Foodora – ai riders cure mediche, ferie e tredicesima

Foodora – Per i fattorini della multinazionale tedesca vale il contratto collettivo logistica-trasporto merci.

Tutelati come fossero lavoratori sotto contratto. Sentenza destinata a fare giurisprudenza. La Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto ai cinque rider dell’azienda tedesca Foodora, licenziati nel 2017 dopo la richiesta ed il conseguente licenziamento di altri colleghi, il rapporto di lavoro subordinato.

Sancito dai giudici il diritto dei ricorrenti ad avere una somma calcolata sulla retribuzione stabilita per dipendenti del contratto collettivo logistica-trasporto merci. Quindi con tredicesima, ferie e malattie pagate. Respinta invece la richiesta di riconoscere la sussistenza del licenziamento discriminatorio. Molto più di una mezza vittoria, destinata a fare giurisprudenza.

“I diritti esistono” ha esultato il legale di uno dei riders Giulia Druetta, che ha sottolineato come all’inizio non si fosse dei pazzi nell’intraprendere una tale azione legale e di come anche i ‘fattorini’ abbiano dei diritti.

Ma da dove nasce la protesta e la denuncia da parte dei riders? Dalle condizioni in cui sono costretti a lavorare. Dal fatto che sono pagati circa 2,50 euro a consegna, che le malattie non sono tutelate e tantomeno gli incidenti a cui si potrebbe andare incontro. E’ vero che potrebbe essere classificata come rischio del mestiere, ma è altresì vero che non è sempre loro responsabilità.

Si era partiti da questa situazione. Poi il cambio del sistema salariale, che da compenso orario era passato a cottimo. Poi il mezzo proprio, ed una cauzione per il casco, il box portacibo e la divisa, ovviamente brandizzate. Tutto a loro spese, eventuali cure mediche incluse.

Dopo una prima agitazione, che aveva portato al licenziamento di otto persone in totale (due di loro all’inizio dell’agitazione, le altre sei successivamente e dopo la solidarietà dimostrata ai loro colleghi), la decisione di ricorrere agli avvocati.

Ad ottobre, in primo grado, tutte le richieste erano state respinte. I ragazzi ed i loro avvocati non si sono dati per vinti, hanno continuato a dare battaglia fino alla sentenza di inizio anno. Con buona pace di Foodora, visto che è stata condannata anche a pagare parte delle spese dei processi.

 

SIMONE PARISI

 

 

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