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Home Cultura

8 marzo: le origini, il senso e i soliti contestatori della Festa della Donna

di admin
08 Mar 2023
in Cultura
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Festa della Donna
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Oggi, 8 marzo, si festeggia quella che è nota come la “Festa della Donna“. In realtà, il suo nome completo è “Giornata internazionale della donna“. Questa ricorrenza fu istituita per ricordare le conquiste delle donne in ambito sociale, economico e politico. Nella storia, infatti, le donne hanno subito numerose discriminazioni e violenze. E purtroppo questo spesso accade ancora oggi.

Le origini della celebrazione

Durante il VII Congresso della II Internazionale socialista tenutasi a Stoccarda nel 1907, uno dei temi trattati fu la questione femminile. I partiti socialisti firmarono una risoluzione contenente l’impegno a introdurre il suffragio universale delle donne, escludendo però un’alleanza con le femministe borghesi. Due giorni dopo si tenne una Conferenza Internazionale delle donne socialiste. La rivista redatta da Clara Zetkin, “Die Gleichheit” (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste.

Negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown non condivideva la decisione di escludere ogni alleanza con le femministe borghesi. La donna, il 3 maggio 1908, dovette presiedere la conferenza periodica del Partito socialista di Chicago, a causa dell’assenza dell’oratore ufficiale designato. Tutte le donne erano invitate al congresso, che fu chiamato “Woman’s Day”. Si discusse delle operaie sfruttate dai datori di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

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La prima “Festa della Donna” si celebrò negli USA

Il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. E così, la prima e ufficiale “Festa della Donna” fu celebrata il 23 febbraio 1909 negli Stati Uniti.  

Le delegate socialiste americane proposero alla seconda Conferenza Internazionale delle donne socialiste, svoltasi a Copenaghen nel 1910, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

A San Pietroburgo, l’8 marzo 1917, le donne guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Quella data è rimasta nella storia come l’inizio della Rivoluzione Russa di febbraio. Durante la seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, tenutasi a Mosca nel 1921, si fissò all’8 Marzo la “Giornata internazionale dell’operaia“.

In Italia la prima celebrazione si ebbe il 12 marzo e non l’8

Soltanto nel 1922 si celebrò, per la prima volta in Italia, la Giornata internazionale della donna. L’iniziativa fu del Partito comunista d’Italia, che scelse come giorno il 12 marzo.

Ricorrono spesso falsi miti attorno alle origini della Festa della Donna. Ad esempio è errata la teoria secondo cui la ricorrenza trarrebbe origine dalla morte di centinaia di operaie in una fabbrica di camicie di New York. Ciò sarebbe avvenuto nei locali della Cottons, un’azienda inesistente, l’8 marzo 1908. Probabilmente, questa credenza nasce dalla confusione fatta con una tragedia realmente accaduta. Si tratta cioè dell’incendio della fabbrica Triangle di New York il 25 marzo 1911, in cui morirono 123 donne e 23 uomini.

L’8 marzo 1946 si ebbe la prima comparsa del simbolo, la mimosa. Sebbene si regalino fiori anche in altre parti del mondo, l’usanza di donare questo specifico omaggio è solo italiana. L’idea fu di Teresa Mattei, Rita Montagna e Teresa Noce, che proposero di adottare un fiore economico, che fiorisse alla fine dell’inverno e che fosse facile da trovare nei campi.  

L’ufficializzazione della celebrazione da parte dell’ONU

Nel 1977 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“. L’Assemblea riconobbe il ruolo della donna come importante per la pace. Asserì l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di favorire una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L’8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

Il senso di festeggiare le donne

Fare quest’excursus storico è fondamentale. Studiando le origini della Festa della Donna, si comprende anche il senso della sua esistenza. Le donne si festeggiano perché i diritti di cui godono, che oggi ci sembrano scontati, in passato erano tutt’altro che ovvi. Le donne hanno dovuto combattere strenuamente per affermare la loro dignità di esseri umani titolari degli stessi diritti già riconosciuti agli uomini. Queste conquiste non vanno dimenticate. Non va scordato il passato, per vivere più consapevolmente il presente ed evitare gli stessi errori nel futuro.

E poi ci sono i soliti contestatori

Purtroppo però ogni anno c’è qualcuno che deve dire il suo pensiero “controcorrente” su questa festa. Dal collega di lavoro all’opinionista in tv, arrivano perle di superficialità e mediocrità, vendute come opinioni ricche di concretezza e intrise di uguaglianza.

“Parlate tanto di parità, ma poi non fate una festa anche per gli uomini“

Innanzitutto, parità non significa dare a tutti le stesse cose. Se nella storia gli uomini hanno sempre avuto 100 e le donne 80, è giusto dare a queste ultime quei 20 punti in più per farle partire dallo stesso livello degli uomini. Ciò implica quindi che agli uomini non spetti niente, proprio perché hanno già 100 punti di partenza. Questo concetto si chiama uguaglianza sostanziale. Non è un astruso giro di parole, ma un’idea bellissima contenuta persino nell’art. 3 della nostra Costituzione.

Inoltre, l’8 marzo non è dedicato agli uomini perché sono sempre stati i “festeggiati”. Storicamente dettavano le regole del gioco in tutti gli ambiti, dalla politica alla casa. Per questo si è ritenuto di dedicare una festa alle donne, discriminate per ragioni di sesso. Poi ragazzi, se proprio non riuscite a farvene una ragione, basta fare una semplice ricerca su Wikipedia per scoprire che esiste anche una Giornata Internazionale dell’Uomo. L’evento si celebra in alcuni Stati il 19 novembre e trova l’appoggio dell’ONU.

“Si, ma è una festa commerciale”

Possiamo sicuramente discutere del consumismo e delle sue implicazioni sociali. Ma non lo si può usare per invocare la nullità radicale della Festa della Donna, le cui motivazioni storiche restano sempre importanti. Oltre alle mimose e alle pizzate tra amiche, c’è di più.

“Non è una festa, ma una scusa che usano le donne per perdere la dignità guardando degli spogliarellisti” 

Il fatto che una donna si intrattenga guardando uno spogliarello non ha nulla a che fare con la dignità.Questo tipo di svago non diminuisce la rispettabilità di uomini o donne. Purtroppo ci sono ancora molte persone che non accettano che le donne vivano una sessualità attiva, curiosa e non sottomessa.

“Prima eravate discriminate, ma ora avete tutti i diritti che vi spettano”  

La storia non deve essere solo un ricordo da tenere chiuso in un libro. Dal passato si deve imparare per non sbagliare mai più e per non dare per scontato quel che si ha. Sarebbe come dire che non ha senso celebrare la Giornata della Memoria, perché tanto gli ebrei non vengono più perseguitati. Infine, in molte parti del mondo le donne sono discriminate ancora oggi. È necessario dunque continuare a lottare per un’uguaglianza di fatto tra i sessi.

“Auguri alle Donne con la D maiuscola”

Le donne sono tutte tali e non potrebbero essere differenziate sulla base di criteri totalmente soggettivi. Se oggi riceverete un messaggio di auguri di questo tipo, bloccate il mittente.

Rossella Micaletto

Tags: 8 marzoDirittiDonnefesta della donnagiornata internazionale della donnamimosaparità dei sessiuguaglianzaWoman's Day
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