Funghi allucinogeni contro la depressione: positivi i primi risultati

I funghi allucinogeni potrebbero essere un valido aiuto contro la depressione.

I ricercatori del Center for Psychedelic and Consciousness Research (CPCR) della Johns Hopkins School of Medicine hanno analizzato 24 pazienti adulti.  Lo studio  si compone di due sessioni di terapia con psilocibina  (principio attivo dei funghi allucinogeni) di cinque ore e a 24 settimane di follow-up per ogni paziente. La patologia sulla quale si è concentrato è il disturbo depressivo maggiore. Quest’ultimo è proprio quel disturbo che causa una sensazione costante di tristezza profonda.




Già in passato un’altra ricerca, realizzata dall’Imperial College di Londra e pubblicata sulla rivista Cell, ha analizzato l’effetto sui pazienti affetti da depressione della psilocibina.

Lo studio della Johns Hopkins parte dalla necessità di individuare risposte atte a contrastare un male molto diffuso.

Pare infatti che decine di milioni di adulti si siano trovati ad affrontare un disturbo d’ansia, e che, di questi, uno su sei sia destinato ad essere affetto da un disturbo depressivo. Le terapie attualmente riconosciute, però, paiono non essere del tutto risolutive.

Poiché la maggior parte degli altri trattamenti per la depressione maggiore richiedono settimane o mesi per funzionare, e possono avere effetti indesiderati, questo potrebbe costituire un punto di svolta, a patto che  questi risultati reggano in futuri studi clinici controllati con placebo.

È questo il parere di Alan Davis, PhD di psichiatria e scienze comportamentali.

Davis si riferisce, naturalmente, ai risultati della sperimentazione. Su un gruppo di 24 partecipanti il 67% ha mostrato una riduzione di oltre il 50% dei sintomi della depressione al follow-up di una settimana. Lo stesso è accaduto per il 71% al follow-up di quattro settimane. Complessivamente, quattro settimane dopo il trattamento, il 54% dei partecipanti è stato considerato in remissione. Questo significa che il paziente non si qualificava più come depresso.

Non resta che attendere i prossimi risultati della sperimentazione.

Mariarosaria Clemente

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