Federica Pellegrini, trionfi e cadute di una campionessa infinita

A Gwangju l'ennesimo successo di una carriera che la vede ai vertici mondiali da 15 anni

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Spesso si dice che nello sport il difficile non sia tanto arrivare ai vertici, quanto rimanerci. Farlo per 15 anni, in una disciplina logorante come il nuoto, rende l’impresa ancora più eccezionale. Federica Pellegrini continua ad aggiungere pezzi di storia a una carriera sempre più straordinaria. La medaglia d’oro vinta nei 200 metri stile libero ai Mondiali coreani di Gwangju è l’ultima perla che la nuotatrice veneziana ha aggiunto alla sua scintillante collezione.

OTTO VOLTE DI FILA SUL PODIO

E’ dal 2005 che la Pellegrini sale ininterrottamente sul podio della sua gara preferita. A Montreal, l’allora diciassettenne Federica fu d’argento, la prima di otto medaglie consecutive nella stessa gara, un record assoluto per il nuoto mondiale. Con quella odierna le vittorie sono quattro: Roma 2009 (dove arrivò anche il record del mondo in 1.52″98), Shanghai 2011, Budapest 2017 e appunto Gwangju 2019. A completare il palmares, tre argenti (quello già citato di Montreal, Barcellona 2013 e Kazan 2015) e un bronzo portato a casa da Melbourne nel 2007. Una continuità di rendimento che non ha eguali, e che deve tenere conto anche dei due successi nella distanza doppia, a Roma e Shanghai, oltre che di tutte le altre medaglie conquistate in ambito europeo.

GIOIE E DELUSIONI OLIMPICHE

Più complicato il rapporto della Pellegrini con i Giochi Olimpici. Fu proprio una rassegna a cinque cerchi, quella di Atene, nel 2004, a far conoscere al mondo l’atleta veneziana, che vinse un’inaspettata medaglia d’argento, sempre nei 200, battuta soltanto dalla romena Camelia Potec. Quattro anni più tardi, a Pechino, ottenne quell’oro che in passato era sempre sfuggito all’Italia in campo femminile, e che ne segnò la definitiva consacrazione. Meno fortunate le due edizioni più recenti, quella di Londra 2012 e Rio 2016. E proprio la delusione per la medaglia sfuggita per 26 centesimi in terra brasiliana, quarta dietro a Ledecky, Sjoestrom e McKeown, sembrava poter spingere Fede al definitivo ritiro. Fortunatamente le cose non sono andate così.




CADUTE E RISALITE

Il percorso agonistico e umano della “Divina” è stato sempre lastricato di ostacoli e momenti neri, dai quali però, ogni volta, l’azzurra è riuscita a rialzarsi e tornare più forte che mai. La Pellegrini è riuscita a sconfiggere, oltre agli avversari, i grandi dolori come quello per la morte, nel 2009, di Alberto Castagnetti, il tecnico che l’aveva lanciata e che lei considerava come una sorta di secondo padre. O le crisi di panico che a volte arrivavano poco prima di scendere in acqua. O anch le difficoltà legate ai continui cambi tecnici, da Stefano Morini a Philippe Lucas, per il quale si trasferì a Parigi, fino ad arrivare a Matteo Giunta, e le chiacchiere extra nuoto per le sue discusse storie d’amore con i compagni di nazionale Luca Marin e Filippo Magnini. A ogni caduta, sportiva o umana, è seguita una rinascita. Come un’araba fenice che risorge dalle ceneri,  e che non a caso si è tatuata sul collo.

SECONDA GIOVINEZZA

Alle soglie dei 31 anni (li compirà il prossimo 5 agosto), Federica Pellegrini sembra aver finalmente raggiunto la piena maturità, come atleta, ma anche come donna. Dal punto di vista tecnico, il lavoro svolto nell’ultimo anno con il suo allenatore, ha dato sicuramente i suoi frutti. Dedicarsi alla velocità ha permesso di migliorare la prima parte di gara, senza però perdere lo sprint finale nell’ultima vasca, dote che da sempre caratterizza la nostra atleta. Nuotare in 1’54’22, un tempo di altissimo livello, testimonia la competitività di Federica, che avrebbe probabilmente potuto giocarsi l’oro anche contro la marziana statunitense Katie Ledecky, favorita della vigilia ma messa fuori gioco da un virus intestinale.

OBIETTIVO TOKYO 2020

Un’atleta con un simile palmares non ha più niente da dimostrare. Ma a questo punto, con il discorso iridato chiuso definitivamente, resta un ultimo grande appuntamento prima di voltare definitivamente pagina, quello dei Giochi Olimpici di Tokyo, fra un anno esatto. Tornare sul podio a cinque cerchi sarebbe il modo più dolce per concludere una carriera che già adesso la colloca nell’olimpo del nuoto mondiale.

 

DINO CARDARELLI

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