Uruguay: è morto José Nino Gavazzo, proteste dal mondo del calcio

E’ morto nell’ospedale di Montevideo, in Uruguay, José Nino Gavazzo, uno dei repressori che durante gli anni ’70 del secolo scorso si è macchiato di orrendi crimini in Uruguay.

Diverse corti avevano condannato il militare per crimini contro l’umanità nel contesto della Repubblica Orientale dell’Uruguay.  Gavazzo era agli arresti domiciliari. Al momento del decesso erano ancora intatti i suoi oneri militari, pur essendo riconosciuto come una delle figure peggiori che l’Uruguay abbia mai conosciuto.

Un criminale prestato all’esercito

Gavazzo nasce il 2 ottobre 1939, a Montevideo, in Uruguay. Nel 1956 si arruola nell’esercito, in artiglieria. Anche membro del servizio di informazione e difesa (SIS) José svolgerà un ruolo primario nel corso della dittatura militare che ha preso il comando del paese il 27 giugno 1973. La dittatura resterà al potere fino al 1985, e nel corso di questi anni Gavazzo si macchierà di crimini gravissimi contro l’umanità.

Nel contesto della dittatura militare il criminale da poco scomparso ha sempre lavorato nell’ambito della repressione degli oppositori. Se infatti inizialmente entrò a far parte dell’ Organismo di coordinamento per le operazioni antisovversive successivamente fu nominato presidente del suo SIS, che nell’arco  della dittatura si occupò soprattutto della repressioni dei ribelli.

Non è quindi un caso se Gavazzo, nel corso degli anni, si è macchiato di diversi reati nei confronti dell’umanità, per i quali, pur risultando condannato, non pagherà mai abbastanza. L’azione più eclatante e crudele è quella che lo vede coinvolto nel celeberrimo Piano Condor. Tale piano fu attuato dalle dittature sudamericane dello scorso secolo per far sparire soggetti considerati pericolosi. Tale avvenimento diede vita poi ai numerosi desaparecidos.

José Nino Gavazzo è stato inoltre condannato per più di 30 omicidi, anche se probabilmente ne ha commessi molti di più. Al portfoglio criminale del militare si aggiunga una condanna per estorsione legata a falsificazione di denaro. Gavazzo ha comunque sempre scontato la sua condanna potendo usufruire dei privilegi militari, e ottenendo nel 2015 gli arresti domiciliari.



Gavazzo il codardo

Naturalmente una notizia tanto importante non è passata inosservata nel paese sudamericano. Pochi minuti dopo la diffusione della notizia della morte di Gavazzo infatti si è giocata la partita, valida per l’ottava gionata di Primiera Division uruguayana, tra Penarol e Villa Española. I calciatori della squadra ospite, al momento ultima in campionato, hanno deciso di non stare in silenzio davanti alla scomparsa di un tale mostro.

La squadra ha deciso di presentarsi all’inizio del match esponendo uno striscione, che recitava:

Non dimenticare, non perdonare.

Inoltre, il centrocampista Santiago Lopez, nonché capitano della squadra, ha indossato una maglia sotto la sua divisa da gioco, che ha esposto una volta segnato il gol dell’1 a 1. La maglia recitava la seguente frase:

Te ne sei andato senza parlare, codardo!

Il riferimento di tale frase è naturalmente ai centinaia di desaparecidos ancora dispersi chissà dove. Sebbene infatti negli anni le ricerche hanno portato al ritrovamento di morti sovversivi morti la maggior parte è ancora nell’eterno limbo dell’etichetta “scomparso”.

La società ha avvallato il gesto del proprio capitano pubblicando sui social un’importante presa di posizione. Nel post si legge di “odio organizzato” nei confronti del popolo uruguayano, e si rivolge un pensiero a tutte le vittime, dirette e indirette.



Presa di posizione

Questo è quindi l’ennesimo gesto di una società sportiva che si fa promotrice di valori e battaglie sociali. Dopo il gesto di Colin Kaepernick infatti sono stati diversi gli sport colpiti dall’ondata delle proteste sociali. Dalla Formula 1 all’NBA, fino alle Olimpiadi e agli europei di calcio.

Lo sport non è più soltanto divertimento, e forse non lo è mai stato. la dimensione sociale delle competizioni sportive è sempre stata taciuta ma presente, come dimostrano, ad esempio, i tanti ragazzi sfuggiti alla strada grazie alla boxe o al basket. Ora lo sport ha preso coscienza di se stesso, e sempre più frequentemente rivendica la propria posizione, in un gesto sicuramente difficile ma necessario.

Marzioni Thomas

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