Fridays for future chiede all’Europa una nuova PAC

L'emergenza climatica si risolve partendo dall'agricoltura

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La PAC (Politica Agricola Comune) è stata oggetto di svariate riflessioni da parte dell’Unione Europea nel 2019. E tante sono anche state le proposte, ribadite pressoché identiche in questo periodo di emergenza Covid 19.
Ma, nel loro complesso, non sono sufficienti a costituire una vera e propria svolta.

Cosa non funziona?

Tutti i provvedimenti a favore dell’agricoltura previsti dalla PAC tendono, per così dire, a far coesistere la botte piena e la moglie ubriaca. Ossia a perpetrare un sistema economico che – ricordiamolo – non è più strutturato equilibratamente in tre settori: primario (agricoltura), secondario (industria) e terziario (servizi). Da tempo si è aggiunto un quarto settore, che sta remando contro la soluzione dell’emergenza climatica: quello delle holding bancarie.
Pertanto, tutte le proposte dell’UE in tema “agricoltura” costituiscono un contentino che lascia l’amaro in bocca. E, per inciso, servono solo a perpetrare l’illusione di essere entrati nell’era della “green economy”.

È il sistema che deve essere rivoluzionato

Come recentemente espresso dal Movimento per la Decrescita Felice è il nostro sistema la nota dolente. Perché continua a puntare sulla produzione di combustibili fossili, anziché sulle energie rinnovabili e l’agricoltura biologica. Perché antepone interessi puramente economici al bene dei cittadini; alla loro istruzione, al loro diritto all’assistenza sanitaria e alla garanzia di un reddito base di sussistenza. Perché il perseguire una continua e inarrestabile crescita della produzione sta devastando il pianeta.

PAC




Fridays for future lancia un appello

Con una lettera aperta, che verrà inviata nei prossimi giorni, tutti i gruppi europei di Fridays for future chiedono all’UE un decisivo cambiamento di rotta, e insistono per una nuova PAC.
Nel testo vengono sottolineate le debolezze del nostro sistema, emerse con maggior forza in questi mesi di emergenza Covid 19. Vediamone alcune.

Non riusciamo a sfamare tutti

Le risorse del nostro pianeta riescono a stento a sostenere 3 miliardi di persone, e siamo quasi il triplo. Il 14 maggio, peraltro, l’Italia ha varcato la soglia dell’overshoot day, giorno dal quale abbiamo esaurito le risorse disponibili nel nostro Paese per tutto il 2020.

Il danno climatico

Il settore agricolo, nel suo legame con gli allevamenti intensivi e la deforestazione, è responsabile: del 54% delle emissioni di metano; approssimativamente dell’80% delle emissioni di protossido di azoto, e praticamente tutte le emissioni di anidride carbonica legate all’uso del terreno.
Va da sé che basterebbe dimezzare la produzione e il consumo di prodotti animali per ridurre le emissioni fino al 40%. Ma ancora sarebbe, per quanto auspicabile, una soluzione che “resta nel sistema”.

La perdita di biodiversità

Le culture intensive, o addirittura monoculture, hanno un impatto devastante sull’ambiente. E l’uso dei pesticidi, comunemente usati in agricoltura, non fa che peggiorare la situazione. Distruggere parassiti potrà forse far esibire pomodori e peperoni lustri sui banconi dei supermercati, ma nel contempo altera un equilibrio naturale.
Un equilibrio che va urgentemente ripristinato. Anche perché l’effetto a catena dei nostri comportamenti pochissimo riguardosi dell’ambiente ci sta chiedendo il conto. E il Covid 19 potrebbe essere solo l’anticipo di ben più gravi e drammatiche prove.

Oltre 3600 scienziati sollecitano un intervento sulla PAC

Il mondo della scienza ha lanciato un appello all’Unione Europea,  chiedendo un’inversione di rotta: se l’agricoltura è responsabile di gravi danni ambientali, ci sono anche tutti i mezzi e le risorse economiche per uscire da questa grave impasse. E propone di aumentare in modo significativo il sostegno alla transizione degli agricoltori verso un’agricoltura più sostenibile e rispettosa del clima e della natura.

La richiesta di Fridays For Future: abbiamo bisogno di una nuova PAC, equa e basata sull’evidenza

Noi sosteniamo gli agricoltori e i lavoratori agricoli, indipendentemente dal fatto che coltivino in modo biologico o meno, non c’è transizione senza di loro. Solo insieme possiamo creare il cambiamento.
I politici dell’UE devono realizzare la transizione ora e aiutare i nostri agricoltori e la natura.
Non è troppo tardi, è l’ora di agire!
I politici dell’UE devono riconoscere che una grande speranza di rispondere alla crisi climatica e al collasso della biodiversità risiede nell’agricoltura, e che la PAC è sul punto di distruggerla.
Dobbiamo sostenere i nostri agricoltori, sono una delle più grandi speranze che abbiamo.

Claudia Maschio

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