Festa del Papà? I padri separati vivono in povertà e senza vedere i figli

I dati diffusi da Istat e Caritas a riguardo sono sconcertanti.

Oggi, 19 marzo, si festeggiano i papà, ma c’è poco da festeggiare per tutti quei padri separati che vivono in condizioni difficili.

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Sempre più spesso si parla di diritti femminili, di pari opportunità e delle discriminazioni di genere, tutto ciò in difesa delle donne; ma agli uomini qualcuno ci pensa mai? Soprattutto, si pensa mai agli uomini che sono mariti e padri separati con figli e a come sono costretti a vivere? Facciamo il punto della situazione, in occasione della Festa del Papà.

Festa del Papà? Ma non c’è proprio nulla da festeggiare

Ieri si è svolta a Roma la marcia dei papà separati, il Daddy’s Pride 2018, iniziativa inaugurata nel 2005. Ebbene, dopo 13 anni, la situazione dei padri separati non sembra essere migliorata, anzi le cose sono andate via via peggiorando.

“Dopo anni di manifestazioni, la Festa del papà è ancora solo la festa dei pasticceri. Noi vogliamo difendere il diritto dei bambini di amare due genitori e quattro nonni, perché siamo tutti uguali e anche i papà meritano rispetto”.

La legge sull’affido congiunto del 2006 spesso e volentieri non viene applicata: difatti, l’affido è condiviso solo sulla carta, poiché in realtà, nella maggior parte dei casi, i figli trascorrono molto tempo con la madre e pochissimo con il padre. Diversi padri separati lamentano il fatto che non vedono i propri figli da settimane o addirittura mesi. Anzi, tra i papà che hanno manifestato ieri a Roma ce n’è uno che non incontra il proprio figlio da ben 465 giorni (un anno e tre mesi circa). Tutto ciò non è giusto: perché le mogli ed ex-mogli sfruttano la separazione e il divorzio per spillare soldi ai mariti che si ritrovano a dover sborsare assegni sia per la madre che per ciascuno dei figli. Una ricerca dell’ISTAT sulle separazioni ha rilevato che i coniugi scelgono l’affidamento congiunto nell’89,4% dei casi, ma i figli trascorrono molto più tempo con la madre che con il padre, che deve versare il 94,1% delle volte un assegno di mantenimento per i figli minori, il cui importo si aggira attorno ai 488 euro, a cui si possono aggiungere altri 485 euro per l’assegno da versare alla moglie. I dati fanno riferimento agli anni 2013/2014, periodo in cui lo stipendio medio degli italiani era di circa 1.300 euro. Facendo due calcoli si capisce come molti padri separati arrivino a stento alla fine del mese. La casa viene praticamente sempre assegnta alla moglie, dunque il marito deve trovarsi un altro alloggio e se deve già sborsare 900/1000 euro per mantenere moglie e figli, come fa a pagare un affitto e comprarsi da mangiare con i pochi soldi che gli rimangono?




Figli mai visti e “padri bancomat”

Andrea Balsamo, responsabile dell’associazione “Nel nome dei figli”, riguardo l’affido congiunto ha dichiarato:

«L’ultima riforma del diritto di famiglia risale agli anni ’80», invece la «legge 54 sull’affidamento condiviso» del 2006 «avrebbe potuto risolvere il problema, ma così non è stato. Il bambino continua a vivere con la mamma e il papà a vederlo solo poche ore. Questo non vuol dire ‘affido condiviso’. È vero che la legge obbliga entrambi i genitori a trovare un accordo sulle decisioni che riguardano il piccolo, ma per il resto tutto funziona come prima. Nella maggior parte dei casi, il bimbo vive con la mamma che risulta essere quasi sempre il ‘genitore collocatario’. Nel resto dell’Europa il bambino vive metà del tempo con uno e metà con l’altro (per chi lo desidera, ovviamente). L’Italia continua a rappresentare un’eccezione e a pagare una multa di decine di milioni di euro ogni anno comminata dalla Corte di Giustizia europea per il mancato rispetto della legge 54».

