Fier by Andrea: il brand di streetwear tra qualità e dissacrazione

Lo streetwear destinato a cambiare la fashion industry online

Solo nell’ultimo anno il suo fatturato è aumentato del 240%. Oggi, Fier by Andrea opera in tutto il globo e rappresenta la fusione perfetta tra creatività e abilità di marketing. Non a caso, il suo fondatore, Andrea Sacco, ha studiato alla Business School Lausanne e ha deciso di entrare nel mondo della moda, spinto dalla passione per l’industria fashion. Le competenze del suo creatore permettono a Fier di posizionarsi fra i migliori brand online di luxury streetwear.

L’idea di Fier nasce proprio dalla volontà di colmare una delle maggiori carenze presenti nei brand online che molto spesso offrono prodotti con un rapporto qualità-prezzo non idoneo al loro reale profilo.  Quello di Andrea Sacco è un tentativo creativo in perfetto equilibrio tra qualità e urban style. Per questo, rende possibile quello che sembra un vero e proprio ossimoro: lo stile urbano di lusso.



Prodotti realizzati a mano e loghi rivestiti di diamanti ed oro. Sono dunque la ricercatezza dei materiali, il valore simbolico nascosto dietro ciascun capo e l’innata qualità del made in Italy a rendere Fier by Andrea un brand vincente. Ma non solo, lo descrive bene la sezione dedicata nel sito.

Fier non è solo un brand di vestiti. Fier è uno stile di vita che denuncia l’ignoranza e riporta a galla la semplicità dello stile urban, la cultura di cui siamo più fieri. Con uno stile minimalistico ed una profonda attenzione per ogni dettaglio. Il brand assicura ai propri clienti la miglior qualità per quanto riguarda i materiali ed il design. Il mondo di Fier si riflette istintivamente nella pagina Instagram. Riceve energie da entrambe le cose: il mondo di oggi, il costante miglioramento della libertà di espressione.

L’ultima collezione di Fier by Andrea tra libertà e dissacrazione

Uscita questo novembre, l’ultima collezione racchiude in sé tutto l’animo di Fier. I perbenisti della religione la potrebbero definire una blasfemia. Se non una profanazione dei simboli religiosi, ridotti a semplici ornamenti che solo gli eretici potrebbero accettare di indossare.

In realtà, ben diversa dall’essere un sacrilegio, la collezione vuole essere una celebrazione dell’umanità. Una semplificazione dissacrante dei simboli religiosi che da secoli dividono gli uomini in nome delle diverse fedi in cui credono. L’inserimento delle icone sacre sembra dunque voler assecondare un messaggio di accettazione.
Le diverse credenze che ci caratterizzano in quanto umani possono essere guardate insieme. Senza provare forzatamente a distruggerne una in favore di un’altra.

Per capire il significato di una rappresentazione all’apparenza tanto provocatoria è necessario fare un passo indietro. Dimenticarsi per un attimo degli emblemi religiosi e ricordarsi che dietro alle sovrastrutture di cui siamo vestiti, siamo tutti semplicemente esseri umani.

Carola Varano

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