Fine della libertà di espressione? La Scozia è in bilico

In Scozia, la nuova legge sui i reati d’odio e l’ordine pubblico segnerà la fine della libertà di espressione. La proposta del governo di Edimburgo è quella di criminalizzare le affermazioni offensive anche all’interno della propria casa.

Fine della libertà di espressione?

È possibile criminalizzare le affermazioni offensive anche all’interno della propria dimora?  

La legge attuale sui reati d’odio in Gran Bretagna – che risale al 1986 – prevede l’immunità per tutto ciò che viene detto nei luoghi privati. Tuttavia, il ministro della Giustizia dello Scottish Nationalist Party (Snp), Humza Yousaf – uno scozzese figlio di immigrati e primo ministro musulmano nel governo di Edimburgo – ha proposto di abolire questa eccezione. Egli stesso è stato vittima di pesanti insulti razzisti da parte di avversari della riforma, cosa che lo ha portato a sostenere fermamente che un crimine così non può essere accettabile nemmeno se commesso dentro le mura della propria casa, come “commento”.

Secondo il ministro, tutte le altre forme di violenza vengono punite anche all’interno della sfera privata, nella propria abitazione, pertanto lo stesso deve valere per i reati d’odio.



Avvocati, magistrati e il sindacato di polizia contro il governo scozzese

È possibile violare brutalmente la sfera privata dei cittadini?

L’avvocato Sarah Philmore, membro dell’associazione Fair Cop – che si batte contro le violazioni della libertà di espressione – ha paragonato la nuova legge all’apparato di sorveglianza della Stasi (Ministero per la Sicurezza di Stato) nella Germania dell’Est.

“Lo stato incoraggerà i cittadini a spiare i loro vicini. Altrimenti come farà ad avere prove del reato?”

Come si può oggettivamente stabilire il confine tra opinione legittima e commento offensivo? Inizialmente la legge voleva punire tutte le presunte “istigazioni all’odio”, anche se l’intento non era quello di offendere.

Il Ministro Yousaf ha riconosciuto però che questo avrebbe condotto all’autocensura, sottolineando che la discriminazione può essere punita solo se volontaria.  

Le restrizioni alla libertà di stampa possono inoltre creare conseguenze inattese, e pericolose. Come sostiene Labour Ruth Smeeth, già vittima di una campagna antisemita nel 2016,

“I cittadini hanno il diritto di affrontare alcuni argomenti a casa. Se qualcuno legge il Mein Kampf a casa perché sta studiando dovrebbe essere denunciato alla polizia? Dove tracciamo il confine tra curiosità intellettuale e reato?”

Ma anche il sindacato della polizia scozzese si è mostrato contrario: toccherebbe di fatto a loro, del resto, delimitare i limiti della libertà di espressione. E questo devasterebbe completamente la loro legittimità come corpo di polizia.



La Conferenza Episcopale di Scozia si oppone

Anche la Conferenza Episcopale di Scozia ha reagito al nuovo progetto di legge sui crimini d’odio e l’ordine pubblico del governo scozzese. In una relazione sottoposta alla commissione Giustizia del Parlamento, la Conferenza afferma che ogni nuova legge deve essere

“attentamente soppesata con riguardo alle libertà fondamentali, come il diritto alla libertà di parola, la libertà di espressione e la libertà di pensiero, di coscienza e di religione”.

Si tratta di una soglia potenzialmente bassa per la configurazione del reato, è la fine della libertà di espressione?

Il nuovo reato di possesso di materiale istigatorio potrebbe addirittura rendere materiale come la Bibbia e il Catechismo della Chiesa cattolica… istigatorio.

“La visione cattolica della persona umana comprende la convinzione che il sesso e il genere non sono fluidi e modificabili, e per questo potrebbe violare la nuova legge. Consentire un dibattito rispettoso significa evitare la censura e accettare che la società sia abitata da opinioni divergenti e da una moltitudine di ragioni”.

Come affermano i Vescovi, “nessuna parte della società ha il potere di dichiarare accettabili o inaccettabili le espressioni e le idee”. Per questo invitano i parlamentari a garantire che la legge sia equa e proporzionata, consentendo la tolleranza e un dibattito rispettoso.

Nel frattempo, anche a Londra suggeriscono il “modello scozzese”: si pensa ad abolire la clausola sui reati d’odio commessi nei luoghi privati. Una fusione tra due nemici esistenziali, dicono i conservatori. Tra il politically correct e l’intromissione dello stato nella vita privata dei cittadini.




Fine della libertà di espressione? Quando il motto “il personale è il politico” viene distorto

In un certo senso, la nuova legge sui reati d’odio in Scozia si serve del motto femminista ideato da Betty Friedan – autrice de La mistica della Femminilità (1963) – e Carol Hanisch (1970): “Il personale è il politico”. Ma lo estrapola dal suo contesto. Lo distorce, ne ribalta completamente il significato.

Lo scopo del motto femminista è quello di ricordare a tutt* noi di riportare il personale su un piano politico, e rendere il politico uno strumento per cambiare il personale. Si rivolgeva alle donne che si sentivano infelici nel loro ruolo di mogli e madri, e la cui insoddisfazione veniva trattata erroneamente come un problema personale. L’unico modo per risolvere quel “problema senza nome” invece era trovarne la giusta causa: la posizione che le donne occupavano nella società.

Dunque, “il personale è il politico” voleva dire superare l’idea patriarcale dell’esistenza di due sfere separate: quella pubblica, del lavoro e della politica, dominata dagli uomini; e quella privata, della famiglia, della quotidianità, dove le donne erano segregate e i loro problemi nascosti.

Se le norme e le pratiche sociali erano ciò che influenzava i problemi della sfera privata, allora affermare che il “personale è politico” voleva dire comprendere la necessità di un’azione sociale e politica per rimuovere questi problemi.

Di conseguenza, la politica poteva essere indirizzata dalle singole esperienze di oppressione di coloro che fino ad allora erano rimasti senza potere.

Fine della libertà di espressione? Cos’è cambiato rispetto agli anni 80…

Arrivando poi agli anni 80, in un femminismo che si faceva sempre più intersezionale, il concetto de “Il personale è politico” iniziava ad avere una grande importanza anche per la comunità LGBT+ e per ogni sorta di minoranza: diversi fattori, come la classe, il genere, l’orientamento sessuale e il colore della pelle si intrecciano tra loro e influenzano tanto la vita privata quanto quella pubblica.

Ma ciò che accade oggi, in Scozia, si discosta enormemente da questo movimento, da questi ideali. E rischia di metterli a dura prova: apparentemente, a nulla sono valse le lunghe battaglie. Oggi il politico mira ad intromettersi nel personale, fino ad annientarlo.

Questa nuova legge segnerà la fine della libertà di espressione. E saremo punto e capo.

Concludo con una frase di Milada Horáková, tratta dalla lettera di addio alla figlia Jana:

“Ho cambiato idea molte volte, riclassificato molti valori, ma, quel che resta come valore essenziale, senza il quale non potrei immaginare la mia vita, è la libertà di coscienza.”

Giulia Chiapperini

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