L’Italia finanzia ancora la Guardia costiera libica

La Camera dei Deputati ha approvato la risoluzione di maggioranza che autorizza le missioni militari all’estero, con 438 favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti. Il Parlamento è chiamato ogni anno a discutere le missioni internazionali in cui l’Italia è impegnata per decidere se rinnovarle o meno. La scheda 48 che riguarda il finanziamento alla missione italiana per l’addestramento della cosiddetta Guardia costiera libica è stata quella che ha provocato più polemiche.

Con questo voto l’Italia conferma per il quinto anno consecutivo il supporto alla Guardia Costiera libica e all’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera. Questo porterà non soltanto a continuare a finanziare e supportare l’attività di intercettazione in mare e lo sbarco nei porti libici di rifugiati e migranti, ma ad un aumento di 500 mila euro dei fondi previsti nel 2020. Anche i finanziamenti alle missioni Irini e Mare Sicuro verranno aumentati (rispettivamente di 15 e 17 milioni rispetto allo scorso anno).




In cinque anni i finanziamenti alla Libia sono passati da 3.6 milioni nel 2017 a 10.5 nel 2021, per un totale di 32.6 milioni. Da gennaio ad oggi sono 15.700 le persone intercettate e riportate in Libia, dove ad attenderli ci sono centri di detenzione che violano sistematicamente i loro diritti. Tortura, stupro, violenza, omicidio: sono pratiche quotidiane e documentate all’interno di questi centri. A cui si sommano le centinaia di decessi in mare per omissione di soccorso.

L’appello delle ONG

Diverse organizzazioni umanitarie come ActionAid, Amnesty International, Medici Senza Frontiere hanno rivolto un appello contro questo accordo. Il 7 luglio sono state ascoltate in audizione alle Commissioni congiunte esteri e difesa di Camera e Senato. I loro rappresentanti hanno ricordato come il rispetto dei diritti umani non possa passare dall’accordo con la Libia.

L’Italia abbandoni le politiche di deterrenza e contenimento e si concentri piuttosto sulla salvaguardia e protezione di uomini donne e bambini nel rispetto dei loro diritti umani.

In una memoria firmata anche da Human Rights Watch trasmessa alle Commissioni, le organizzazioni hanno sottolineato l’urgenza di modificare i termini di cooperazione con la Libia .

Sollecitiamo il Parlamento a revocare qualsiasi sostegno alla Guardia costiera libica e alla Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera, condizionando qualsiasi intesa all’adozione da parte libica di concrete misure a garanzia dei diritti di rifugiati e migranti. Compreso l’impegno a sbarcare persone soccorse in mare in un porto sicuro, che non può essere in Libia.

Altre 29 associazioni riunite nel tavolo Asilo e Immigrazione si sono rivolte direttamente al governo con una lettera in cui auspicavano la sospensione dei finanziamenti alla Guardia costiera libica e l’eliminazione del Memorandum firmato nel 2017.

Proteste in piazza e in Parlamento

Alla vigilia della votazione in aula c’è stata una manifestazione in Piazza Montecitorio. I partecipanti portavano una benda sugli occhi, simbolo della volontà del governo di ignorare i continui abusi contro i migranti in Libia. Non sono mancate proteste anche sul fronte parlamentare. Ma la minoranza dei contestatari ha potuto fare ben poco contro un accordo popolare tra quasi tutti gli schieramenti politici. La mozione proposta da Erasmo Palazzotto (SI) e sottoscritta da circa trenta parlamentari che chiedeva di non finanziare la missione di cooperazione con la Guardia Costiera è stata respinta da una maggioranza schiacciante (376 contrari, 40 favorevoli e 21 astenuti). Dure, ma lucide, le parole di Filippo Miraglia, dirigente nazionale di Arci, che punta il dito contro la sinistra.

Non c’è una forza politica che faccia dei diritti umani una sua questione identitaria, mentre la destra costruisce consenso sulla loro negazione.

C’è chi i diritti umani li difende a parole, come il PD, che a febbraio dello scorso anno aveva votato (all’unanimità!) una mozione contro i finanziamenti alla Guardia costiera libica. Il PD ha inoltre proposto che l’onere di finanziare la Guardia costiera libica ricada sull’Europa anziché sull’Italia. Una richiesta che di fatto nulla cambia rispetto alle preoccupazioni espresse sulle violenze perpetrate ai danni dei migranti, come sottolineato anche dal deputato PD Matteo Orfini.

La situazione in Libia

Che i milioni di Roma si traducano in omicidi e sevizie di ogni genere è ormai sotto gli occhi di tutti. Le denunce e le inchieste che documentano le reiterate violazioni dei diritti umani dei migranti nei centri di detenzione libici sono note. Le morti nel Mediterraneo e i respingimenti illegali continuano a fare notizia nonostante vadano avanti da anni. Il video diffuso due settimane fa dalla ong Sea Watch in cui la Guardia costiera libica spara contro un’imbarcazione di migranti non sembra aver generato molto di più della solita indignazione momentanea, prontamente rimpiazzata dalla nuova polemica del giorno.

Nel frattempo la situazione in Libia, nonostante l’insediamento del governo di unità nazionale guidato da Abdul Hamid Debeibeh, rimane complessa e instabile. Alla luce delle problematiche ancora fortemente presenti nel paese, è evidente che la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro. Senza contare che la Libia non rientra tra i paesi aderenti alla Convenzione di Ginevra. Di conseguenza non è tenuta al rispetto delle disposizioni che tutelano lo status dei rifugiati. Delegare la gestione dei flussi migratori a un paese in queste condizioni non solo consegna i migranti al rischio di violenze e maltrattamenti, ma costituisce anche un potenziale fattore di destabilizzazione. La cosiddetta Guardia costiera infatti altro non è che un manipolo di milizie pronte a estorcere denaro e a praticare violenza sui migranti.

La proroga dei finanziamenti alla Libia conferma ancora una volta l’ordine delle priorità nelle politiche migratorie italiane (ed europee). Bloccare gli arrivi attraverso la strategia dell’esternalizzazione del controllo delle frontiere.

Come fa notare Oiza Q. Obasuyi, delegare operazioni di ricerca e soccorso alla Libia significa avallare in realtà pratiche di “intercettazione e cattura”. Continuare a finanziare questo tipo di missioni ha il solo scopo di spazzare la polvere sotto il tappeto, facendo finta di ignorare ciò che accade a poche miglia da noi ma di cui siamo complici, se non addirittura mandanti.

Giulia Della Michelina

 

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