Focus Baudelaire

Giovedi 22 Marzo alle ore 21 e Domenica 25 alle 11 saranno gli ultimi appuntamenti della rassegna Focus Baudelaire, evento organizzato dall’Accademia Filarmonica Romana e interamente a Roma dal Teatro Argentina al sommo poeta francese.

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Ultima Voce

Di Adriano Ercolani


Chiariamo subito: Focus Baudelaire è un evento culturale strutturato come si deve.

Una lettura integrale, in quattro parti, de I Fiori del Male, alternata dalle esecuzioni dal vivo di Roberto Prosseda di brani filologicamente pertinenti, oltre che splendidi (Liszt, Chopin, Wagner, Beethoven).

Qualcosa di mai fatto prima, nemmeno in Francia.

Certo, la lettura di Nicola Muschitiello è molto sussurrata e restituisce forse un poeta troppo lamentoso e ipersensibile.

Pur nel grande rispetto e nella passione che l’interpretazione comunica, il tono monocorde appiatisce la grande gamma di emozioni meravigliosamente espresse da Baudelaire (dalla venerazione alla lussuria, dal sarcasmo all’implorazione, dall’esaltazione alla depressione) in un costante pianto poetico.

Le traduzioni, fedeli alla commistione tra l’algida eleganza dell’alessandrino e la crepitante vitalità del linguaggio popolare, concedono a volte troppo alla grossolanità del parlare quotidiano: La sfiga come traduzione di Le guignon è francamente troppo.

Credo vadano comunque apprezzate la dedizione e la cura filologica dell’operazione.

Come Muschitiello è non del tutto all’altezza (forse solo Carmelo Bene lo sarebbe stato) di una lettura integrale di un’opera così complessa, va riconosciuta la sua bravura nelle introduzioni: dal punto di vista della divulgazione culturale è stato davvero impeccabile, chiaro e documentatissimo.

Domenica scorsa Prosseda si è concesso un’improvvisazione al pianoforte davvero degna di nota, alcune interpretazioni, come quelle lisztiane di giovedì scorso (Vallée d’Obermann da Années de pèlegrinage su tutte), sono state davvero travolgenti.

Ricordiamo che proprio a Franz Liszt, Baudelaire dedicherà uno dei suoi poemetti più belli de Lo Spleen du Paris, accostando la figura del musicista al tirso, il sacro bastone di Dioniso e dei suoi devoti: “Il tirso è la rappresentazione della vostra sorprendente dualità, potente e venerato maestro, caro Baccante della Bellezza misteriosa e appassionata. Mai ninfa esasperata dall’invincibile Bacco agitò il tirso sulle teste delle sue compagne invasate con la capricciosa energia con la quale voi agitate il vostro genio sui cuori dei vostri fratelli”.

Insomma, al di là dei limiti della lettura (a tratti ipnotica, a tratti soporifera), lodiamo l’intento e ringraziamo comunque per aver messo concretamente in scena il grande amore per il poeta francese, la cui profondità e fedeltà ci accomuna al traduttore e interprete.

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