Flavio Di Muro e il palinsesto del Parlamento italiano dal 1993

L'onorevole Flavio Di Muro interviene alla Camera per una proposta di matrimonio

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«Mi vuoi sposare?» è stato il contenuto dell’intervento dell’onorevole Flavio Di Muro ieri alla Camera, mentre si svolgeva la votazione sul terremoto.

Flavio Di Muro, deputato leghista, tutto sommato ci è andato leggero. Se si volesse stilare una lista degli episodi curiosi avvenuti nelle aule del Parlamento italiano, il gesto dell’onorevole risulterebbe probabilmente tra i meno arditi. Si potrebbe addirittura tornare indietro nei secoli per giungere fino al Senato romano e ricordare l’ormai mitologica investitura istituzionale del cavallo dell’Imperatore Caligola, ma si incorrerebbe in una distorsione retorica, una forzatura storica.

Restando ben saldi all’interno dei confini della seconda repubblica, proviamo quindi a offrire una sintetica esposizione dei fatti salienti in proposito di onorevoli esternazioni o arringhe cruciali:

  • 1993 – Il cappio. L’onorevole leghista Bosco decide di introdurre alla Camera dei deputati un conturbante nodo scorsoio. La scelta radicale è dovuta al periodo di più alta tensione che segnò la fine della prima repubblica. Col fatidico gesto l’allora onorevole intimava ai corrotti di lasciare i palazzi del potere. Era il 16 marzo, si commemorava il triste anniversario del rapimento di Aldo Moro. Lo si diceva prima, Flavio Di Muro ci è andato leggero, ma ha rispettato la tradizione leghista.




  • 1993 bis – Il megafono. Teodoro Buontempo alias “er Pecora” tenta di continuare la sua arringa con l’ausilio di un megafono dal momento che il tempo a sua disposizione è finito. Inseguito dai commessi fugge rocambolescamente sulle scale dell’aula.
  • 1994 – La rissa. In aula si discute il decreto “salva-Rai”. Il relatore Mauro Paissan rischia il linciaggio da parte di una banda d’assalto di provenienza An. Provvidenziale l’intervento dell’impavido Francesco Voccoli del Prc. Quest’ultimo si immola per salvaguardare l’incolumità di Paissan ottenendo in compenso un sonoro cazzotto sul volto in pieno stile Riccardo Pizzuti, lo storico antagonista di Bud Spencer e Terence Hill.
  • 1997 – I pappagalli. Si discute in Parlamento del decreto Iva. «Di chi sono quei volatili?» domanda incredulo l’allora vicepresidente Mastella. Non ci sono risposte, ma si sospetta ancora una volta dei leghisti. Del resto è Daniela Santandrea, Lega Nord, a richiedere che i volatili in questione vengano trattati con cura una volta recuperati. Si diceva appunto che Flavio Di Muro sia, in fondo, un tradizionalista.
  • 1998 Fischietto e foulard. Impossibilitata a esporre il suo dissenso in materia di commissione di Bilancio e rispettiva Fiananziaria, la deputata Mara Malavenda, Cobas e Rifondazione Comunista, si affida al suo fischietto interrompendo gli interventi degli altri parlamentari. Espulsa, si lega allo scranno con il foulard. Viene allora slegata e trasportata di peso all’esterno e poi in infermeria.
  • 2008 – La Mortadella nazionale. Grande salto temporale per quello che rimane ancora oggi un capolavoro indiscusso. Il senatore An  Nino Strano festeggia la caduta del governo Prodi trangugiando avidamente svariate fette di mortadella. Il collega Domenico Gramazio, impietosito per le difficoltà di deglutizione, offre il suo supporto stappando una bottiglia di spumante.
  •  2010 – La monnezza. Francesco Barbato dell’Idv introduce un sacchetto della spazzatura alla Camera. Sono 6 i giorni di sospensione dai lavori parlamentari per l’avanguardista estetico.
  • 2014 – Manette. Ancora Lega, ma questa volta si tratta dell’onorevole Gianluca Buonanno, che sbandiera fiero un paio di manette poco prima del voto di fiducia sul dl carceri.
  • 2019 – Art attack. Alla vigilia della fiducia al governo Conte II, la deputata di Forza Italia Lucia Ronzulli sente dentro sé l’impellente necessità di spiegarsi attraverso similitudini tangibili. Una scatoletta di tonno, un tubetto di colla e del nastro adesivo. Un’analisi cruda delle condizioni precarie della nuova maggioranza al governo resa in termini semplici e diretti, quasi crepuscolari.

Flavio Di Muro, insomma, ci è andato leggero, quasi non ci si diverte più come una volta.

Paolo Onnis

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