Finger painting: un portale per un’altra dimensione

Carnival 2018 - Chiara Magni
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Quella del finger painting, è una tecnica di pittura ancora poco diffusa e che si fonda su numerose caratteristiche singolari.

Dettaglio di Exqvisite 2018 – Chiara Magni

Si distingue dalle altre tecniche pittoriche principalmente perché non prevede l’uso né di pennelli né di spatole. Vanno assolutamente usati colori ad olio, poiché usare i colori acrilici significherebbe andare incontro ad un fallimento sicuro. Perché questo? Perché nel finger painting la pittura viene data pura sulla tela direttamente dal tubetto, non si usano solventi. In questo modo il colore rimane molto vivo e luminoso, con una texture in rilievo che permette di ottenere un profondo effetto 3D, mentre la pittura acrilica non ha abbastanza corposità per reggere una tecnica del genere, incrementando il rischio che si crepi con l’asciugatura se viene data in grande quantità con la speranza di creare uno spessore.

Al contrario invece la pittura ad olio è perfetta, i colori si possono accostare e mischiare tra di loro, si possono creare sfumature e striature con due o più colori dati sulla tela contemporaneamente, pur mantenendo le caratteristiche di ogni singolo colore; in aggiunta al fatto che, appunto, con l’olio si ottiene una texture in rilievo sul quadro.

La pittura ad olio è anche più “clemente” perché ha bisogno di molto tempo per asciugare e ci permette di correggere eventuali errori. Tuttavia non ci sono regole nell’arte e se qualcuno ha voglia di sperimentare il finger painting con acrilici lo dovrebbe fare e vedere da sé cosa succede.

In base alla mia esperienza questa tecnica ha qualcosa di speciale che le altre non danno, né al pittore né all’osservatore. Io ho provato praticamente tutte le tecniche prima di comprendere che questa era quella giusta per me. Personalmente con altre tecniche mi sentivo sempre sotto esame, anche se continuo a essere molto critica con me stessa, sentivo che avevo un approccio molto scolastico e non riuscivo mai a trasmettere quello che provavo tramite i miei quadri. Con il finger painting invece l’approccio è molto più “umano” e quasi primordiale. Ovviamente cerco di dare ad ogni mia opera un senso e una base tecnica cercando di rispettare le regole ortodosse del disegno, scala cromatica etc., ma la differenza è che il finger painting è una pittura “di pancia”, strettamente collegata a quella serie di emozioni che si provano mentre si dipinge, sento che posso esprimere molto meglio quello che provo e noto che ha un effetto terapeutico sia per me che per chi osserva.

Tanti dei miei collezionisti mi dicono che quando tornano a casa dopo una lunga giornata si sentono meglio ammirando il loro quadro. Molti mi hanno anche detto che quando sono giù di morale vanno sui miei social network e si sentono meglio osservando il mio lavoro e le mie opere, e questo è sicuramente una delle mie mete principali come artista.

Riallaccio questo fenomeno di forti emozioni evocate dalla mia arte, al fatto che con questa tecnica sono molto più libera ad agevolata nel seguire il istinto. Ecco perché credo che con i miei quadri posso in qualche modo portare le persone in un’altra dimensione.  Li vedo come un vortice, o un portale per un mondo parallelo, fatto di colori forti, di turbinii di emozione e sensazioni forti.

Forse posso sembrare un po’ arrogante dicendo questo della mia arte, ma in realtà sono solo una “sognatrice professionista” e cerco di portare con me nel mio mondo chi osserva la mia arte: li siete tutti i benvenuti!

Credo che il finger painting possa dare delle emozioni viscerali e forti, senza tralasciare le caratteristiche dei grandi maestri del passato; maestri geniali che guardo con enorme rispetto e riverenza quasi religiosa.

Noi artisti moderni dobbiamo a loro, alle loro sofferenze e sacrifici tutto quello che abbiamo ora, perciò ogni mio successo in questo campo sarà sempre dedicato a chi prima di me ha avuto il coraggio di farsi strada in questo mondo quasi impalpabile, ma allo stesso tempo, potenzialmente devastante che è l’arte.

 

Chiara Magni

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