La fotografia per Dariusz Klimczak

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Il neo-surrealismo rivive negli scatti dell’artista contemporaneo Dariusz Klimczak. Polacco d’origine, dapprima dedito alla pittura, ha in seguito intrapreso la carriera giornalistica, specializzandosi in fotomontaggi, coltivando il suo estro anche in campo musicale come batterista in un gruppo rock.

La sua tensione verso il confine tra reale e irreale lo porta ad esplorare e a varcare la soglia dell’indefinito. L’obiettivo fotografico diventa per lui una sorta di placenta entro cui generare un nuovo universo, la lente assurge a uno strumento del pensiero che fa da filtro, trascendendo il dato oggettivo e trasformandolo in un “altro da sé”.

La commistione creativa è alla base dei suoi lavori. Dariusz Klimczak opera una ricerca indefessa versus l’originale, nel senso etimologico del termine. La sua fonte di ispirazione è la matrice della sua terra. Egli dimora vicino al Mar Baltico, circondato dalle dune di sabbia. Questi luoghi connaturati con la sua essenza sprigionano il suo io. Scatti in bianco e nero di paesaggi desolati, ove i tracciati del suolo creano delle linee prospettiche che alla lontana riecheggiano il costruttivismo russo.

La staticità e la fissità di elementi singoli che sezionano la scena e inquietano l’atmosfera, come delle erme silenti poste a custodire il paesaggio circostante. Solchi sinuosi, dialoghi tra cielo e terra, rami che svettano disordinatamente, conditi con oggetti estranei che confondono l’occhio dello spettatore, conscio di essere parte di un gioco ironico. Il fotografo, dapprima scettico nei confronti del tecnologico, si accosta a tale mezzo giudicandolo importante ai fini del risultato desiderato. L’utilizzo che ne fa risulta subordinato alla mistura che caratterizza le sue immagini.

L’elemento accidentale e il caso agiscono nella poetica di Dariusz Klimczak urtando contro la solitudine di spazi senza tempo. L’attesa e, allo stesso tempo, la rassegnazione a un nulla che fagocita e ingloba tutto, ossessionano l’artista che, attraverso l’escamotage di elementi estranei, tenta di sublimare l’ineluttabile.

Costanza Marana

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