Negli ultimi anni, si sono registrati decine di casi di padri separati che si sono tolti la vita, per loro il suicidio è l’unica via d’uscita da una situazione economicamente e psicologicamente insostenibile. C’è chi si riduce a dormire nella propria automobile, chi va a mangiare alla Caritas, chi chiede ai propri genitori di poter avere una parte della loro pensione per tirare a campare. Rifarsi una vita? Impossibile, anzi addirittura impensabile. I figli avuti dal matrimonio fallito diventano un mezzo di ricatto da parte delle ex-mogli che non ci pensano due volte a spolpare fino all’osso l’ex-marito. Altro che affidamento congiunto, se davvero fosse condiviso, anche le donne dovrebbero contribuire al mantenimento dei figli. Qualcuno potrebbe obiettare che generalmente la parte femminile è quella più debole dal punto di vista economico e lavorativo (è vero le donne guadagnano di meno rispetto agli umini, a parità di manioni), ma ciò non significa che una moglie possa usare i figli per vendicarsi sul proprio marito a causa di una relazione naufragata. Non è giusto né per i figli; né per i padri. Parliamo tanto di emancipazione femminile e del fatto che le donne debbano essere indipendenti, abbiamo voluto la parità dei diritti, benissimo, ma la parità dei doveri dove sta? Ci facciamo sentire solo quando ci conviene, siamo brave a combattere, ma lo siamo altrettanto a fare le vittime, se possiamo ricavarne qualche utile.




Proposte di legge per un affido realmente condiviso

Alcuni segnali di svolta sembrano in arrivo dalla politica, difatti è stata diffusa questa nota da parte del Dipartimento tutela vittime:

“Il Dipartimento tutela Vittime Benevento vuole celebrare la Festa del Papà esprimendo solidarietà e sostegno a tutti i padri separati che subiscono violenze psicologiche ed economiche da parte delle ex mogli ed ex compagne, le quali strumentalizzano i figli per vendicarsi di un rapporto concluso e a volte anche per generare una rendita economica personale. 

È necessario riformare le norme che regolano le separazioni ed i divorzi, tenendo il punto sulla effettività dell’affido realmente condiviso (e non di fatto unilaterale) dei figli e rivedendo la contribuzione economica da parte del padre. I padri separati sono oggi a tutti gli effetti una nuova forma di povertà che è in crescita. 200 uomini all’anno decidono di farla finita a causa delle pressioni psicologiche e della indigenza economica. Le sentenze sono molte volte viziate da una visione matriarcale e femminista che riducono l’uomo a mero bancomat ed arrivano a farlo vivere in macchina.

È pertanto necessario dare lo status di “prima casa” a quella dove il padre separato va a vivere e rendere proporzionale il mantenimento dei figli al suo tenore di vita attuale. Infine, va rivista la procedura del contributo in favore del coniuge più “povero”, da sempre considerata la donna, in base all’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Se la donna ha le capacità e la preparazione da consentirle di lavorare non può continuare a vivere alle spalle dell’ex marito”.




E qualche segnale di speranza arriva anche dall’unione di associazioni e istituzioni: oggi a Parma è stata presentata “Io sto con te”, una casa dedicata ai padri separati. Il Comune di Parma, la Fondazione Pizzarotti, l’associazione San Cristoforo e la Munus Fondazione di Parma si sono coalizzate per dare vita a questo progetto di cui si sentiva la necessità. Come mai proprio a Parma? Perché è il comune capoluogo con il più alto tasso di separazione in Italia. Un anonimo benefattore ha regalato all’associazione San Cristoforo un appartamento, ristrutturato dalla Fondazione Pizzarotti e il 6 maggio (giorno in cui si celebra la Festa della Mamma) “Io sto con te” sarà inaugurata. Sono circa cento i padri separati di Parma a cui farebbe comodo una sistemazione del genere, che si propone di non essere un semplice tetto sotto cui dormire, ma “un luogo di vita dove passare del tempo felice e portare avanti la relazione con un padre che non deve isolarsi chiudendosi in sé stesso ma reagire”.

Chi sarà ospitato contribuirà a coprire i costi della struttura e, prima di entrare nell’appartamento, affronterà dei colloqui con psicologi ed esperti di diritto di famiglia.

Carmen Morello

2 Comments
  1. Pino bosch says

    Ma prima di scrivere cavolate, si documenti
    Un papà separato…..

    1. Carmen Morello says

      Buongiorno, i dati relativi all’indagine ISTAT sono reperibili a questo link: https://www.truenumbers.it/genitori-separati-in-italia/. Per quanto riguarda il Daddy’s Pride, può cercare su Google e troverà diversi articoli, foto e video di padri separati che protestano per le vie di Roma.

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