Padova, azienda stanzia un fondo di maternità per le dipendenti che fanno figli

Luigi Sposato, presidente della Eurointerim Spa, ha deciso di stanziare 50 mila euro per incentivare le famiglie che lavorano per la sua azienda.

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La Eurointerim Spa è un’agenzia per il lavoro, la sua sede principale è a Padova, ma ha filiali sparse su tutto il territorio italiano. A capo di quest’azienda vi è Luigi Sposato che ha dato vita ad un fondo di maternità di 50 mila euro per l’anno 2018. Intervistato da La Stampa, l’imprenditore ha dichiarato:

«I cinquantamila euro stanziati servono a favorire le famiglie dei dipendenti della nostra struttura, di cui 8 su 10 sono donne, sarà data in media più di una mensilità di stipendio a chi avrà tra quest’anno e il prossimo, un figlio».




La creazione di questo fondo di maternità è stata annunciata nel corso dell’iniziativa «Bimbi in ufficio Eurointerim», ideata

«per favorire la conciliazione dei tempi di vita familiare e lavorativa: per un giorno i figli dei dipendenti possono conoscere i colleghi ed il posto di lavoro di mamma e papà. Si tratta di una giornata di lavoro senza scuola, baby-sitter e nonni.

Questo evento festoso consente ai bambini di partecipare alla quotidianità lavorativa dei genitori, senza associare il lavoro ad un senso di assenza, ma a una situazione serena insieme ad altri bambini, per farli sentire parte di una grande famiglia. La giornata trascorrerà grazie alla presenza di animatori, intrattenimenti e gonfiabili. Tutti i dipendenti e i bimbi pranzeranno insieme negli spazi aziendali. Per Eurointerim è fondamentale l’attenzione verso le Risorse Umane e la conciliazione dei tempi casa-lavoro, ai fini del miglioramento del clima aziendale e familiare. Quest’anno nel mese di maggio i dipendenti hanno ricevuto un premio aggiuntivo pari al doppio della normale mensilità ed è stato inoltre istituito un fondo per incentivare la maternità in azienda».

Sia il fondo di maternità che la giornata a lavoro con mamma e papà sono iniziative di cui non si sente spesso parlare in Italia. Anzi, nel nostro Paese, se sei donna devi stare attenta ad eventuali domande su famiglia e progetti di vita, durante i colloqui di lavoro. C’è chi addirittura consiglia di eliminare anelli di fidanzamento e fedi nuziali, in quanto potrebbero pregiudicare l’esito di uno di questi colloqui. Anche a causa di queste discriminazioni sul lavoro in Italia si registra di anno in anno un calo delle nascite. Stando ai dati dell’ultima indagine demografica stilata dall’Istat, nel 2017 ci sono state 464 mila nascite, il 2% in meno rispetto alle nascite avvenute nel 2016. Si tratta di un record negativo, mai prima d’ora era nati così pochi bimbi in Italia nel corso di un anno.

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Non solo, un’indagine dell’Ispettorato del lavoro ha fatto emergere dati ancora più sconfortanti. Nel 2016 sono stati 37.738 i genitori con figli fino a 3 anni d’età che si sono dimessi, perché non riuscivano a conciliare lavoro e famiglia. Ma di questi circa 38.000 lavoratori ben 29.879 sono donne: di cui 5.261 lo hanno fatto per passaggio ad aziende diverse; mentre le altre 24.618 sono state costrette a scegliere la famiglia, piuttosto che la carriera. Essere donne, mamme e lavoratrici sembra davvero un miraggio. E, una volta superati i primi tre anni di vita, se una donna vuole rimettersi in gioco e tornare a lavorare, la situazione è ancora più critica. Molto spesso le donne con figli vengono ‘scartate’ perché ritenute poco produttive, poco efficienti e non in grado di dedicarsi al 100% al lavoro. Ma Luigi Sposato di Eurointerim sostiene invece il contrario, in quanto le dipendenti con figli tornano a lavoro felici e producono meglio e di più. Se il fondo di maternità da lui stanziato dovesse risultare funzionante, sta già pensando di aumentare le risorse messe a disposizione.

«Lo so cosa pensano i maligni. Ma io non credo che sia il tipo di contratto a favorire la ripresa dell’occupazione e neppure il precariato. È il contrario: qui l’economia è ripartita. È innegabile».

Colpisce e stupisce che un imprenditore abbia ideato un fondo di maternità per incentivare i propri dipendenti, in gran parte donne, ad avere più figli. Ma, per quanto la sua idea sia ottima e da lodare, è e rimane un caso isolato se non addirittura unico. Dov’è lo Stato in tutto ciò? Perché il ministro della Famiglia, il ministro del Lavoro e il ministro dell’Economia non uniscono le loro forze per aiutare le giovani coppie ad avere figli e a non perdere il proprio posto di lavoro?

Carmen Morello

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