Febbre alta in una neonata di due mesi: il pediatra è troppo occupato per la visita a domicilio

“Signora, metta alla bambina una supposta di tachipirina”

Con una febbre alta fino a 40 gradi, la risposta del pediatra di famiglia fa infuriare la mamma che decide di denunciarlo

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A Teramo, una mamma preoccupata per la febbre alta della sua bambina di appena due mesi, telefona al pediatra. La richiesta è, come lecito pensare, più che ovvia: chiede infatti al pediatra di visitare la piccola a domicilio.

La risposta, tuttavia, stupisce la mamma che compie un gesto estremo.

Pediatra non visita una piccola con la febbre alta




Nell’universo delle mamme, ne esistono di diversi tipi. Infatti, ci sono quelle più apprensive e quelle meno. Nel caso in questione, tuttavia, la mamma in oggetto, aveva già parlato con il pediatra facendogli presente che la sua piccola bambina aveva tosse e catarro. Il giorno dopo, però, la piccola non sembrava migliorare, anzi, era sopraggiunta una febbre alta: 40 gradi.

La mamma chiede al pediatra di effettuare una visita a domicilio. Sarebbe stato difficile per lei, infatti, uscire con una bambina malata. La risposta del pediatra, che non ha né posto, né tempo, ha lasciato perplessa la mamma della piccola:

Signora metta alla bambina una supposta di Tachipirina

La donna, rimasta incredula di fronte alle parole del dottore, risponde che ha già effettuato quella procedura. Senza alcun risultato positivo. La mamma, che non riusciva a far scendere la febbre alta alla piccola, chiama un altro pediatra: a pagamento.

La piccola è ora sotto controllo da parte del pediatra privato.

Visite a domicilio




La vecchia figura del dottore che veniva in visita a casa, soprattutto in casi di febbre alta in neonati è ormai sparita.

Ma un pediatra può rifiutare di effettuare una visita a domicilio? Quello che è certo è che la sanità pubblica è in affanno ma, il caso di Teramo, lascia molto perplessi. Come può un dottore, un pediatra per giunta, rifiutare di visitare una neonata che presenta febbre alta? È ovvio che la piccola non ha ancora la facoltà di indicare i sintomi del malanno. Inoltre, non è pratica salutare far aspettare in un ambulatorio pieno di batteri una bimba piccola le cui difese immunitarie sono prossime allo zero.

Secondo i dati, circa il 25% delle richieste di visite a domicilio viene respinta. L’obbligo domiciliare esiste se il paziente presenta condizioni molto gravi. La legge, tuttavia, non da spiegazioni in merito ai casi di urgenza e quindi di “non trasferibilità”. Il tutto, quindi è a discrezione del medico.

La mamma della piccola fa da portavoce per tutte le altre che si sono viste rifiutare la visita a domicilio:

Sono sicura che i bambini si riprenderanno, ma non è giusto quello che è successo perché un pediatra dovrebbe starci vicino

La situazione è ora sotto controllo e, la neonata non ha più una febbre alta. I genitori della piccola, tuttavia, hanno dichiarato di voler fare una denuncia all’Ordine dei medici.




Il pediatra deve essere una persona che rassicuri genitori e bambini. È una vocazione e, anche se la sanità è in affanno, soprattutto per le visite a domicilio, il pediatra dovrebbe agire con il buonsenso.  

 

Elena Carletti

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