Lo strano giro dei fondi UE per l’agricoltura nell’Est Europa

Un'inchiesta del New York Times svela come i fondi finiscano sempre nelle mani degli alleati politici dei governi

fondi ue per l'agricoltura
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Un’inchiesta pubblicata qualche giorno fa sul New York Times riporta come i fondi comunitari che l’Unione Europea destina ai paesi orientali per l’agricoltura in realtà vengano utilizzati per foraggiare un sistema clientelare di politici e imprenditori vicini ai governi. Tra questi, spiccano l’Ungheria con il ministro Viktor Orban e la Repubblica Ceca, con il primo ministro Andrej Babis, dell’ala liberale.

I paesi oggetti dell’indagine sono nove e si trovano tutti nell’Est Europa. In questi territori l’agricoltura è ancora un settore trainante dell’economia e la corruzione è la cornice di sistemi governativi molto vulnerabili. Qui, il New York Times, ha svelato come il terreno sia fertile non solo per le coltivazioni, ma anche per coprire strani giri di soldi che, grazie ai fondi Ue per l’agricoltura, alimentano un sistema politico clientelare. In Ungheria, ad esempio, sarebbe in vigore una sorta di sistema feudale a chi garantisce la fedeltà lavorativa a oligarchi in trattativa con il governo.

Come funziona la distribuzione dei fondi in Ue





I sussidi erogati dall’Unione Europea a sostegno dell’agricoltura sono i più risalenti nel tempo. L’obiettivo iniziale era quello di permettere alle economie di affrancarsi dalle importazioni, ponendosi come traguardo l’autosufficienza alimentare. Rispetto agli anni Ottanta, i fondi UE per l’agricoltura stanno diminuendo, ma con i sussidi diretti che l’Unione Europea versa direttamente agli agricoltori ci sarebbero alcune questioni da risolvere. Il requisito per riceverli è l’adeguamento della propria società ad alcune norme di sostenibilità ambientale. Per ogni agricoltore, secondo i dati riporati anche da Il Post, l’Unione Europea versa 260 euro all’ettaro, con un premio di 115 euro all’ettaro se vengono impiegate tecniche particolarmente efficaci dal punto di vista ambientale. A questi si aggiungono poi 50 euro per i proprietari che non hanno ancora raggiunto i 41 anni.  I fondi sembrano però alimentare un sistema che non punta a realizzare la cosiddetta “agricoltura del futuro”, ma più che altro a ricompensare amicizie politiche.

Il caso emblematico dell’Ungheria di Orban




Il problema è che l’Europa non prosegue la sua attività di indagine sull’utilizzo dei fondi. Vengono avvantaggiati chiaramente i grandi proprietari terrieri, aumentando il divario con i piccoli agricoltori. Basti pensare che nel 2017, quasi l’85% dei fondi era nelle mani del 20% degli agricoltori, che potevano contare su campi dai 10 ettari in su.

Un’altra questione spinosa è il titolo d’acquisto degli ettari di terreno, di cui l’Unione Europea non vuole sapere nulla.  In Ungheria, ad esempio, dove Orban debuttò come primo ministro 21 anni fa, lui stesso architettò un sistema clientelare tanto semplice quanto elusivo dei principi economici comunitari. Svendette infatti una dozzina di aziende agricole statali a un gruppo di alleati politici, omaggiandoli anche di una garanzia di 50 anni e facilitando l’acquisizione dei sussidi europei che sarebbero arrivati dopo due anni, nel 2004, quando l’Ungheria entrò nell’UE. Orban ha proseguito la sua opera di privatizzazione mirata durante tutti i suoi governi, in aste pubbliche considerate “già vinte”. L’effetto domino creato da Orban sta ancora raccogliendo i suoi frutti. Oggi i proprietari che si sono accaparrati i terreni a poco prezzo li affittano a grandi aziende agricole che beneficiano dei sussidi europei, a loro volta.

Il caso della Repubblica Ceca




Situazione non molto diversa in Repubblica Ceca. Qui il primo ministro Babis è riuscito a far arrivare alle aziende agricole che possedeva prima di assumere l’incarico istituzionale decine di milioni di euro dai fondi UE. Le aziende risultavano effettivamente intestate a fondi fiduciari, ma Reuters riuscì a scoprire che il primo ministro continuava a godere degli introiti di questi sussidi.

E poi ancora: Bulgaria e Slovacchia

Anche altri paesi dell’est Europa sembrano essere coinvolti. In Bulgaria, i tre quarti dei fondi UE per l’agricoltura tra 2007 e 2013 sono arrivati nelle mani di solo 100 società. E’ in attesa di processo in merito a una truffa sui fondi europei uno dei principali produttori bulgari di farina. In Slovacchia, per ammissione dello stesso procuratore generale, esiste una sorta di “mafia dell’agricoltura” che consentirebbe a politici e uomini d’affari locali di appropriarsi della terra dei piccoli agricoltori, per accedere con più facilità ai sussidi diretti. Nel 2018 è stato ucciso anche un giovane giornalista slovacco, Jan Kuciak, che si stava occupando delle infiltrazioni anche della mafia italiana nel settore dell’agricoltura.

No comment da parte dell’UE

L’Unione Europea non ha ancora commentato la corposa inchiesta del New York Times. I giornalisti che se ne sono occupati hanno invece lamentato l’ostruzionismo portato avanti dalle istituzioni comunitarie relativamente all’inchiesta. L’UE si è infatti rifiutata di fornire i dati relativi infatti alle società che hanno ricevuto i fondi UE per l’agricoltura. Molto dura invece la risposta del governo ungherese. Alcuni membri del governo hanno cercato infatti di screditare personalmente i giornalisti che hanno portato avanti l’inchiesta, coinvolgendo addirittura i familiari.

Elisa Ghidini

 

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