Fra un uomo e una donna: Il divorzio

la legge talebana in Italia sul diritto di famiglia
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“Vi dichiaro divorziati”, la fine di un matrimonio in un libro sul divorzio

divorzio
la legge talebana in Italia sul diritto di famiglia

A Paola, a Paola. Prendo il treno per Paola dove, invitata da Ada Cassano, potrò conoscere Nicola Vacca e l’avvocato Gian Ettore Gassani. Relatore ed autore del libro Vi Dichiaro Divorziati.
Sono felice. Nel treno alcune ragazze suonano. Il viaggio dura un attimo e Nicola, in arancio e limone vitaminico, mi aspetta in stazione.
Da Ada, che mi sembra di conoscere da sempre, c’è il soffio degli ultimi preparativi, l’attenzione che tutto sia fatto per bene. Nicola è ora  in abito blu e cravatta, io gli aggiusto il colletto della giacca, stringo la fibbia alle scarpe di Ada. Mi rendo utile, insomma.
Partiamo.
Siamo nel complesso monumentale di  Sant’Agostino a Paola, in Calabria. Di origine medievale, dopo aver ospitato il convento agostiniano, è la sede del Comune di Paola, in attesa che si compia la ristrutturazione del Palazzo di Città. Arrivano in tanti. Tutti i posti sono occupati da persone di età diversa, pubblico transgenerazionale.
Arriva anche Martino Ciano e, impegnato in riprese televisive, non posso salutarlo. Lo fotografo.
Seduta accanto a Lella, amica di Ada dall’infanzia, io prendo appunti. E a lei chiedo informazioni su quel ragazzo, appena andato via dopo aver salutato con un In bocca al lupo i relatori al tavolo.
Il sindaco, lei mi dice. Io da subito adoro quest’uomo, che non si perde in mille cincischierie.
E tutti gli interventi seguono la mia impressione. Interventi mirati con relatori competenti, dalla moderatrice Marianna Famà
a Margherita Corriere e Teodora Tiziana Rizzo.

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Nicola Vacca, critico letterario,  presenta il libro di Gassani, parlando di lui come un artigiano. Fondatore dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, Gassani crede ad un diritto di famiglia come casa etica. Ciò che siamo e ciò che vogliamo è il diritto di famiglia. Un diritto di famiglia ancora da fare, in cui l’autore del libro rappresenta il suo dialogo interiore, il dubbio e la perplessità dell’uomo, nel dover usare un mezzo antiquato, le leggi, per una miriade di casi umani disparati. Si ferma, Nicola, sul termine sacro, un libro sacro, nel senso di libro vero, che si interroga sul dramma di situazioni difficili e sulla impossibile soluzione, molto spesso.
La solitudine dell’avvocato: queste le parole  con cui inizia Gassani, riprendendo le parole di Nicola, su quella funzione sacra dello scrittore, dell’uomo avvocato, del rispetto dell’uomo.
Libro scritto per bloccare l’amarezza, per aiutare chiunque lo legga, siano semplici lettori che legislatori, a interpretare una società fluida, un cambiamento rapido di costumi, di usi, di opportunità, con l’unico punto fermo che ci rimanga: L’umanità.
Un diritto di famiglia antiquato, fermo a società immutabili, che sembra peggio di quello talebano, con un delitto d’onore assolto fino a pochi anni fa, con figli fuori dal matrimonio che non potevano avere il cognome del padre, con il rapimento della donna sanato col matrimonio, con le donne massacrate e uccise, dopo aver sporto una inutile denuncia di violenza.
Un luogo pericolosissimo la famiglia! La relazione Uomo donna.  Le sue parole, alla luce di sempre nuovi casi di violenza compiuti in questi giorni, La ragazza uccisa, arsa con la benzina dal fidanzato, che lei aveva lasciato, l’altra donna, incinta di sette mesi, avvelenata dal suo convivente con acido muriatico, affinché abortisse, Le sue parole sono sempre terribilmente inverati dai fatti.
Nella raccolta delle varie storie c’è seduto accanto a lui il testimone di una storia di inganni e mistificazione, di tribunali, Giorgio Ceccarelli.
Lo ascoltiamo stupefatti di quanto possa essere distruttiva la sete di vendetta.
Devo andare via, purtroppo ho il treno di ritorno, e il marito di Ada mi ricorda l’orario, non prima di aver appuntato l’ultima storia.
Gassani sta raccontando di un ragazzo, 19 anni, adottato ed ora in cerca della sua mamma. Per conoscerne il viso.  Il regolamento per cui una donna lascia un bambino in adozione ad un ospedale contempla l’anonimato ed il ragazzo non potrà mai vedere il volto di chi lo ha generato. La legge protegge il riserbo della donna, eppure lascia nel vuoto quella domanda su “Chi siamo, da dove veniamo”, ineludibile per ogni essere umano.
Nella strettoia fra legge e casi umani il varco della scrittura, la testimonianza che si fa grido, imperio, che chiede il rispetto per ognuno dei protagonisti di una storia chiamata Vita.

 

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