Fermati, aspetta e vai a capo

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Si scrive: sono- alla- fermata- della- metro- e- mi- sto- annoiando- come- un- bambino- durante- un- comizio- politico, e si legge.   Si legge? Come si legge?? Si legge. Punto.  A Grenoble, in Francia, attendere l’arrivo della metro, significa leggere.

Che genialità!!                              

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Si tratta di un’ iniziativa che la casa editrice Short Édition, in collaborazione con il sindaco, ha realizzato per avvicinare i cittadini e le cittadine alla lettura e per ammorbidire quello che è lo stress dell’attesa: dei distributori di racconti, automatici e gratuiti, alla fermata della metro. 

E la musica caricata nell’mp3, tutti i messaggi a cui non si è ancora risposto, il resoconto delle bollette da pagare, possono aspettare: serve solo un dito e la voglia di allontanarsi un po’ da tutto quello che, sulla banchina della fermata o durante il su e giù di chi non riesce a star seduto, si presenta davanti agli occhi e nella testa.

Perché i cattivi pensieri, i tristi ricordi, le ansie e la nostalgia per un tempo in cui si potrebbe fare altro, e invece lo si sta impiegando ad aspettare la metro che porterà a lavoro (un lavoro che, magari, neanche piace), lo sanno che il momento dell’ attesa è un buon momento per pizzicare, solleticare, innervosire o commuovere chi, appunto, aspetta. Loro lo sanno che durante l’attesa della metro si è impotenti: non si può scappar via né, molto spesso, si può guardare il cielo; non si può cantare a squarciagola né mettersi a ballare tra la folla compressa. Non ci sono vie d’uscita: si è vittima di quello che, in altri momenti, sarebbe più semplice scostare, soffocare, far finta di non vedere e omettere a se stessi, a se stesse. Perché l’attesa, più che consistere in un momento, in una fase della giornata, è uno stato, una condizione: chi attende, si offre ai pensieri e ai ricordi e alle speranze in una nudità impotente: anche se quello che riaffiora fa male, tra le dita che non sanno dove sfogare la loro agitazione e i piedi che non ne vogliono sapere di star fermi, bisogna star lì, non c’è altra soluzione. E gli altri, le altre, che aspettano e che son sempre così lontani, così lontane, non possono far nulla per distrarre, per alleviare l’ansia, per ammorbidire il peso delle parole, pronunciate o soffocate, che si vorrebbe fossero trascinate via dalla velocità della metro. 

Attendere è complicato, è impegnativo, è frustrante a volte. E in Francia, non solo lo sanno, ma hanno anche pensato ad un modo per rendere meno noiose e pericolose le attese presso le fermate della metro. Accanto ai distributori di bevande gassate e merendine artificiali, ecco i distributori di racconti, dai quali vengono fuori storie della lunghezza pari a quella del tempo che bisogna aspettare fino all’arrivo della prossima corsa. E il potere, la forza delle parole, agiscono coinvolgendo e permettendo a lettori e lettrici di iniziare il viaggio ancor prima di salire sul mezzo di trasporto.

Mani impegnate ad accogliere e a stringere il foglio erogato dal distributore, occhi attenti e concentrati sulle parole che attraggono e aprono porte, finestre e strade, menti stimolate e avvicinate alla lettura, servita, offerta in maniera immediata e gratuita. Tutto lì: in quel luogo che fino a ieri, era solo il punto in cui arrivare per poter ripartire. Tutto lì: dove fino a ieri erano solo spinte, gambe impazienti e frette esigenti. Eh… perché la lettura fa miracoli! La lettura è per tutti, per tutte, indipendentemente dall’età, dalla professione e dai sogni ficcati nello zaino. La lettura è dolce potenza, generosa presenza e possibilità libera e sfrontata: chi o cosa può tener a bada un uomo o una donna che legge? Chi o cosa, può impedire ad un lettore o ad una lettrice di muovere il passo verso l’impossibile (o quello che si crede tale)? Chi o cosa può controllare, monitorare e modificare, i pensieri e le passioni, anche quelle segrete e stravaganti, di uno spirito avvolto e travolto da storie brevi quanto basta e forti più del rumore della metro che sta per arrivare… e quasi la si perde. Perché la lettura è anche questo: accorgersi di aver saltato la corsa, la fermata o (e questo è veramente il massimo) l’agitazione dell’attesa.

E tutto questo, la lettura riesce a farlo anche con una storia lunga poche righe: numeri e quantità, quando si legge, sono sostituiti da intensità e coinvolgimento…

Che dire? Se non complimentarsi con il sindaco e con la casa editrice Short Édition, per l’idea geniale e per aver unito due dimensioni immancabili nella giornata e nella vita di ogni persona: il nervosismo causato dall’attesa e la pace procurata dalla lettura.

Sarebbe bello scrivere di iniziative del genere anche parlando del nostro Paese, considerato che l’Italia si classifica tra i Paesi in cui si legge di meno. Per non dire poco, pochissimo.

Sarà che qui si ha altro a cui pensare. C’è sempre un “treno” che parte, qui, in Italia.

Certo, se l’attesa, almeno, fosse allietata da una storia, probabilmente si vivrebbe meglio.

 

Deborah Biasco

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