Film Disney e donne, davvero raccontano di emancipazione?

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DONA

Se pensiamo ai grandi film della Disney, vengono in mente le protagoniste, sempre donne, in cerca di emancipazione, ma che la cercano sempre nel matrimonio: si vogliono sposare con un principe per riscattarsi da una vita infelice e triste. Il concetto di per sé è antico, ma del resto Biancaneve e Cenerentola risalgono agli anni ’40 e ’50, e sono specchio della società di allora.




Dopo l’uscita di La bella addormentata nel bosco nel 1959, sono dovuti passare trent’anni perché Disney producesse un altro film d’animazione su una principessa, La sirenetta. In quei trent’anni, ci furono grandi cambiamenti: la morte di Walt Disney, il femminismo degli anni ’60 e ‘70 e Martin Luther King con la marcia su Washington (sempre rivendicazione di diritti).

La prima eroina moderna?

La Disney produsse La sirenetta nel 1989, una nuova eroina moderna, all’apparenza, che pensa e agisce in modo indipendente e quasi ribelle. Tuttavia cerca sempre un riscatto nel matrimonio con un principe terrestre. Inoltre, le cose peggiorano perché si tratta del primo film Disney della serie sulle principesse in cui gli uomini hanno molte più battute delle donne. E da qui inizia un triste filone in questo senso.
La sirenetta Ariel perde letteralmente la voce, ma nei successivi film Disney della serie le donne parlano addirittura meno, e gli uomini hanno in media tre volte il numero di battute delle donne. Sono i dati delle linguiste Carmen Fought e Caren Eisenhauer, che lavorano a un progetto di analisi di tutti i dialoghi del filone Disney sulle principesse. Analisi importanti dal momento che questi sono film guardati da bambine “in formazione” a cui vengono trasmessi valori e ruoli.

Dal 1989 al 1999, i dialoghi appartengono agli uomini

Ma la cosa singolare è che nei vecchi film classici, di oltre 50 anni fa, questo equilibrio è invertito: in Biancaneve, il rapporto tra uomini e donne che parlano è 50-50; in Cenerentola 60-40. In La bella addormentata i dialoghi femminili sono addirittura il 71 percento.
Tutti i film sulle principesse del periodo 1989-1999 sono dominati dagli uomini: i personaggi maschili parlano per il 68 per cento ne La sirenetta, il 71 per cento ne La bella e la bestia, il 90 per cento in Aladdin, il 76 per cento in Pocahontas, e il 77 per cento in Mulan. Caso emblematico, dove Mulan di per sé è proprio l’eroina per eccellenza e il simbolo di un riscatto femminile dove conquista il ruolo di combattente da sempre appartenuto all’uomo. Ebbene, anche qui, le donne parlano solo per il 23 per cento.

Personaggi maschili

Questo perché gli altri personaggi del film sono tutti maschili: non ci sono donne ne La bella e la Bestia che guidano gli abitanti del paese contro la Bestia o che fanno gruppo nella taverna (le altre donne sono bionde e stupide). E l’aiutante chiacchierone? Sempre un uomo: Flounder, Sebastian, Lumière, Tockins, Iago, il Genio della lampada e Mushu: perché nessuno di loro può essere una donna?

Dagli Anni ’90, la situazione migliora

Dopo Mulan (1998), sono passati altri dieci anni prima che la Disney producesse un’altra serie di film sulle principesse. Nei film più recenti, la battute sono distribuite tra donne e uomini in modo più equo. In Rapunzel – L’intreccio della torre le donne hanno il 52 per cento dei dialoghi e in Ribelle – The Brave, il 74 per cento (grazie al rapporto madre-figlia che guida tutto il film). Frozen – Il regno di ghiaccio, però, interrompe la tendenza: nonostante racconti la storia di due principesse sorelle, nel film gli uomini hanno il 59 per cento delle battute.
Parte del merito di questo recupero è forse da attribuire alle persone che hanno contribuito a fare il filmFrozen e Ribelle sono stati entrambi ideati, scritti e diretti da una donna o da un team che comprendeva donne.

Più sensibilità e consapevolezza

Senza dubbio, la Disney negli ultimi anni ha aumentato la consapevolezza di alcune scelte, alla luce di tutte le battaglie culturali che sono ancora in corso, dal razzismo al rispetto della donna. Di gennaio scorso la notizia che ha posto limitazioni a film  quali Dumbo, gli Aristogatti e Peter Pan per la presenza di stereotipi razziali.
E questa rinnovata sensibilità, Disney, la porta anche nei nuovi prodotti. L’ultima creazione, Raya e l’ultimo drago, ambientato nel sud est asiatico, vanta un team di otto sceneggiatori, composto sia da americani sia da professionisti di origine asiatica; comprende inoltre l’autrice del successo cross culturale dei nostri anni, Crazy & Rich: Adele Lim, l’unica donna che in America ha avuto successo, oltreoceano, grazie a una commedia con tutti protagonisti asiatici. Adele Lim, produttrice e sceneggiatrice cinematografica e televisiva di origine malese, è la scrittrice di Raya e l’ultimo drago. Ha spiegato che da dove lei proviene (Malesia e più in generale il sud-est), esiste una grande tradizione di leader militari e politici donne, come esiste una grande tradizione di storie con draghi d’acqua che le aiutano.

Chissà che la presenza maggiore di donne sceneggiatrici e registe possa aiutare a fare un ulteriore passo verso la definitiva parità.

Marta Fresolone

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