Nuove scoperte sul funzionamento della vista

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La vista, cioè quel processo per cui i fotoni che colpiscono la retina vengono trasformati in impulsi elettrici e processati nel cervello per ricostruire ed interpretare le informazioni è un processo molto complesso che ancora non comprendiamo appieno in tutti i suoi passaggi. Comprendere appieno il funzionamento della vista è essenziale anche per la realizzazione di sistemi visivi artificiali, ora una ricerca proveniente dall’Università Ludwig Maximilian di Monaco prende posizione su un dibattito di lunga data, se il talamo visivo, cioè quella parte del talamo che fa da ponte nel viaggio degli stimoli dalla retina alla corteccia visiva del cervello dove avviene l’elaborazione sia solo una stazione di passaggio o vi avvenga una qualche forma di elaborazione.



La ricerca pubblicata su Neuron risponde che in effetti il corpo genicolato laterale del talamo non è solo una stazione di passaggio e che quindi in quella che è la prima tappa del viaggio verso la corteccia le informazioni sugli stimoli visivi subiscono una prima elaborazione.  Si sapeva già che le cellule gangliari del sistema visivo sono divise in sottotipi (nei topi più di 30) che sono specializzati nel rispondere a diversi stimoli visivi (più o meno luce, etc.) quindi i diversi stimoli visivi prendono delle strade parallele e vengono convogliati nel talamo, numerosi studi funzionali sembravano indicare che qui non avvenisse nessun tipo di elaborazione ma recenti studi avevano mostrato che ogni singola cellula del talamo può ricevere impulsi da 90 cellule gangliari il che suggerisce la possibilità di una funzione di selezione e/o di supporto nell’elaborazione. I team delle università di Monaco e Tubinga hanno provocato degli stimoli visivi su delle cavie (topi) e hanno analizzato l’attività sia delle cellule gangliari che di quelle del talamo, hanno potuto così constatare che ogni cellula del talamo riceve informazioni da non più di cinque tipi di cellule gangliari e che non trattano tutti gli stimoli allo stesso modo, in pratica analizzando l’output del talamo hanno visto che gli input provenienti da due tipi di cellule gangliari dominavano l’output prodotto dalle cellule del talamo e che il segnale proveniente da quelle degli altri tre tipi era essenzialmente identico a quello partito dalle cellule gangliari. Per capire la funzione, per esempio, degli stimoli che sembrano non essere processati dal talamo ci vorranno altri studi, sicuramente non tutto è stato compreso, ma il punto della ricerca è appunto che il talamo non è solo una stazione di passaggio ma rientra nella parte di elaborazione del processo visivo.

Roberto Todini

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