Foresta amazzonica: il Polmone Verde della Terra da Preservare, anche per proteggerci da virus futuri

Alcuni studi dimostrano che il disboscamento della foresta amazzonica potrebbe agevolare il diffondersi di virus nel futuro, a causa di un fenomeno chiamato “zoonosi”.

La foresta amazzonica è la giungla pluviale tropicale più importante del mondo. Viene considerata il polmone verde del mondo e si estende per una superficie di più di 7 milioni di chilometri quadrati. Una superficie vastissima, minacciata da incendi e disboscamenti per fare posto a coltivazioni, allevamenti e a estrazioni minerarie per favorire l’economia dei Paesi che ospitano questo gioiello naturale.

È fondamentale preservare la foresta amazzonica per tenere sotto controllo i livelli di anidride carbonica che causano il surriscaldamento globale. Al suo interno, inoltre, ospita la più grande varietà di biodiversità mondiale, con un milione di specie ancora non scoperte.

Dissacrata da incendi e dalla deforestazione selvaggia, l’opera indiscriminata dell’uomo sta portando ad uno squilibrio ecologico di enorme portata. Le sue inevitabili conseguenze riguarderebbero sia il clima che il possibile sviluppo di pandemie.

La foresta amazzonica: possibile culla di pandemie

Secondo alcuni studiosi, l’enorme biodiversità che ospita rende la foresta amazzonica culla di altri virus che potrebbero passare dagli animali all’uomo e sviluppare una pandemia. Questo fenomeno è detto spillover, ovvero salto di specie, ed è tipico delle zoonosi, come la Covid-19. Non è un fenomeno nuovo, ci accompagna da sempre, sopratutto nei momenti di squilibrio ecologico. Ebola, influenza spagnola, HIV, MERS, influenza aviaria e dengue: sono tutti esempi di zoonosi che hanno provocato epidemie e pandemie negli ultimi secoli. In un’intervista, l’ecologo David Lapola, ricercatore presso l’Università di Campinas, spiega come nella storia del Novecento le pandemie seguano sempre gli squilibri ecologici.

Erodere sempre di più il territorio dell’Amazzonia con attività antropiche aggressive porterà gli animali, anche quelli che ancora non conosciamo, ad avvicinarsi ai centri urbani. Le aree rurali antropizzate offrono ambienti favorevoli alla trasmissione dei virus, sopratutto i coronavirus. Questo accade perché l’uomo e gli animali, vivendo a stretto contatto, condividono una grande parte degli ambienti e diventa cosi più facile lo spillover.

Il primo fattore di rischio: l’uomo

Quello che succede in Amazzonia è tutto l’opposto rispetto alla difesa del territorio forestale. Nei primi 4 mesi del 2020 sono già stati eliminati complessivamente 1200 chilometri quadrati di giungla, dati che ci giungono dall’Istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile. Rispetto al 2019, c’è stato un aumento del 55% nella deforestazione. Una tendenza peculiare visto che in inverno, a causa delle frequenti piogge, solitamente il disboscamento rallenta notevolmente. Dobbiamo aspettarci, quindi, che questo possa essere un anno veramente difficile per l’ecosistema dell’Amazzonia e, di riflesso, anche per tutti gli altri biomi della Terra.

La diffusione di nuovi virus e pandemie, conclude David Lapola, è un processo troppo complicato per fare delle previsioni. Giocare d’anticipo e non creare squilibri nella biosfera potrebbe essere il nostro “protocollo di prevenzione” futuro.

Giulia Fasano

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