Fratelli d’Italia, dov’è la vittoria?

Fonte Immagine: ilpost.it
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Di Carlo Nesti


Nel nostro inno di Mameli, dopo “Fratelli d’Italia”, trova spazio “dov’è la vittoria”. E questa frase, tramutata in domanda, è rimasta sullo stomaco di milioni di italiani, a causa del duplice successo mancato contro la Svezia.

Indipendentemente dalle farse “politiche”, che hanno accompagnato la prima estromissione della Nazionale azzurra di calcio dai Mondiali, dopo il 1958, ci sono cambiamenti, che chiunque dovrà affrontare, se vorremo rilanciarci in campo internazionale.




E’ sotto gli occhi di tutti una presenza di stranieri, il 56% in Serie A, che riduce gli spazi di crescita dei nostri giocatori, ma su quel piano è difficile agire, per non andare contro la libera circolazione dei lavoratori europei.

E allora, dobbiamo provvedere a ridimensionare il campionato da 20 a 18 squadre, per restituire ossigeno alle Nazionali.

Dobbiamo destinare ai vivai lo stesso 10% delle entrate, che assicurano i principali club esteri.

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Dobbiamo lavorare sia sul fronte difensivista, riprendendo ad insegnare la marcatura a uomo dei Cannavaro, Materazzi e Nesta, sia sul fronte offensivista, riproponendo i concetti collettivi di Sacchi.

Dobbiamo agevolare la costruzione degli stadi di proprietà, riportando le famiglie negli impianti, con guadagni diversificati, rispetto ai soliti diritti televisivi.

Dobbiamo inserire le squadre B, e cioè le seconde squadre di chi non gioca abitualmente titolare, nel campionato di Serie C, in modo da non arrestare i progressi dei talenti dopo l’Under 21.

Ma dobbiamo anche favorire la crescita, umana e cristiana, di ragazzi simili a Darmian, prodotto degli oratori, il migliore nella partita disputata in terra svedese, che sappiano gestire la quantità di denaro, destinata oggi a chi è ancora troppo immaturo, per non perdere subito il senso della misura.

La Nazionale, da quando il calcio è diventato business, si è tramutata in un “fastidio”: una inopportuna interruzione, fra una giornata e l’altra della Serie A. Valori, tipo l’attaccamento ad una maglia, se ne portano appresso tanti altri, che l’”etica fai da te” ha accantonato, come già pretende di fare con la Fede.

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