In Francia dal prossimo anno scolastico vietati i cellulari alle medie

Un provvedimento storico, che può essere utile per evitare che i giovani si distraggano durante le lezioni

In Francia fanno sul serio. Il ministro dell’Educazione francese, Jean-Michel Blanquer, ai microfoni di  LCI-RTL-Le Figaro ha annunciato che, dal prossimo anno scolastico, i cellulari saranno vietati alle scuole elementari e medie: “Fra nove mesi i telefoni dovranno essere spenti appena superato il portone di scuola e non più soltanto durante le lezioni”.

Inizialmente si vociferava alla possibilità di mettere i dispositivi in armadietti con serratura, ma il ministro ha chiuso a questa soluzione drastica: “A volte si può avere bisogno del telefono cellulare per usi pedagogici, per situazioni di urgenza, dunque bisogna che restino in qualche modo confinati. Ci sono delle scuole medie che sono già riuscite a farlo”.

Dunque il presidente della Repubblica transalpina Emmanuel Macron,ha mantenuto una delle promesse che aveva fatto in campagna elettorale.

Una disposizione che di primo impatto può sembrare quasi dittatoriale, ma che nella società attuale ci può stare assolutamente. I ragazzi oggi hanno costantemente il cellulare tra le mani, per scambiarsi i messaggi, per navigare, scaricare file e per fare tante altre cose e dunque è bene mettere dei “paletti” in tal senso.

Capita spesso di vedere in giro i giovanissimi, che anziché parlare tra di loro, si fanno ipnotizzare dai propri dispositivi senza pensare a ciò che gli accade intorno e ciò è senza dubbio molto triste.

In Italia però, per “tagliare la testa al toro” si sta ponderando circa l’idea di introdurre i cellulari nelle attività didattiche, ma solo nel 2018 arriveranno delle risposte concrete. Nel frattempo il ministro dell’Istruzione ha detto la sua su questa bizzarra  e curiosa ipotesi: “Quando si usano a scuola gli strumenti del digitale non bisogna pensare che ci sia un uso libero e personale: è esattamente il contrario, è un uso collettivo e consapevole, sotto la guida dei docenti”.

Non rimane che aspettare il 2018, per vedere come si evolveranno le situazioni sopracitate in Francia e nel Bel Paese.

Antonio Pilato

 




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