Frank Horvat, la fotografia è l’arte di non premere il pulsante

Storia di un fotografo ai Musei Reali di Torino

Frank Hovat. Givenchy hat c, 1958
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Frank Horvat. Storia di un fotografo, ospitata nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino visitabile fino al 20 maggio 2018.

Horvat che festeggia quest’anno il suo 90 ° compleanno, può vantare una carriera diversificata come fotografo, eccellendo in campi che spaziano dalla moda alla pubblicità, al fotogiornalismo, alla fotografia naturalistica e alla ritrattistica intima. Un vero globetrotter divenuto famoso per le sue fotografie di moda, pubblicate negli anni ’50 su note riviste come Vogue e Harper’s Bazaar. Ha portato una rivoluzione nella fotografia di moda che sarebbe stata influente per tutto il XX secolo, fino ad oggi.

Nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Trino è allestita la mostra antologica che ripercorre oltre settant’anni di produzione in una vasta narrazione che include 210 immagini. Oltre ad una trentina di altre immagini tratte dalla sua collezione privata che raccoglie i lavori di autori come Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau.

L’esposizione, da lui stesso curata, rintraccia una chiave interpretativa del suo lavoro, risultato di una carriera lunga settant’anni. Al di là del lungo percorso di fotografo l’esposizione traccia un cammino che ha segnato la storia della fotografia e dell’arte europea. Declinata attraverso la ricchezza e la varietà delle sue produzioni.

Una rara retrospettiva di un fotografo che non ha una sola chiave ma ne ha tante. Le sue fotografie sono incluse in collezioni importanti come il Centre Pompidou e la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, l’Eastman House a Rochester, New York, il Ludwig Museum di Colonia e il Victoria and Albert Museum di Londra.

Frank Horvat

Ispirato al fotogiornalismo, Horvat divenne attivo come fotografo negli anni ’40, con un approccio che esprimeva una prospettiva umanista. Ha viaggiato per il mondo realizzando saggi fotografici ad importanti riviste come Life, Picture Post, Revue e Paris Match. Inoltre, le sue fotografie sono state selezionate anche per la leggendaria mostra: «The Family of Man» al Museum of Modern Art di New York, nel 1955.

Tornato a Parigi nel 1954, Horvat fu affascinato dalla città della moda e dalle donne che la indossavano, vi si stabilì nel 1955. A Parigi documentò ampiamente la vita di strada e la vita notturna e mosse i suoi primi passi come fotografo di moda. Dirigendo i suoi modelli fuori dallo studio e nelle strade, fotografandoli in situazioni di vita reale.

Concentrandosi sul lavoro legato alla moda, introdusse un tocco di reportage sul campo, catturando le inaspettate o strane giustapposizioni dei modelli o dei partecipanti non intenzionali che erano li per puro caso. Catturare le dona a porte chiuse lo affascinava. Non era più la storia delle foto solo degli abiti, ma sulle donne, non custodite e sottilmente seducenti. Ciò portò Horvat a diventare uno dei più grandi fotografi di moda più influenti al mondo e i suoi risultati possono essere visti nel suo libro fotografico, Frank Horvat: Please do not smile (Hatje Cantz 2015).

Frank-Horvat-1958-Paris-tourists-in-a-night-club
Frank Horvat 1958, Paris, tourists in a night club

Oltre che per la moda, Horvat ha lavorato anche a progetti fotografici personali, pubblicando libri su ritratti, fotografie di strada, paesaggi e sculture. I suoi grandi successi sono racchiusi nel libro fotografico retrospettivo: «House with Fifteen Keys» (Terrebleue). Pubblicato nel 2013 per accompagnare le mostre, dallo stesso titolo, a Seravezza (Italia, 2014), Nizza (Francia, 2014) e Berlino (Germania, 2015).

FRANK HORVAT. HOUSE WITH FIFTEEN KEYS





Questo libro (in inglese) rappresenta la più importante retrospettiva di 68 anni di fotografia di Frank Horvat. Quindici capitoli, quindici chiavi per entrare nelle stanze di una casa immaginaria, utili a comprendere l’intero lavoro di Frank Horvat.

Una retrospettiva di quasi 70 anni della sua opera, che l’artista spezza e ricompone, proprio come in un caleidoscopio, secondo le sue chiavi. Perché le chiavi? Perché è nell’età in cui si guarda indietro e si cerca di dare un senso a tutto questo.

«La fotografia non è tanto una cugina della pittura, ma una figlia a volte schizofrenica che si divide tra la testimonianza e la mistificazione», Frank Horvat.

 

Felicia Bruscino

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