOM per condurre l’attacco. Tra le vittime degli attacchi c’è anche l’ex presidente Hassan Sheikh Mohamud.

Gli scontri hanno attirato molta attenzione e diversi partner internazionali hanno espresso preoccupazione per i fatti accaduti. Durante la giornata di lunedì 26 aprile la violenza è rientrata, ma le tensioni sono rimaste comunque elevate. Le truppe di opposizione infatti occupavano alcune vie strategiche della città, e minacciavano di rimuovere con la forza Farmajo.

Nei giorni successivi gli scontri si sono ridotti sensibilmente e la situazione si è stabilizzata. C’è da ricordare che contemporaneamente a tutto ciò Al-Shabaab ha continuato, e continua, a condurre attentati dinamitardi nella capitale. Il noto gruppo terrorista infatti ha acquistato molto potere in Somalia a causa dell’instabilità politica.

Il 5 maggio comunque il Primo Ministro Roble forma una task force, con l’obbiettivo di negoziare con i soldati ammutinati e porre fine alle tensioni. L’8 maggio molti soldati rientrano nelle proprie stazioni e le tensioni cessano. In ogni caso la situazione somala continua ad essere preoccupante, e gli episodi degli ultimi giorni evidenziano la fallace stabilità della nazione.

Marzioni Thomas

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