Gay Pride, è in programma una preghiera di riparazione per il Varese Pride

L'evento avrà luogo il 16 giugno 2018 presso il Sacro Monte di Varese

Per caso, ci siamo trovati faccia a faccia con uno dei promotori dell’iniziativa omofoba. Ecco le sue dichiarazioni a riguardo.

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3 giugno 2018, una domenica come tante in una tranquilla cittadina di provincia della Lombardia. Sei nel centro di Legnano (provincia di Milano), davanti ad una chiesa, è appena terminata la messa pomeridiana, quando un signore sulla sessantina si avvicina ai fedeli distribuendo volantini. Ha il sorriso stampato in faccia e, come se stesse promuovendo la cosa più bella del mondo, ti porge un foglietto, dicendo: “Prego, è un invito per una preghiera in riparazione al Gay Pride di Varese”. In un primo momento rispondi: “No, grazie”; ma poi ci rifletti su e prendi l’invito che ha dato alla persona accanto a te. Lo guardi e rimani senza parole.

Il volantino recita:

Invito

Preghiera di riparazione per intercessione della Beata Vergine Maria al Sacro Cuore di Gesù per l’oltraggioso corteo “Varese Pride“.

La suddetta funzione ‘riparatoria’ si svolgerà il 16 giugno 2018 presso il Sacro Monte di Varese, in concomitanza con il Varese Pride, organizzato dall’Arci Varese e patrocinato dal Comune della città, si terrà in quella stessa data, a conclusione della Pride Week prevista dal 9 al 15 maggio. Mentre ad organizzare la preghiera di riparazione è il Comitato Beato Miguel Agustin Pro, Sacerdote e Martire.




Quando il ‘gioviale’ promotore si riavvicina, dopo aver consegnato questi inviti alle altre persone, vedendoti con il volantino in mano inizia ad attaccar bottone, credendoti interessata.

Da parte tua però arriva una risposta che lo lascia interdetto: “Ma guardi che io sono a favore dei diritti gay e non ho nulla contro il Gay Pride”.

E all’attivista ultracattolico per poco non viene un colpo. Ripresosi dallo shock, se ne esce con: “Ma come? Ma non è possibile!”

Tu replichi dicendo: “Ma certo, perché dovrei avere qualcosa contro i gay? Sono persone come noi, non hanno nulla di meno e niente di più”.

E lui: “No, assolutamente… però visto che sono persone come noi che bisogno c’è di organizzare quelle pagliacciate dei Gay Pride?”

Tu: “Ma se lo fanno è perché vogliono attirare l’attenzione, è una cosa voluta. Vogliono provocare proprio per dire che anche loro ci sono e che anche loro hanno gli stessi diritti degli etero”.

Da qui la situazione degenera, difatti il signore risponde: “Ma come possiamo accettare una cosa del genere? Come possiamo accettare quello che fanno dei sodomiti?”

Sodomiti. Era da un pezzo che non sentivi questa parola. Più o meno dai tempi in cui all’università studiavi Letteratura italiana medievale. Peccato che la Divina Commedia sia stata scritta agli inizi del 1300 e che da allora siano passati più di mille anni. Ma visti gli ultimi avvicendamenti politici non c’è da stupirsi di simili frasi retrograde.

Difatti, il fervente cattolico non ha esitato a precisare: “Persino il ministro Fontana dice che le famiglie arcobaleno non esistono!”

E prontamente ribatti: “Ma guardi che esistono eccome! Da quando è entrata in vigore la legge Cirinnà, sono più di 6.000 le coppie omosessuali che hanno detto sì. Anzi, persino Salvini l’ha richiamato su questo punto”.

E lui: “Sì, purtroppo!”

Ma come purtroppo?

Però, c’era da aspettarselo, dopo la nomina a ministro di un ultracattolico, xenofobo, omofobo e maschilista che rilascia dichiarazioni oltremodo fuori luogo, quanti prima non avevano nessun politico in cui identificarsi, ora hanno addirittura qualcuno che giustifica e legittima le loro posizioni. Vedendo che un dialogo civile era impossibile, tu decidi di lasciar correre e congedi il signore con: “Va bene, abbiamo opinioni differenti, è meglio finirla qui”. Nel frattempo, notando i toni alquanto accesi della discussione tra te e il cattolico d’azione, una delle persone presenti si avvicina e consiglia al signore di andar via, dicendo: “Senta, noi qui siamo ospiti. Se il parroco viene a sapere che qualcuno fa circolare simili volantini, qui abbiamo chiuso e non ci daranno più la possibilità di celebrare la messa in questa chiesa”. E così il signore ha riposto i volantini nella sua borsa a tracolla e se n’è andato, completamente ignaro del fatto che la sua interlocutrice avrebbe riportato quanto da lui detto in un articolo.




La preghiera in riparazione al Varese Pride non è la prima iniziativa organizzata da comitati cattolici in Lombardia. Il mese scorso aveva creato molto scalpore l’adorazione eucaristica anti Gay Pride organizzata a Bergamo. Le posizioni della Chiesa sugli omosessuali sono ben note, i gay sono esseri ‘contro natura’. Guai ad affermare il contrario in presenza di un membro del clero o di un ultra(s)cattolico, finireste in un vicolo cieco.

Insomma, morale della favola? Se per caso vi trovaste a tu per tu con un cattolico omofobo, scappate via a gambe levate. Non provate neanche ad intavolare con lui (o lei) una conversazione. Qualsiasi cosa voi possiate dire, egli (o ella) troverà sempre un motivo per disprezzare i gay. E dire che se proprio volessero recitare preghiere di riparazione potrebbero scegliere tematiche più adatte, quali (per dirne una a caso) la piaga della pedofilia nella Chiesa. Ma no, perché andare a rovistare tra i propri scheletri nell’armadio? È meglio prendersela con gli omosessuali, ‘colpevoli’ solo di amare qualcuno con il proprio stesso sesso.

Ah, e per quanto riguarda il ‘simpatico’ promotore anti Varese Pride: “È stato davvero un piacere parlare con lei! Alla prossima (preghiera di riparazione)!”

Carmen Morello

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