Le avventure di Omero nel Baltico: e se Troia fosse in Finlandia?

Da che mondo e mondo, la figura di Omero è associata a quella di un aedo cieco che suona la lira e canta le avventure degli eroi greci. Questa visione, però, sembra non essere storicamente affidabile. Tanto che la questione omerica è stata ed è oggetto di infiniti dibattiti. In questo contesto, una teoria che si distingue senza ombra di dubbio è quella dell’ingegnere Felice Vinci, che con il suo Omero nel Baltico ha messo molta carne sul fuoco.

Questo perché Vinci mette in discussione non la figura di Omero, quanto l’origine stessa dei suoi poemi. Se, infatti, la maggior parte gli studiosi sostengono che le azioni di due dei più grandi poemi epici di tutti i tempi siano ambientate in Grecia, Vinci sostiene che in realtà Achille e tutti gli altri fossero scandinavi. E che l’azione sia ambientata sul mar Baltico.

Una teoria che ha fatto rabbrividire molti grecisti, ma che ha incontrato anche dei favori, e che risulta interessante sia da un punto di vista antropologico che letterario e archeologico.

Secondo Felice Vinci, infatti, all’interno dei testi omerici ci sarebbero tantissimi elementi che rendono impossibile collocare le vicende in Grecia.

Il primo elemento è la descrizione dei luoghi dove si svolge l’azione. Si parla infatti di un clima freddo, tempestoso. Si parla di nebbia e forti venti, di un mare sempre burrascoso. Un clima che mal si sposa con quello mediterraneo. Per di più le abitudini alimentari degli eroi – che mangiano soprattutto carne – sono piuttosto simili a quelle dei vichinghi, e non vengono mai menzionati cibi molto diffusi in Grecia, come i fichi o le olive. Anche i personaggi molto spesso indossano indumenti pesanti.

Un secondo elemento a sostegno della teoria di Vinci sarebbe la durata della battaglia principale dell’Iliade, che va avanti per due giorni ininterrottamente. Questo avrebbe a che vedere con il cosiddetto “sole di mezzanotte” ovvero il fenomeno astronomico per il quale, ad alte latitudini, si hanno notti chiare in prossimità del solstizio d’estate.





Secondo il geografo Strabone, inoltre, fino all’età del bronzo il presunto campo di battaglia dell’Iliade sarebbe stato ricoperto dal mare.

Ma non finisce qui.

Ci sono tantissime concordanze tra le usanze, la mitologia e la letteratura omerica e il mondo nordico. Per citarne alcune, i vichinghi si riunivano in assemblea durante i banchetti, e gli scaldi norreni sono facilmente associabili agli aedi, e Omero fa spesso uso del Kenningar, figura retorica caratteristica della letteratura nordica.

Una delle associazioni più interessanti e rilevanti, però, riguarda la descrizione delle navi.

Sia le navi achee che quelle vichinghe, infatti, erano provviste di un albero smontabile, caratteristica che era molto utile per evitare la formazione del ghiaccio, e la doppia prua che consentiva di navigare all”indietro.

Secondo Vinci, tutta la geografia omerica sarebbe da rivedere, poiché ha molte più corrispondenze con la Scandinavia che non con la Grecia. Per esempio, Omero descrive il Peloponneso come una vasta pianura. Una incongruenza con la realtà fisica di questa regione, che secondo Vinci sarebbe invece l’isola di Sjaelland. Per quanto riguarda Itaca, per la quale non è stata trovata corrispondenza in Grecia, Vinci trova il corrispettivo nell’isoletta di Lyø, in Danimarca. L’arcipelago danese corrisponderebbe alle quattro isole maggiori descritte da Omero.

La teoria di Felice Vinci è sicuramente lontana anni luce dal nostro immaginario. E anche solo immaginarci Achille con una pelliccia e le corna da vichingo è veramente strano. Ancora oggi, gran parte dei misteri che riguardano Omero rimangono irrisolti. E questo forse ne aumenta ancora di più il fascino.

Sofia Dora Chilleri

 

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