Fine del Jova Beach Party, il bilancio. Era tutto necessario?

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Disastri e meraviglie, più disastri che meraviglie. Questo il resoconto, vago ed essenziale, della seconda edizione del Jova Beach Party. Il tour estremo, conclusosi ieri sera, condotto da Jovanotti lungo tutta l’Italia.

Il cantautore, con il suo staff, i suoi ospiti e dei cooperatori d’eccezione, ha dato spettacolo in dodici località differenti.  Nove di queste erano già spiagge, alcune, invece, inguardabili spiagge lo sono diventate. Luoghi brulli senza sabbia, né più la possibilità di ospitare una festa; ridotti allo stato desertico dallo spianamento delle dune, dall’abbattimento delle piante e dal calpestio, imperterrito, di migliaia di persone.

Si definisce, a buona ragione, il festival più criticato dell’anno. Danni ambientali, denunce per operazione di lavoro “in nero”, di più: concessioni spaziali speciali, grande dispiego obbligato di forze dell’ordine, forze di medicina e forze per il ripristino ecologico; spese e spese statali. Hanno rifinito, rischi per la salute umana da pericoli vari (sovrabbondante flussi di mezzi, sovrabbondante uso di alcool e droghe, ingenti calche umane, etc.).

Ciò semplicemente per la smania dell’eccesso: ma era tutto necessario?



Jova Beach Party, come “Jova” risponde al biasimo

Alle rimostranze di una serie di organizzazioni ambientaliste, “Jova” e il vicino Salvadori, organizzatore e produttore degli eventi, hanno risposto minimizzando, o addirittura adducendo alla totale falsità.

Due esempi. La procura di Lucca aveva aperto un’ inchiesta per il reato che configura “la distruzione o deterioramento di habitat”  e Salvadori, ai microfoni del Fatto Quotidiano.it , ha spiegato: “Attendo con la massima serenità qualsiasi sviluppo perché ritengo quanto denunciato in questi giorni totalmente falso e credo che gli organi preposti faranno chiarezza a breve“.

Jovanotti, invece, alle accuse aizzate dopo gli spettacoli di Lignano Sabbiadoro ha replicato: “La spiaggia è tornata meglio di come l’abbiamo trovata“. Un appunto decisamente risparmiabile. Perché i nocumenti sono stati resi visibili da catture fotografiche, e le parole non li occulteranno, né riporteranno alla condizione originale il paesaggio.

Il bello del party, la meraviglia dello svago liberale

Di fronte a tutto il negativo sinora espresso, naturalmente, c’è anche del positivo. Da considerare oggettivamente utile ma non giustificante.

Al Jova Beach Party hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, appartenenti a disparate generazioni: insieme nonni e nipoti. Nelle sedi di devastazione, giovani più che anziani, hanno dato massimo sfogo delle loro sensazioni, delle loro voglie.

Festeggiamenti spassionati e sregolati hanno condannato la natura, divertendo d’altra parte moltissimi. La domanda comunque rimane quella già chiesta: Solo per intrattenersi, era tutto necessario?

Il futuro del tour, qualcuno mai li fermerà?

Ebbene ci si proietta già del futuro, perché Maurizio Salvadori, rispondendo alla domanda riguardo la possibile successione di una terza edizione del giro, ha dichiarato: “Non se n’è ancora parlato, è una decisione che spetta all’artista. Per quello che mi riguarda, perché no?”.

Beh, noi sappiamo che sperare. Almeno, una riuscita diversa con un nuovo regolamento in incipit, redatto differentemente durante la fase organizzativa.

Digrossamento dei raduni massivi, incentivo alla guardia degli ambienti e mantenimento di uno stile celebrativo meno invasivo. Sono accorgimenti così tanto esosi?

Gabriele Nostro

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