Fondo Ambiente Italiano (FAI) – storia di un’utopia diventata realtà per amore della natura

Era il 28 aprile 1975 quando Giulia Maria Crespi fondò il Fondo Ambiente Italiano (FAI), con il desiderio di valorizzare e tutelare il meraviglioso patrimonio artistico e naturale del nostro paese.

Nato senza scopo di lucro sul modello del National Trust inglese, il Fondo Ambiente Italiano (FAI) lavora ogni giorno per tutelare e promuovere il patrimonio storico, artistico e paesaggistico dell’Italia. Da sempre molto attivo su tutto il territorio, il FAI cerca di sensibilizzare la popolazione informando correttamente la collettività, affinché tutti contribuiscano attivamente al trasformare le idee in azioni concrete ed efficaci per l’ambiente.




Fin dalla nascita il FAI non ha mai mostrato alcun orientamento politico o religioso, dimostrando invece un forte interesse a cooperare per la tutela dell’ambiente.

Giulia Maria Crespi

Fondatrice e Presidente onoraria, Giulia Maria Crespi nacque a Merate (Lecco) nel 1923 da una famiglia di cotonieri lombardi. Studiò da privatista, manifestando subito un carattere molto forte e intraprendente, che l’ha poi contraddistinta per tutta la vita.

Negli anni Sessanta prese il posto del padre come accomandataria delle proprietà del Corriere della Sera, contribuendo alla realizzazione di diversi cambiamenti. Nel 1974, dopo una serie di eventi, lasciò le sue quote all’editore Andrea Rizzoli, per mettersi alla guida dell’azienda agricola Cascine Orsine con l’aiuto del figlio. L’anno successivo fondò il FAI insieme con Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, firmatari anche loro dell’atto costitutivo e dello statuto della fondazione.

Chi ha avuto molto, deve dare molto.

Giulia amava ripetere questa frase che considerava quasi un mantra, uno stimolo per promuovere l’importanza del volontariato nella società civile. Infatti, nonostante fosse una donna molto indipendente, sostenne per tutta la vita il valore del lavoro di squadra, quale unica possibilità per lavorare efficacemente. Creativa, eclettica e instancabile, la Crespi ha sempre dimostrato un amore unico per la Terra e le sue ricchezze. Non curante delle difficoltà, in un’epoca ancora poco sensibile verso la natura, non mancò mai ai suoi ideali e obiettivi, rifiutando i compromessi e raggiungendo successi mai visti prima a favore dell’ambiente.

Scomparsa il 19 luglio 2020, Giulia ha lasciato un segno indelebile nella storia del FAI e non solo per esserne stata la fondatrice. Infatti, il suo contributo è andato ben oltre una firma, basti pensare al valore dei suoi insegnamenti e all’entusiasmo di una vita dedicata unicamente all’ambiente.

Insomma, una donna difficile, sicuramente, ma anche un esempio per tutta la comunità, grazie alla sua “politica del fare, investire, restituire, anziché chiacchierare, per migliorare di un millimetro la vita di tutti noi”.




28 aprile 1975

Sebbene la fondazione del FAI sia legata alla figura di Giulia Crespi, l’idea è frutto di Elena Croce, figlia del celebre filosofo Benedetto. Spinti dal desiderio di fare qualcosa di concreto per l’Italia, i firmatari iniziarono le attività, dopo aver ricevuto da Pietro Blasi la caletta di Cala Junco (Eolie). Si trattava di circa 1000 m² di terreno, di cui il Fondo Ambiente Italiano si prese cura ottenendo un grande successo: la mancata lottizzazione del territorio.

Da quel giorno, il FAI andò incontro a una crescita continua, ricevendo in donazione tantissime altre ricchezze della penisola con l’obiettivo di tutelarle nel tempo. In soli due anni di vita, l’associazione ottenne anche il Castello di Avio (Trentino), dal nipote di Arturo Toscanini, e il Monastero di Torba (Varese), acquistato dalla stessa Maria Crespi. Nel tempo le donazioni si sono poi moltiplicate, sicché oggi il Fondo conta 68 beni di proprietà, di cui 52 aperti al pubblico.

