Fondi strutturali: smettete di chiedere cosa l’Europa può fare per voi, chiedete cosa voi potete fare per l’Europa

Marc Lemaître e la politica di coesione europea dopo il 2020: “Nuovi progetti ed ambizioni comuni”

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Marc Lemaître, Direttore generale della politica regionale ed urbana della Commissione Europea, è stato ospite negli studi ANSA ed ha rilasciato una breve intervista in tema di politica di coesione e fondi strutturali europei.

Fonte Immagine ilfattoquotidiano.it

La politica di coesione è la principale politica di investimento dell’Unione Europea e sostiene da anni la creazione di nuovi posti di lavoro, la competitività delle imprese, la crescita economica ed uno sviluppo sostenibile. Lo fa attraverso l’erogazione di fondi strutturali, che sono lo strumento principale di investimento per la politica di coesione dell’Ue. I fondi vengono impiegati per favorire la crescita economica nei paesi e nelle regioni in ritardo di sviluppo, affinché possano mettersi in pari e ridurre le disparità economiche sociali e territoriali tuttora esistenti nell’Unione europea. Ogni sette anni l’Ue predispone un programma di finanziamento per lo sviluppo in diversi settori e nella programmazione 2014-2020 l’Italia è seconda in Ue per fondi strutturali ricevuti da Bruxelles, ma anche sestultima su 28 per l’utilizzo degli stessi. I dati (aggiornati alla fine di ottobre 2016) sono emersi in occasione della pubblicazione della prima relazione della Commissione Ue sull’uso dei cinque fondi strutturali europei. L’Italia nel settennato 2014-2020 può contare su 73,67 miliardi (42,67 provenienti dal bilancio Ue) ed i fondi impiegati ammontano a 27,103 –il 3% del totale–.

 Tale spreco non dovrebbe essere ammissibile e la responsabilità va individuata sia nella cattiva informazione sulle possibilità che offre l’Ue, sia negli imprenditori italiani che non investono con lo stesso ritmo dei colleghi europei (anche a causa dei lunghi procedimenti burocratici, caratteristici del sistema italiano). Certo la colpa non è solo dello scarso spirito d’iniziativa degli italiani, infatti una volta che i fondi vengono assegnati a ciascuno stato, esso deve adoperarsi affinché vengano utilizzati per progetti specifici, che richiedono una corretta pianificazione. Se il progetto non è ideato nel modo giusto, i fondi non vengono erogati: è quindi lecito pensare che in Italia ci sia un deficit di competenze e professionalità, ed è ovvio che la politica di coesione, per essere veramente efficace, ha bisogno di un contesto sano.

L’Italia ha un problema di investimenti, sia nel settore privato che in quello pubblico. In Europa abbiamo un quadro esigente, perché bisogna investire ad un certo ritmo, ci sono delle regole. L’Italia è in ritardo e fatica molto per mandare a Bruxelles un volume di spesa sufficiente. Bisogna affrontare questa debolezza, ed è quello che cercheremo di fare. (..) Purtroppo i cittadini europei non si sentono ancora del tutto parte di questo grande progetto ed una parte della responsabilità è da cercare nelle classi politiche. C’è stato un periodo in cui l’Europa veniva accusata di tutti i mali, mentre le cose buone no, erano merito dei responsabili nazionali e regionali. C’è bisogno di onestà, perché è chiaro che le istituzioni europee non posso lavorare individualmente, abbiamo bisogno dei rappresentati nazionali per le comunicazioni.

Sono le parole di Marc Lemaître, che conosce bene i meccanismi dell’Ue ed i suoi progetti per il futuro, che spaziano dalla gestione dei rifiuti per la salvaguardia ambientale, alle nuove sfide mondiali nel campo delle tecnologie.

“Dobbiamo evitare la ciclicità degli investimenti e dunque abbiamo proposto di concentrarci su due elementi dopo il 2020: la competizione a livello mondiale tecnologico e l’intelligenza artificiale, infatti abbiamo proposto di aumentare le capacità di ricerca europea, sia attraverso la politica di coesione sia attraverso il programma Horizion sulla ricerca.”

L’Ue è lungimirante, guarda al futuro con occhi fiduciosi e noi italiani siamo rimasti indietro. Siamo parte di un progetto così vasto e innovativo (per quanto storico), che mira all’inclusione, alla sicurezza ed alla pace comune, alla crescita economica di un mondo sempre più interconnesso e all’avanguardia contro la discriminazione, ma non sappiamo esserne all’altezza. In Italia nel 2019 continuano a svilupparsi idee anti-europeiste e euro-scettiche, ma all’Ue non importa. Bruxelles infatti, continua a tenderci la mano e nella programmazione 2021-2027 l’Italia è ancora tra i maggiori beneficiari dei fondi strutturali – lo ha annunciato la Commissaria europea per le politiche regionali, Cortina Cretu. La commissione infatti propone per l’Italia un aumento di circa 8 miliardi in fondi strutturali.Il rallentamento dell’economia italiana deve quindi far riflettere, allertare e far agire: smettiamo di chiederci cosa l’Europa fa o non fa per noi, iniziamo a pensare a cosa l’Italia può fare per l’Europa.

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