Fecondazione assistita, il diritto negato alle coppie omosessuali e alle donne single

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La Corte Costituzionale si è espressa nei giorni scorsi in merito alla Fecondazione Assistita, stabilendo la legittimità del divieto alle  coppie omosessuali di sottoporsi a tale trattamento.

La questione,  sollevata dai Tribunali di Pordenone e Bolzano,  riguarda la legittimità costituzionale della legge numero 40 del 2004 che  vieta alle coppie omosessuali di sottoporsi alla fecondazione assistita.



Il caso

Il desiderio di genitorialità di due coppie si è scontrato con la Legge 40 del 2004, che regola il diritto in materia di fecondazione assistita.  Il Tribunale di Bolzano e quello di Pordenone hanno presentano alla Corte Costituzionale una richiesta per esaminare il rifiuto da parte della ASL di sottoporre al trattamento due coppie omosessuali.

Due donne unite civilmente si sono rivolte alla ASL di competenza per potersi sottoporre al trattamento per la fecondazione, davanti al rifiuto dell’azienda sanitaria si sono rivolte al Tribunale di Pordenone.

Simile il caso delle due donne di Bolzano, in questo caso una delle due donne è sterile mentre l’altra impossibilitata a portare a termine la gravidanza per alcuni problemi cardiaci. Dopo aver richiesto alla ASL di far sottoporre la donna sterile al trattamento e davanti al rifiuto della suddetta, le due donne hanno deciso di inoltare un reclamo presso il Tribunale di Bolzano.

I due casi vanno a scontrarsi con gli articoli 5 e 12 della Legge 40  del 29 febbraio 2004,  questa riserva il trattamento alle sole coppie eterosessuali, coniugate o conviventi:

Possono accedre alle tecniche di procreazione medialcmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile , entrambi viventi”.

Corte Costituzionale

Il Tribunale di Bolzano e quello di Pordenone non erano nelle condizioni di disapplicare la legge e si sono quindi rivolti alla Corte Costituzionale, affinché giudicasse la legittimità di tale divieto.

Di fatto la legge discrimina i cittadini omosessuali che, a differenza degli eterosessuali, non possono sottoporsi al trattamento medico. Non solo, le stesse donne eterosessuali e single sono escluse dalla possibilità di sottoporsi alla fecondazione. Uno dei requisiti è, infatti, quello di essere sposati o poter dimostrare di avere in essere una convivenza.

Massimi Giudici, nella facoltà di poter cancellare e modificare la suddetta legge, hanno deciso per legittimare il divieto di procreazione assistita alle coppie omosessuali e alle donne single.

Le Reazioni

Immediate le reazioni dei legali delle due coppie, Maria Antonia Pili e Alexander Schuster, concordi nel giudicare discriminatoria la sentenza della Corte Costituzionale.

Per Schuster si tratta “di una sconfitta non solo per le coppie lesbiche ma anche per le donne single”.  Il legale sottolinea poi come si tratti di una decisione “in linea con i tempi” che nega la possibilità di famiglia a coppie dello stesso sesso.

Nell’Italia che celebra nel 2019 il Family Day non stupisce questa decisione che vede il nostro paese, ancora una volta, in ritardo in materia dei diritti LGBTQ. Come notato anche da Gabriele Piazzone, segretario generale di Arcigay, che ha dichiarato in merito: “un’esclusione ingiustificata che nei principali paesi dell’Europa occidentale è stata superata ormai da anni”.




A dare di che meditare resta il fatto che a regolare il diritto in materia di fecondazione assistita sia una legge del 2004, superata da diversi anni in gran parte del mondo.  In Europa, ad esempio, la procreazione assistita è aperta, senza alcuna distinzione, in diversi Paesi: Belgio, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna e Austria.

In Francia la proposta è attualmente in discussione, in Italia finché le motivazioni della Sentenza non saranno rese note è ancora possibile sperare in un invito da parte della Corte al Parlamento al riesame della legge.

Intanto l’avvocato Schuster non esclude un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che già in passato si è trovata a scontrasi con il Diritto italiano.

 

Emanuela Ceccarelli

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