Le attività del FAI

Fin dalla nascita il Fondo Ambiente Italiano concentra le sue attività su tre aspetti:

  1. la protezione di beni artistici e naturalistici;
  2. la sensibilizzazione delle persone al valore del patrimonio paesaggistico e monumentale;
  3. la mobilitazione attiva per proteggere il paesaggio a rischio.

Inoltre, il FAI promuove campagne di interesse nazionale per tutelare le ricchezze dell’Italia, grazie al contributo dei volontari.

“I luoghi del cuore”

Ogni due anni il FAI realizza un censimento dal nome “I luoghi del cuore” il quale, promosso anche da Intesa San Paolo, cerca di coinvolgere tutta la popolazione. Infatti, l’organizzazione invita i cittadini a segnalare luoghi italiani che si vorrebbe conservare intatti nel tempo. Nato nel 2003, il progetto prevede due fasi: la prima, di Censimento, e la seconda, di pubblicazione di un bando. Dopo un periodo di votazioni, i primi tre luoghi in classifica ricevono dal FAI un contributo per realizzare un programma di valorizzazione. Successivamente, viene aperto un bando al quale partecipano le località con più di 2.000 voti. Tutti possono presentare un progetto che, se scelto, otterrà un aiuto economico e/o tecnico per la realizzazione.

Recentemente, il 31 marzo, è stato indetto il nuovo bando per promuovere i luoghi che più sono stati votati nell’anno 2020. Anche questa volta l’iniziativa ha avuto un grande seguito, perché, come diceva Giulia,

I luoghi del Cuore sono infinite piccole fiammelle accese nelle città, nei paesi aggrappati alle colline, lungo le frastagliate coste e attraverso le pianure. Sono quei luoghi che gli uomini hanno amato, vissuto, intravisto, sognato, con nostalgia ricordato.

“Ricordati di salvare l’Italia”

Ogni anno, nel mese di ottobre, è organizzata la maratona Faimarathon mirata alla raccolta di fondi, per salvaguardare il patrimonio artistico e naturalistico del nostro paese. Nel 2021, questo progetto acquista un valore aggiunto dettato dalla pandemia di Covid-19, che ha interrotto bruscamente le tante attività precedentemente avviate. Per questo motivo, il ricavato andrà devoluto alla ripresa dei progetti, affinché presto tanti edifici storici possano tornare fruibili al turismo.

I numeri del Fondo Ambiente Italiano

Dal 1975, il FAI ha salvato 66 beni per un totale di 71.000 m² di edifici storici tutelati, di cui 16.000 m² recuperati grazie alle opere di restauro.

Inoltre, tra terreni agricoli, boschi, giardini e parchi, il Fondo ha protetto circa 6.746.000 m² di paesaggio, contribuendo anche alla salvaguardia di 2.500 alberi di pregio, tra i quali più di 4.000 sono ulivi.

In ultimo, ha permesso la conservazione di 39.500 libri antichi e di circa 24.000 oggetti d’arte, che, altrimenti, sarebbero andati perduti e/o mai esposti al pubblico.




Si difende ciò che si ama e si ama ciò che si conosce

Per Giulia Crespi coinvolgere le scuole non era un’attività marginale, ma assolutamente complementare per educare un paese ad avere cura delle proprie ricchezze. Infatti, da anni ormai il FAI propone diverse collaborazioni alle scuole di ogni ordine e grado, seguendo le linee guida offerte dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. A tal proposito, l’obiettivo primario è stimolare un interesse verso l’ambiente e, soprattutto, far maturare una piena consapevolezza di quanto esso sia un patrimonio culturale, economico e sociale inestimabile.

“Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali, potranno arrivare alla conclusione che questi ‘non sapevano’: accertiamoci di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata.”

Prendersi cura dell’ambiente e delle sue ricchezze è forse tra le responsabilità più grandi che abbiamo nei confronti delle generazioni future. Da un lato, per lasciare loro un mondo più sostenibile nel quale vivere con gli stessi nostri diritti e privilegi, dall’altro, in rispetto di un passato che non può essere trascurato.

Forse, viviamo troppo spesso il presente proiettati solo sul costruire qualcosa di nuovo per un futuro migliore, dimenticandoci la bellezza di quello che già abbiamo. Una ricchezza rara su cui si fonda l’eredità della nostra evoluzione culturale e sociale.

Carolina Salomoni

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