Finanza islamica: un’alternativa forma d’investimento

Secondo i precetti del Corano il denaro non può generare interessi e per crescere dev’essere necessariamente investito in altre attività.

0

Che cos’è la finanza islamica? Secondo i precetti del Corano il denaro non può generare interessi e per crescere dev’essere necessariamente investito in altre attività.

Fondata su principi opposti a quelli della finanza capitalista riscuote un certo successo anche tra i non musulmani. Entro il 2021 le stime prevedono che il giro di affari si attesti intorno ai 4 miliardi di dollari. Tutto ha origine nel secondo dopoguerra quando nei paesi mediorientali si iniziò a discutere di un sistema finanziario rispettoso dei principi dell’Islam.

LA PRIMA BANCA

E’ in Egitto che nel 1963 nasce il primo istituto di credito basato sull’Islam. Negli anni a seguire tale sistema viene esteso in tutto il paese. Nel 1975 viene fondata la prima istituzione finanziaria internazionale, la Islamic Development Bank. Nel 1978 anche in Europa viene aperta una banca islamica in Lussemburgo.

COME FUNZIONA?

Alla base della finanza islamica ci sono i dettami del Corano in ambito economico-finanziario con il divieto dei ribà, il tasso d’interesse unito al principio della condivisione del rischio e del rendimento. La speculazione è tassativamente vietata e in base alla sharìa (legge islamica) sono proibiti gli investimenti in alcool, tabacco, armi e gioco d’azzardo. Per ultimo, ma non meno importante, i proventi dei capitali investiti vanno distribuiti in maniera equa.

LE OBBLIGAZIONI

I sukuk sono obbligazioni che investono quasi esclusivamente in immobili che possono produrre una rendita. Tale rendita è utilizzata successivamente per pagare la cedola. Ad esempio, una società acquista tali immobili per autofinanziarsi emettendo certificati di partecipazione che a sua volta restituiscono un canone periodico. A differenza delle classiche obbligazioni le quali, a prescindere dal rendimento, generano un profitto, i sukuk danno diritto ad un rendimento solo se il bene immobile sta effettivamente rendendo.

LA SOPRAVVIVENZA SENZA INTERESSI

Ma se nella finanza islamica sono esclusi gli interessi come fanno a guadagnare le banche? I rendimenti avvengono con altri servizi finanziari specifici. Con il murabaha l’istituto di credito acquista beni a suo nome per conto di un cliente per poi cederglieli ad un prezzo maggiorato. L’ijaraha invece è una sorta di leasing con il quale la banca compra un bene che viene poi affittato al cliente. Quest’ultimo potrà poi decidere di riscattarlo. Musharaka e mudaraba sono canali d’investimento condiviso da banca e cliente insieme al fine di una ripartizione delle rendite.

IL DIRITTO DEL POVERO AL DOVERE DEL RICCO

La zakat, ovvero la tassa islamica menzionata più volte nel Corano, corrisponde ad un obolo del 2,5% sul capitale detenuto. In passato, quando le carovane arabe arrivavano in Yemen la prima azione che facevano era quella di cercare le persone povere alle quali consegnare la zakat. Se non le trovavano compravano grandi quantità di grano che distribuivano poi nelle zone di montagna. Oggi la zakat viene distribuita tra le fasce più povere della popolazione attraverso lo stato o personalmente da parte degli investitori stessi.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Nel vecchio continente, la capitale della finanza islamica è Londra. Basti pensare che la Al Rayan Bank nel 2018 registrava un cliente su tre non musulmano contro l’uno su otto nel 2010. La borsa londinese quota circa 70 obbligazioni sukuk per un valore di oltre 700 milioni di sterline. In Irlanda, Lussemburgo e Svizzera i principi della finanza islamica sono abbracciati da tempo.

E IN ITALIA?

La situazione nel Belpaese è in considerevole ritardo rispetto gli altri attori europei ed internazionali anche se le potenzialità sono molteplici. In questo particolare periodo storico infatti vi è sempre più un occhio di riguardo rispetto all’eticità degli investimenti anche se l’islamofobia imperante e disdicevoli rigurgiti di razzismo fanno pensare che serviranno ancora parecchi anni affinchè la finanza islamica si possa affermare anche da noi. Nel 2017 si è discusso in parlamento dei sukuk e sempre in quell’anno l’attuale sindaco di Torino Chiara Appendino dichiarò di voler aprire il capoluogo alla finanza islamica per favorire l’integrazione sociale ed economica dei cittadini musulmani.

 

ALBERTO CAROCCI

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi