Le galassie medusa nutrono i buchi neri supermassivi

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Lo ammetto lo studio pubblicato su Nature a proposito della scoperta di un nuovo meccanismo di accrescimento dei buchi neri supermassivi ad opera dei flussi di gas provenienti dai “tentacoli” di galassie medusa, a prescindere dall’importanza della scoperta lo posto anche un po’ per orgoglio nazionalistico, infatti lo studio è europeo e tra i firmatari ci sono diversi nomi italiani, in particolare l’autrice principale dello studio è Bianca Poggianti dell’istituto nazionale di astrofisica di Padova.
Le jellyfish galaxies (galassie medusa)
Ma cos’è una galassia medusa? Si tratta di una galassia che si trova a passare in un ammasso di galassie, per un fenomeno chiamato ram pressure stripping il gas degli amassi galattici strappa giovani stelle dalla galassia e gas creando delle scie dal colore azzurrino che danno alla galassia a spirale l’aspetto di una medusa.



La scoperta
Lo studio fa parte di una vasta ricerca dell’ESO (European Organisation for Astronomical Research in the Southern Hemisphere) ed è stato effettuato con lo strumento MUSE del VLT (very large telescope) lo scopo dello studio è capire meglio l’evoluzione galattica. In particolare la scoperta che questi flussi di gas dalle galassie a medusa non vengono tutti strappati dalla galassia stessa ma in parte vadano a “nutrire” i buchi neri supermassivi al centro della galassia stessa va a rispondere a un piccolo mistero astronomico.
Sappiamo da tempo che tutte o quasi tutte le galassie hanno un buco nero al centro, ma solo una frazione di queste galassie (circa 1 su 10) mostrano una parte centrale molto attiva e luminosa. Il meccanismo scoperto può rispondere per almeno una parte di questi nuclei galattici molto attivi, ovviamente tutto questo flusso di gas che viene risucchiato nel buco nero va a formare un disco di accrescimento molto luminoso.
Non credo ci sia bisogno di ricordare che se è vero che un buco nero non è direttamente osservabile, la materia che vi cade dentro vista l’estrema accelerazione emette luce e quindi in caso di dischi di accrescimento molto importanti il fenomeno può diventare estremamente “vistoso”.

Roberto Todini

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